A Rimini, nella Basilica Cattedrale di Santa Colomba, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ha presieduto la Messa di beatificazione di Sandra Sabattini, morta nel 1984 a soli 22 anni. Figlia spirituale di Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, Sandra ha dedicato la sua breve vita ad aiutare disabili e tossicodipendenti

Isabella Piro – Città del Vaticano
24 ottobre 2021
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“Ci siamo spezzate le ossa, ma quella è gente che io non abbandonerò mai”: Sandra Sabattini ha solo 13 anni quando racconta alla mamma, con queste parole, l’esperienza del servizio ai disabili, vissuta nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cita queste stesse parole, presiedendo nel pomeriggio, a Rimini, la Messa di beatificazione di questa giovane donna, morta a soli 22 anni, travolta da un’auto in corsa. “Amare è portare la sofferenza dell’altro”, aggiunge il porporato nell’omelia della Messa, gremita da numerose persone, in particolare giovani e anche alcune delle amiche della beata. Il cardinale ha messo in luce anche il fatto che il “desiderio di servire i poveri” della nuova Beata non era mera beneficenza, bensì frutto dello sconfinato amore di Dio, nel cui mare “senza fondo e senza sponde”, Sandra “immergeva il suo cuore”.

“Vicino alla morte, miracolato da Sandra: da allora la mia vita è un sì a Dio”
Nel giorno della beatificazione di Sandra Sabattini, la testimonianza di Stefano Vitali, guarito da un tumore al colon per intercessione della giovane legata alla Comunità di Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi. “Era per me il sorriso di Dio, spero che in molti possano conoscere la sua figura”

Esempio di carità creativa e concreta

“Sandra è stata un’autentica artista”, ha aggiunto il cardinale Semeraro, perché “ha appreso molto bene il linguaggio dell’amore, con i suoi colori e la sua musica”. La sua santità è stata “l’aprirsi alla condivisione con gli ultimi, il mettere al servizio di Dio tutta la sua giovane esistenza terrena, fatta di entusiasmo, semplicità e grande fede”. Prima fidanzata santa salita agli onori degli altari, la Beata Sabattini “donava a chi ne aveva bisogno l’accoglienza senza giudizio perché desiderava comunicare l’amore del Signore”. In questo senso, spiega ancora il porporato, la sua carità era “creativa e concreta”, perché “amare qualcuno è sentire di cosa ha bisogno e portare la sua pena”.

“La vita vissuta senza Dio è un passatempo, noioso o divertente, con cui giocare in attesa della morte”
“Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla che sia tuo. Sandra, renditene conto!”

“Ogni minuto è un’occasione d’amore”

Infine, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ha concluso la sua omelia con i versi di una preghiera scritta dalla stessa Sandra il 7 settembre 1982, due anni prima di morire: “Signore, fa’ che ogni mia azione sia determinata dal fatto di volere il bene dei ragazzi, ogni minuto è un’occasione d’amore da prendere al volo”.

Grande l’emozione al momento del pronunciamento della formula in latino che ha proclamato Sandra beata: un applauso fragoroso, che sembrava interminabile, ha accompagnato il momento principale della cerimonia, proseguito con la processione della reliquia della nuova beata, portata all’altare dal miracolato Stefano Vitali: un capello custodito dal fidanzato di allora, Guido, in una scatolina di caramelle decorata dalla stessa Sandra.