Padre Severino Crescentini è deceduto la mattina di lunedì 20 dicembre 2021. Aveva 84 anni.

Nato a Colbordolo il 23.10.37, diocesi di Urbino, dopo il noviziato a Gozzano (55-57), professò il 9.9.57. Fu ordinato sacerdote nel 1964 e subito inviato in missione in Sudan dove per diversi anni è stato direttore delle scuole a Ondurman. La sua missione si svolse tra il Sudan (64-70; 74-94) e l’Italia (70-74; 94-21). Fino alla settimana scorsa era nella comunità di Cordenons (Pordenone).

P. Severino aveva sofferto un repentino collasso fisico e cognitivo nelle ultime settimane per cui era stato ammesso prima all’ospedale di Pordenone e poi di San Vito al Tagliamento.

Dopo alcuni giorni giorni di degenza a San Vito, in accordo con il personale medico, si era deciso di trasferire P. Severino presso la nostra casa di Castel d’Azzano nella speranza che questo potesse alleviare il suo stato confusionale e dargli un po’ di tranquillità.

Purtroppo le sue condizioni fisiche erano deteriorate a tal punto che si è reso necessario un ulteriore ricovero presso l’Ospedale di Borgo Roma (Verona) dove è deceduto la mattina del 20 dicembre.

I funerali si sono svolti presso la comunità di Castel d’Azzano questa mattina 22 dicembre, presieduti da P. Renzo Piazza, superiore della comunità (vedi qui di seguito la sua omelia). Nel pomeriggio la sepoltura presso la tomba di Famiglia a Morciola (PU).

Funerale del P. Severino Crescentini
22 dicembre 2021

Il libro della nostra vita è scritto in parte da noi stessi: quello che scegliamo, che decidiamo, quello che realizziamo. In parte è scritto dagli altri: da tutti coloro che ci hanno voluto bene e anche da chi ci è stato indifferente o ci ha trattato male. In parte è scritto da Dio attraverso quello che succede, nei fatti della storia. “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1).

La vita di P. Severino Crescentini, scritta da lui, si compone di 84 anni, di cui 57 vissuti da sacerdote, 26 fuori dall’Italia, e 31 anni in missione nelle comunità della Provincia italiana. Al tempo in cui Papa Francesco tesse l’elogio delle periferie, possiamo dire che P. Severino è stato un uomo di periferia. Nato alla periferia di Pesaro, ha svolto il suo ministero in luoghi periferici (El Nahud, El Obeid, Omdurman, Port Sudan, Atbara, Wad Medani, Troia, Lucca, Cordenons), lontano dai riflettori, svolgendo servizi semplici, con compiti ausiliari. Ha concluso la sua vita in periferia, negli ospedali di Pordenone, S. Vito al Tagliamento e Borgo Roma.

Nel suo breviario abbiamo trovato tre foto della sua gioventù: volto sereno, braccia aperte, sorriso accattivante. Chi vi parla lo ha conosciuto qualche mese dopo la sua ordinazione, nel 1964 a Fai della Paganella, durante le vacanze. Lo ricordo perché è stato il mio primo maestro di inglese: durante una passeggiata mi ha insegnato a dire e a scrivere (con poco successo) “how do you do?” e “how are you?”…

Parte della sua vita è stata scritta dagli altri. I suoi genitori, in primo luogo, che gli hanno dato la vita e trasmesso la fede in Gesù; i sacerdoti che lo hanno formato, i missionari incontrati, i compagni di studio e di missione, la gente che ha evangelizzato e che lo ha rievangelizzato, trasmettendogli la saggezza dei poveri… Chi lo ha conosciuto condividendo la missione con lui in Africa e in Italia lo descrive come un uomo fondamentalmente buono. Nella missione di Omdurman, tra il 74 e l’87, si trovavano insieme tre confratelli. Il più anziano, il nonno del gruppo, era Fr. Pietro Ferré. P. Severino si era messo al suo servizio e faceva di tutto per rendergli la vita facile: lo aiutava in tutto e lo accompagnava, la sera, al Comboni College per passare un paio d’ore a giocare a carte con i confratelli di quella grande comunità. Con l’altro confratello (P. Rino) condividevano fraternamente le responsabilità della parrocchia e della scuola. Se c’erano idee diverse, si parlavano serenamente: mai un litigio, mai un battibecco. Volentieri era scelto come compagno di lavoro o aiutante, perché non intralciava con le sue idee o i suoi suggerimenti non richiesti… Chi gli ha voluto bene ha saputo scrivere pagine belle di vita e di servizio missionario.

C’è infine una parte della nostra vita scritta da Dio attraverso quello che succede magari in modo imprevisto e doloroso.

Mi sono fermato un attimo a riflettere sugli ultimi giorni della sua esistenza, perché vi ho trovato punti comuni con l’esperienza della passione di Gesù, iniziata con la preghiera al Getsemani.

Il 22 novembre scorso P. Severino era andato a Pesaro per gli esercizi spirituali. Ha incontrato qualche difficoltà a seguire quanto era proposto; ma ha trovato confratelli che lo hanno confortato e aiutato a“vegliare” e a portare a termine il suo impegno …

Al ritorno, nella comunità di Cordenons, ha manifestato repentini segnali di decadimento e di debolezza, tanto che hanno dovuto prendere risolutamente la strada del pronto soccorso di Pordenone. Ma vista l’emergenza sanitaria in corso, “non c’è stato posto per lui” in quel luogo.

E’ stato allora condotto (il vangelo direbbe: “consegnato”) all’ospedale di S. Vito al Tagliamento, dove è rimasto per qualche giorno. I confratelli che, con difficoltà, sono riusciti a visitarlo, lo hanno trovato in stato confusionale, solo e legato … Nel desiderio di una situazione più accogliente e fraterna, hanno pensato di indirizzarlo a Castel d’Azzano. Qui è arrivato venerdì mattina, ma in condizioni talmente gravi da essere obbligati a “consegnarlo” ancora all’ospedale di Borgo Roma dove, al canto del gallo del secondo giorno della settimana… ha consegnato la sua anima a Dio.

Queste ultime tappe ci fanno pensare alla passione di Gesù, consegnato da Giuda ai soldati, dai soldati al governatore, dal governatore alla folla… finché lui stesso si è consegnato alle mani del Padre. “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”. Oggi siamo riuniti per dire a nome suo: “Nelle tue mani, Padre clementissimo, consegniamo l’anima del nostro fratello”.

Cosa ci vuole suggerire Dio attraverso questi eventi, che compongono il libro della vita del P. Severino? Anzitutto un invito alla vigilanza, come ci ha indicato il Vangelo che abbiamo appena ascoltato.“Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”.

L’incontro definitivo con lui può essere alla sera, come la sera dell’ultima cena, quando si è donato totalmente ai suoi. Potrebbe essere a mezzanotte, come la sua preghiera nel giardino del Getsemani quando si è consegnato alla volontà del Padre. Potrebbe essere al canto del gallo quando è venuto davanti al sommo sacerdote per consegnarsi ad un ingiusto giudizio…o al mattino, quando è venuto incontro alle donne il primo giorno della settimana. L’importante è rimanere desti, in un’attesa vigilante, come ci raccomanda questo tempo di Avvento. L’attesa di chi ama e si sente amato.

In secondo luogo ricordarci che non siamo noi gli artefici del nostro destino. “Per quanto si paghi, ogni vita deve finire”, dice il Salmo. Per quanto ci diamo da fare per proteggere, curare, guarire, la vita e la salute… non abbiamo potere su di essa. Ogni vita finisce. Ma non finisce in una stanza d’ospedale o nel corridoio del Pronto Soccorso, ma tra le mani del Padre clementissimo, da cui siamo venuti e verso cui andiamo.

Padre Santo, abbiamo desiderato accogliere un nuovo fratello in comunità per condividere con lui un po’ del tempo che tu ci dai, per stare insieme, volerci bene, ascoltarci, pregare, animarci reciprocamente. Eravamo contenti di poter allargare lo spazio della nostra grande tenda anche per P. Severino. Tu hai voluto diversamente e noi pieghiamo la fronte alla tua volontà. Ti chiediamo: accoglilo con te, perché è stato un amico del tuo Figlio e per lui e con lui ha consumato la sua vita. Fagli posto vicino a S. Daniele Comboni e ai popoli dell’Africa Centrale che ha contribuito ad avvicinare al tuo cuore di Padre. Amen.

P. Renzo Piazza