El Obeid (Agenzia Fides) – “Stiamo tornando all’era militare del Sudan, alla guerra piuttosto che la pace”. Lo dice all’Agenzia Fides Mons. Yunan Tombe Trille, Vescovo di El Obeid, in Sudan, e Presidente della Conferenza episcopale di Sudan e Sud Sudan, all’indomani del golpe che ha riportato l’orologio del Paese indietro di due anni e mezzo, quando a governarlo, dopo oltre tre decenni, c’era ancora il dittatore Omar al-Bashir. “Credo che dietro le forze armate ci siano i Fratelli Musulmani; da giorni, prima del golpe, li si vedeva nel Palazzo della Repubblica. La loro richiesta alla società civile e al governo era molto chiara: fatevi da parte e consegnate tutto nelle mani dei militari. Nel frattempo è stato dichiarato lo stato di emergenza e il Consiglio Supremo, il governo, le cariche istituzionali, sono state sciolte”.

Il Sudan, a quattro giorni dal golpe, resta in una situazione di sospensione generale. Il capo dell’esercito, Abdel Fattah al Burhan, ha dichiarato “finita l’esperienza del governo di transizione per difendere la Rivoluzione”. Il discorso ha diviso l’opinione pubblica, creando maggiore opposizione da una parte e attendismo dall’altra. I toni sono stati moderati e, come li definisce una fonte di Fides che chiede l’anonimato, “perfino suadenti”. Hamdok, il capo del governo che godeva di grande prestigio, dopo aver invitato la popolazione a “scendere in piazza e riprendersi la democrazia che ci è stata scippata”, si è ritirato da giorni in un totale silenzio. Secondo alcuni, potrebbe essergli impedito di parlare e potrebbe essere minacciato e costretto ad accettare il nuovo corso.

“Purtroppo lo scenario che si apre davanti a noi – riprende il Vescovo Tombe Trille, – non è affatto roseo; credo che i militari prenderanno tutto il potere e irrideranno il mondo con la celebrazione di elezioni (che i golpisti hanno annunciato per il 2023, ndr) che saranno l’ennesima farsa e che legittimeranno un potere illegittimo, esattamente come è successo con i governi nel passato. La gente con tutta probabilità continuerà a scendere in piazza, ma con questa situazione, prevedo che ci sarà molta sofferenza”.

Il 26 ottobre, il capo dell’esercito Burhan, in una lunga conferenza pubblica ha giustificato il colpo di stato addossando le principali responsabilità alle Forze per la Libertà e il Cambiamento (la maggior piattaforma firmataria dell’accordo con l’esercito per la transizione, siglato nell’agosto 2019, ndr). Tali Forze, secondo lui, avrebbero per troppo tempo attaccato l’esercito e reso la transizione impossibile. Burhan ha richiamato tutti alla calma e chiamato il capo del governo spodestato Hamdok “fratello”, evitando di toccare la questione della violenza che sta insanguinando il Sudan, mentre si rincorrono voci su “uccisioni di massa”. “La piattaforma civile – informa la fonte di Fides – annuncia manifestazioni imponenti per sabato prossimo. Tensioni e incertezza sono a livello altissimo”.

(LA) (Agenzia Fides 28/10/2021)