“Quando le gambe gli furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sè e a correre per la stanza; finchè infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare. “

Appena è in grado di reggersi e di camminare, il burattino chiamato a essere figlio cerca di uscire di casa.

Il primo gesto autonomo dell’uomo è quello di allontanarsi dal Padre.

Gli pesa così tanto l’amore di chi gli ha dato la vita, che il giorno in cui riesce a sottrarvisi, gli può apparire il giorno della raggiunta maturità. Essere adulti significa ai suoi occhi poter far senza finalmente di Dio.

C’è chi ritiene la Chiesa il grande ostacolo alla religione dell’uomo; c’è chi pensa che siano le scelte politiche della Chiesa.

O i ministri della Chiesa o il mancato adattamento degli uomini di Chiesa all’evoluzione della mentalità e del costume., o il linguaggio incomprensibile dell’annuncio.

C’è chi reputa troppo arduo per l’uomo post-kantiano accettare Cristo come figlio eterno di Dio, Signore e salvatore degli uomini.

E c’è del vero in questi giudizi, ma essi sono ispirati a un eccessivo ottimismo.

Prima e più di ogni altra cosa, ciò che opprime l’uomo e rende difficile la religione è il Padre. Ciò che è fastidioso e duro da accogliere è il dovere di ” diventare come bambini”.

Perfino a profeti professionisti – come Giona- può capitare di assegnarsi come programma quello di ” fuggire a Tarsis, lontano da Jahvè”: l’uomo, più che di altro, spesso si annoia di Dio.”

Card. Giacomo Biffi
da: “Contro maestro Ciliegia. Commento teologico alle avventure di Pinocchio”, Jaka Book

http://www.leggoerifletto.it