Nella mia vecchiaia qualche volta mi capita di appisolarmi un po’, soprattutto alla sera dopo cena. Così due sere fa, dopo aver cenato, mi sedetti davanti alla televisione, ma mi addormentai prima di accenderla.

E sognai che era la notte di Natale, il Natale vero, cioè proprio la notte quando Gesù nacque. Ma nel mio sogno Gesù era lì, già grande; era venuto in terra per vedere come si celebrava la festa della sua nascita dopo tanti anni. E così girava per paesi e città per farsi un idea di come si era sviluppata questa sua festa. E, vedendo le strade tutte illuminate di luci festanti, ebbe un sorprendente flashback e disse:

To‘! quando son nato io però, nella stalla di Betlemme, non c’era neppure un lumino! Ma tutte queste luci, chissà se sono veramente per me?

Arrivò quindi davanti a un supermercato, illuminato anche lui più chiaro del giorno. Ma era vuoto perché era la notte di Natale. C’erano soltanto due operai che mettevano a posto un po’ le cose per il nuovo boom delle spese, tra qualche giorno, per festeggiare Capodanno. Chiacchieravano un po’ dicendosi che, nonostante la pandemia, non avevano mai visto tanta gente come quest’anno. A tutte le entrate c’era ancora esposto un grande cartello che diceva,

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Gesù tentennò un po’ il capo e si disse:

Mah! Sembra proprio il paese della cuccagna. Forse, però, sarebbe stato meglio scontare un po’ di più quelli che hanno meno soldi, così che anche i poveri, almeno una volta all’anno, potessero far festa come tutti gli altri. Ma già! Questo è un pensiero un po’ astruso. Eppure, quando son nato io a Betlemme, i poveri sono stati i più generosi, i primi a venire a salutarmi!

Andò avanti ancora un po’ e s’imbatté in una discoteca: pieno di giovani; pieno di luci; pieno di gioia; pieno di festa. E una musica inebriante, forse un po’ assordante, coinvolgeva tutti, come ci fosse un’anima sola. Gesù si fermò qualche minuto ad ascoltare. Gli piaceva vedere i giovavi felici, quasi la promessa di un futuro brillante e pieno di vita. Ma c’era troppo rumore. Non disse niente e tirò dritto.

Andando avanti ancora un po’ arrivò finalmente ad una chiesa parrocchiale, – Ah, si disse, qui voglio entrare, questa è casa mia! – E così, invisibile com’era, entrò senza farsi notare. Si fermò in fondo alla chiesa, osservando attentamente come la sua chiesa nel 2021 celebrava la sua nascita. A causa del Covid-19 c’erano alcuni banchi vuoti. E questo lo rattristò un po’, perché, covid o non covid, la discoteca era strapiena. Ma ci fu qualcos’altro che lo rese particolarmente triste. E cioè notò che la maggior parte dei presenti eran tutti anziani. E il prete che celebrava la Messa, il più anziano di tutti. E non riusciva a comprendere come mai i giovani preferissero celebrare il Natale in discoteca. Allora abbassò un po’ lo sguardo e si disse:

Che strano! c’è più gioia e più vita in una discoteca che non nella mia chiesa del 21esimo secolo! Cos’è che manca in questa mia chiesa, affinché anche i giovani possano gioire per la mia venuta tra loro?
Che Natale triste passerò quest’anno! E’ vero che c’è la pandemia. Però i supermercati sono sempre pieni, le discoteche, strapiene. E la mia chiesa?… Beh! E’ come il resto d’Israele: buoni ma pochi!

Vedendo la tristezza di Gesù, mi svegliai di soprassalto, mi sfregolai un po’ gli occhi e mi venne il dubbio se la chiesa, se noi, per caso e senza volerlo, non avessimo magari presentato in modo distorto il messaggio di Gesù, oppure l’avessimo in qualche modo confuso. Oppure avessimo, col peso della storia o per altro, complicato un po’ le cose, così che ora il messaggio gioioso del vangelo appaia offuscato e poco attraente, monco. Ma forse mi sbaglio?

Comunque sia, Buon Natale 2021!