di: Lorenzo Prezzi
28 dicembre 2021
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Mentre la teologia occidentale sembra disposta a ricondurre gli angeli a una dimensione prevalentemente simbolica rispetto all’agire di Dio riducendo il trattato sull’angelologia e la demonologia a tema complementare, non così in Oriente.

In occasione della festa dedicata ai santi angeli, in particolare a Michele, Gabriele e Raffaele, si sono levate tre voci autorevoli: l’arcivescovo ortodosso d’America, Elpidoro, il patriarca di Romania, Daniele, e mons. Hilarion, presidente del dipartimento per le relazioni estere della Chiesa russa.

Elpidoro in una breve lettera enciclica del 5 novembre scrive: «Iniziando questa sera con i grandi vespri, celebriamo la gloriosa festa o sinassi dei santi arcangeli Michele, Gabriele e tutti i ranghi delle potenze celesti. Non è l’unica festa dei santi angeli, ma è la festa principale quando ricordiamo tutti i nove gradi di questi “incorporei”: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potenze, principati, arcangeli e angeli (secondo l’ordine di san Dionigi l’Areopagita).

La presenza degli angeli è pervasiva, e come ci ricorda l’apostolo Paolo nella sua lettera agli ebrei appaiono quando meno te l’aspetti. E compaiono soprattutto quando vengono accolti. Questi angeli sono per noi e per la nostra vita». «Sono angeli con una profonda esperienza di vita e un’abbondanza di saggezza a cui tutti noi possiamo partecipare».

Le gerarchie e il loro perché

Il patriarca Daniele di Romania, in una omelia nella stessa ricorrenza festiva, ha illustrato i tre gruppi in cui gli angeli sono distinti. Serafini, cherubini e troni «sono intorno al trono di Dio. Sono le creature incorporee più vicine alla santissima Trinità». Dominazioni, virtù e potenze «si occupano in particolare della custodia dell’universo creato da Dio e hanno il dominio sull’inferno».

Principati, arcangeli e angeli mostrano quale sia la volontà di Dio e aiutano gli uomini. «Prendono la forma di essere umano per comunicare più facilmente la volontà diversa da quella umana; gli angeli-spiriti spaventerebbero le persone. Si mostrano come esseri umani senza avere sostanza umana perché sono esseri spirituali immateriali».

«Pertanto gli angeli appaiono davanti alle persone come rivestiti di abiti luminosi, di abiti di luce e hanno volti di grande bellezza … Sono spesso dipinti da pittori espirati da Dio per mostrare che proclamano Dio non solo attraverso il messaggio, le idee e le parole, ma anche attraverso il loro modo di essere».

Hilarion di Volokolamsk ha detto: «La gerarchia angelica esiste per trasmettere alle persone luci divine, cioè effusioni di luce divina che provengono direttamente da Dio. Vengono trasmesse alle persone attraverso gli angeli e dalla gerarchia angelica in relazione alla gerarchia ecclesiastica, che ha anch’essa i suoi ranghi: vescovi, sacerdoti, diaconi e ministeri istituiti. L’intera gerarchia serve come conduttrice della luce divina, che emana dall’essenza stessa di Dio ed è energia divina, o azione divina».

«Glorificando oggi l’arcangelo di Dio, Michele e tutte le forze celesti incorporee, preghiamo che il Signore ci mandi sempre gli angeli di Dio per l’aiuto e la salvezza. In modo che il potere angelico non si allontani mai da noi, e durante la nostra vita terreno possiamo imparare a imitare gli angeli in quella che è la loro principale occupazione: stare davanti a Dio nella preghiera, nella lode del Signore».

L’angelo e la pax romana

Sulle sponde occidentali il senso sostanziale dell’angelo è quello del prendersi cura e del trasmettere il messaggio di Dio. E lo fa in tre figure. Come angelo epifanico o teofanico manifesta Dio e la sua presenza efficace. Come angelo rappresentante adora Dio, intercedendo a favore dell’uomo. Come angelo interprete annuncia e spiega l’azione di Dio.

Nella storia di Israele l’angelo appare solo dopo l’affermazione dell’assoluta unicità di Dio e ne rappresenta plasticamente la potenza trascendente. È per affermare la sua sovranità che la corte celeste di Dio viene arricchita di esseri che lo servono e lo adorano. Gli angeli e gli altri esseri spirituali delle narrazioni bibliche sono per la salvaguardia della trascendenza divina. È in particolare  il periodo postesilico che testimonia l’arricchimento dell’angelologia biblica a contatto con le altre culture e religioni, senza cedimenti a infiltrazioni idolatriche.

K. Rahner ha ripreso il tema riconoscendo nell’angelo un complemento della natura umana nella storia della salvezza. Esso ricapitola il senso della creazione, rispecchia ed esalta la forma personale del rapporto con Dio, si iscrive all’interno del singolare rapporto di intimità con Dio che Gesù ha vissuto e testimoniato. L’angelo ha quindi un rapporto particolare con l’amore agapico di Dio e ne mostra la sensibilità.

«Restituire dignità ontologica e spirituale all’affezione, non rassegnandosi al sequestro di questo tratto fondante e strutturante della qualità personale dentro la sfera della materialità e corporeità della pulsione, appare in molti modi necessario » (P. Sequeri).

In un breve commento agli angeli che appaiono nei vangeli dell’infanzia, Joachim Kügler (Bamberg) ne sottolinea il ruolo rispetto al potere imperiale di Roma. Mentre quest’ultimo poteva contare sulla forza delle armi e sulla manifestazione delle immagini (monete, statue, divinizzazioni, monumenti ecc.) il racconto evangelico “ha bisogno” del ricorso agli angeli per sottolineare il potere spirituale del quotidiano e di figure “normali” come i protagonisti dei racconti (Maria, Giuseppe, i pastori ecc.). Gesù è re di salvezza, non soggioga, non sfrutta, non fa guerra. La pace proclamata dagli angeli non è la pax romana, ma lo shalom di Dio.