La Festa dell’Epifania.
Tutti i valori umani sono assunti dal Cristianesimo.
Don Divo Barsotti

Israele e la sua storia

Quello che in questo anno mi ha soprattutto colpito, nell’ascoltare la parola di Dio, è uno dei temi più consueti della meditazione patristica. I Padri, da Origene in poi, si soffermarono su questo argomento trattando del comando dato da Dio a Israele quando, doveva fuggire dall’Egitto. Israele doveva portare con sé tutto quello che poteva portare e i Padri dicevano: tutto appartiene a Dio e tutto a Dio viene ricondotto attraverso il ministero del popolo eletto.

Quanto più questo è vero a proposito di Cristo Signore! È vero che quando io andavo a scuola di teologia, mi si raccontava che il popolo d’Israele era il popolo che più si manteneva immune da ogni influenza dei popoli stranieri. Ma quando poi ho studiato, da sacerdote, mi è apparsa totalmente capovolta la posizione che mi era stata presentata nella mia scuola di teologia. Cioè, veramente il miracolo d’Israele è che Dio, che vive in mezzo a questo popolo, gli dona la capacità di assumere tutti i valori delle culture dei popoli vicini, senza per questo contaminarsi, senza per questo perdere la propria individualità. Confluisce nel popolo di Israele la sapienza dell’Egitto e la sapienza di Babilonia; esso assimila la religione di Canaan senza tuttavia cadere nel politeismo. Assume tutti i valori religiosi, culturali, linguistici e rimane l’unico, fintanto che non assume anche i valori culturali della Grecia: lo stoicismo, il platonismo, il modo di sentire, lo stesso modo religioso di vivere in rapporto alla creazione, tutto questo Israele assumerà.

Il Cristianesimo e la sua storia

E quello che fa Israele, tanto più si realizza in seno alla Chiesa. È questo che dimostra che il Cristianesimo è l’unico, cioè che non è una setta: il fatto che ha la forza di assumere tutto rimanendo quello che è. Infatti la grandezza di un essere si manifesta nella capacità che esso ha di trarre a sé tutto il resto e di trasformarlo in sé medesimo. Se invece io sono debole nei confronti di un altro, io stesso vengo assimilato, io stesso vengo distrutto nella mia individualità e divengo l’alimento dell’altro. La capacità del tutto divina del Cristianesimo si esprime precisamente in questo: che il Cristianesimo solo è cattolico, cioè ha la forza di trarre tutto a sé, di assumere tutto e di tutto trasformare nel suo sangue, di tutto trasformare in sé. (…)

Il Cristianesimo per dimostrarsi divino, deve avere questa capacità, di assumere e trascendere ogni epoca, ogni cultura, ma anche di assimilarla a sé, anche di farla sua. Dio solo può assumerci salvandoci in Sé. Questo deve fare il Cristianesimo.

La festa dell’Epifania

Ora è questo uno degli insegnamenti che ci dà la festa di oggi. (…) Che cosa dice infatti il profeta Isaia? «Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i re dei popoli, uno stuolo di cammelli t’invaderanno, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba portando oro ed incenso e proclamando le glorie di Dio» [Is 60, 5-6]. E poi si è letto il Salmo. 71 che ripete lo stesso insegnamento: «I re di Tarsis e delle isole offriranno doni, i re degli Arabi e di Saba porteranno tributi, a Lui si prostreranno tutti i re, lo serviranno tutte le nazioni» [Sal71, 10-11].

Ecco che cos’è il Cristianesimo: è l’Oceano in cui si versano tutte le acque; e il Cristianesimo tutte le aduna, tutte le unisce in un solo inno di lode, in un solo atto di adorazione all’Unico, a Dio!

Ora tutto questo noi dobbiamo viverlo, non si devono dire soltanto delle grandi parole. Che cosa siamo chiamati a compiere vivendo la festa dell’Epifania? Miei cari fratelli, siamo chiamati a vedere un rapporto continuo fra tutti i valori terrestri, fra tutti i valori culturali e il Cristianesimo stesso. Ma come farlo? In che modo io cristiano potrò volgere tutta la bellezza umana, tutta la grandezza del pensiero umano, tutto lo splendore anche della storia umana, la grandezza degli eroismi, come potrò farli convergere a Cristo? Se io leggo i poeti come puro divertimento, come puro modo per me di arricchire la mia cultura, io non sono più cristiano: il mio impegno, una volta che io entro in rapporto con questa bellezza, è di trarre questa bellezza a Dio. (…)

Cristo assume tutto in sé…

Ma allora, lungo la tradizione cristiana, posso io vedere veramente questo Cristianesimo che assume tutti valori della bellezza classica? Posso io ritrovare questo? Perché se non trovo questo, il classicismo diviene per me una tentazione non superata; infatti io non debbo rifiutare nulla di tutto quello che Dio ha creato, io non debbo eliminare qualche cosa della realtà che tutta deve convergere a Dio. Si tratta per me di vedere il modo con cui questa bellezza può essere riportata, assunta, tratta a Lui. Posso io vedere attraverso la tradizione cristiana questa lenta ma irresistibile assunzione di tutti valori creati in seno alla Chiesa, in seno al Cristianesimo stesso? Non si opponga mai il Cristianesimo, perché il Cristianesimo non si oppone a nulla. Tutti potranno opporsi al Cristianesimo, ma il Cristianesimo non può mai opporsi a nessuna cosa. L’unica opposizione è col male, ma il male non è un valore assoluto. Pertanto tutto quello che è, nella misura che è, tutto trova la sua realtà ultima, la sua verità ultima, la sua vita ultima in Cristo Signore. (…)

attraverso i suoi discepoli…

Comunque, ecco quello che noi dobbiamo vivere a proposito del testo che abbiamo letto: dobbiamo renderci conto che il Cristo è Colui che tutto assume, è Colui che tutto deve assumere: non soltanto tutto assume in forza della sua divinità perché Egli solo deve tutto salvare, ma Egli deve assumere, cioè Egli deve assumere attraverso di noi la bellezza, la cultura, il pensiero umano, l’eroismo, la bellezza dei corpi. Tutto deve assumere il Cristianesimo e trasfigurare nel Cristo, perché indubbiamente tutti i valori, nella misura che divengono termine ultimo, sono idolatria: sia la cultura, sia la bellezza, sia il lavoro, tutto è idolatria. Ma tutti i valori possono essere salvati in quanto Egli li assume e in Lui sono trascesi. Guai se ti fermi a un valore: la bellezza è idolatria, la cultura è idolatria, la morale, anche la legge, diviene idolatria. Ma tutti i valori assunti dal Cristo sono in Cristo trascesi. Però, perché siano trascesi, debbono essere assunti. Oh, l’importanza per noi di vivere, di riprendere tutti questi valori e di trasformarli, trasfigurarli nel Cristo! Che cosa? Certo la poesia, certo la bellezza, certo la vita, certo l’erotismo, certa la grandezza della cultura, certo tutta la cultura. Perché tutti i popoli porteranno a Lui tutto quello che hanno. Tutto quello che hanno deve essere l’offerta che tutti i popoli fanno al Re, tutto quello che la creazione possiede, che l’umanità possiede, non ha altro senso, non ha altro valore che quello di essere offerto, e non può essere offerto che in Lui a Dio che lo riceve nell’umanità di suo Figlio.

Cioè, Dio accoglie tutti questi valori attraverso l’Incarnazione. Io vi chiedo: che cos’è l’Incarnazione? È il mistero mediante il quale una Persona divina assunse la natura umana. Attraverso però l’assunzione della natura umana, il Verbo di Dio che cosa assume? Durante la sua vita tutta l’esperienza dell’uomo, come dice sant’Ireneo: la giovinezza, l’infanzia, la maturità, la fatica del lavoro, l’esperienza dell’obbedienza, l’amore umano, sensibile, verso la Madre, verso i discepoli. Assume un linguaggio: parla ebraico; assume i modi di sentire, i modi di parlare, i modi di vivere che sono propri di quella cultura.

nella Chiesa

Ma termina qui l’Incarnazione del Verbo? Se l’Incarnazione del Verbo si comunica attraverso la Chiesa, il Cristo, cioè la Persona divina del Verbo deve assumere tutta quanta l’umanità, non solo gli uomini singoli ma tutti quelli che sono i valori morali che nella umanità si sono espressi e si esprimeranno, attraverso tutte le civiltà; e questo è il compito della Chiesa. La Chiesa è la continuazione del mistero dell’Incarnazione divina, mediante il quale mistero Dio assume tutti gli uomini e tutti i valori umani, tutta la creazione che è legata all’uomo, perché tutta la creazione divenga in qualche modo il pleroma del Cristo, perché tutta l’umanità divenga finalmente il corpo del Cristo nel quale io vivo.

Ma allora qual è la nostra funzione? Semplicissimo: Egli nasce da Maria, prende da Maria carne e sangue; ebbene, se Egli vuol nascere da te, se Egli vuol vivere dite, tu devi dare a Lui tutto quello che sei, tutto quello che hai: non solo in astratto la tua vita, non solo in astratto la tua eternità, ma la tua intelligenza, la tua capacità di sentire, la tua capacità di donarti. Ciascuno di noi è quello che è, ma quello che è ciascuno di noi lo salva nella misura soltanto che lo dona a Cristo e che Egli lo prende e lo trae a Sé perché in Lui viva.

La tua intelligenza potrà fruttificare soltanto se tu l’avrai data a Lui, il tuo cuore potrà veramente salvare la tua capacità di amare soltanto se attraverso il tuo cuore Egli ama, cioè se tu dai questo cuore a Lui perché, attraverso di te Egli ami. Questo tuo corpo medesimo nella sua bellezza, se è giovane, nella sua decadenza se è vecchio, questo tuo corpo medesimo devi dare a Lui perché in questo tuo corpo Egli viva ancora e manifesti la sua bellezza.

Voi lo vedete: è il Cristo che ha rivelato il Padre ma l’ha rivelato precisamente nella sua umanità e non solo negli insegnamenti che Egli ci ha dato, ma anche nella debolezza della sua infanzia, nella bellezza del suo corpo e nel suo corpo straziato. Il corpo è la prima espressione, è la prima manifestazione dello spirito umano, e anche il Cristo prima di tutto manifesta il Padre precisamente attraverso il suo corpo. No, non rifiutiamo la bellezza dei corpi, perché anche questa, se Dio l’ha voluta, è veramente una rivelazione di Dio.

Mezz’ora fa sono entrato in un salottino ed è venuta la Madre Generale delle suore che ci ospitano. Sono rimasto stupito dalla bellezza spirituale del suo sguardo e del suo sorriso. Come veramente anche la bellezza umana donata a Cristo rifulge di nuovo splendore! Tutto deve essere donato a Lui e in Lui tutto si salva. E non si salva soltanto così, come ogni cosa è, ma si salva in quanto in Lui tutto è trasceso e in Lui trova il suo compimento ultimo, la sua bellezza ultima il suo valore supremo.

Miei cari fratelli, doniamoci a Lui! È la festa dei Magi: anche noi dobbiamo portare i nostri doni a Lui. Tutto quello che siamo, tutto quello che abbiamo. Ciò che noi tratteniamo per noi e non doniamo a Lui, tutto questo imputridisce e non ha vita. Si salva soltanto quello che Egli assume! Doniamoci e rinnoviamo stamani la nostra consacrazione al Signore, la nostra donazione a Lui!