Santiago Madrigal
La civiltà Cattolica, Quaderno 4111, pag. 17 – 33, Anno 2021, Volume IV
2 Ottobre 2021

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare…

Che cos’è il cammino sinodale? Il pensiero di papa Francesco
Articolo pubblicato da La Civiltà Cattolica.
Alcuni estratti

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare. Il 7 marzo 2020 era stato dato l’annuncio che Francesco voleva tenere la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi nell’ottobre 2022, sul tema «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». A fine maggio scorso il card. Mario Grech aveva reso noto che l’Assemblea sarebbe stata rimandata di un anno, al 2023, in parte per ragioni sanitarie, ma soprattutto per favorire una modalità diversa e inedita. Essa è stata pensata in tre fasi, distribuite tra ottobre 2021 e ottobre 2023: la prima sarà diocesana, la seconda continentale e la terza universale. Tale metodologia, che prevede l’elaborazione di due Instrumentum laboris diversi, vuole coinvolgere tutto il popolo di Dio in questo processo sinodale, le cui chiavi sono partecipazione, ascolto e discernimento.

«La storia che dobbiamo contemplare»

In queste pagine, come suggerisce il titolo, vogliamo percorrere il «cammino sinodale di Francesco» presentando i vari aspetti del suo modo di intendere la sinodalità, a partire dai suoi discorsi e documenti e dai momenti cruciali del suo pontificato[6].

Il cammino della sinodalità di papa Bergoglio – «la storia che dobbiamo contemplare», per dirla in termini ignaziani – viene definito da queste due pietre miliari: al punto di partenza troviamo il suo documento programmatico, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) (24 novembre 2013) e all’altro estremo c’è la celebrazione del Sinodo per l’Amazzonia (2019). Per l’ottobre 2023 è stata annunciata la prossima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata proprio alla sinodalità.

Il Vaticano II e l’istituzione del Sinodo dei vescovi

Come ricorda il documento della Commissione teologica internazionale, al n. 6, benché il concetto di sinodalità non si ritrovi esplicitamente nell’insegnamento del Concilio Vaticano II, esso è al centro dell’opera di rinnovamento che il Concilio ha promosso. Nei testi conciliari la parola synodus viene riferita al Concilio in corso, sicché quello ecumenico appare come l’espressione più alta della sinodalità. In questo senso, il Vaticano II, in quanto evento e nuovo inizio, ha riaperto il capitolo della conciliarità o sinodalità essenziale della Chiesa e, ricordando la costituzione di Sinodi, Concili provinciali, Concili plenari fin dai primi secoli, ha incoraggiato a promuovere e a favorire questo tipo di istituzioni (cfr Christus Dominus, n. 36).

Nel discorso del 18 novembre 1965 all’assemblea conciliare, Paolo VI annunciò l’intenzione di convocare presto il Sinodo dei vescovi, una volta concluso il Concilio.

San Giovanni Paolo II intese incentivare i Sinodi dei vescovi, che considerava uno strumento privilegiato per l’esercizio del primato. Queste esperienze sinodali, nella loro varietà e diversa ampiezza (assemblee ordinarie, straordinarie, speciali, continentali e diocesane), aprirono la via alla visione della Chiesa in chiave sinodale. Pertanto, sulla soglia del terzo millennio la sinodalità si era trasformata «in una categoria chiave, nel punto di arrivo dell’ecclesiologia postconciliare».

Proseguendo sulla stessa linea, Benedetto XVI convocò tre assemblee. Le prime due furono, nel 2005, L’ Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa e, nel 2008, La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. La terza si svolse nell’ottobre 2012, dedicata a La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana.

Dopo le storiche dimissioni del Papa tedesco, il suo successore ha pubblicato la sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG). In questo modo Francesco entrava in azione con il suo documento programmatico, incentrato sull’«annuncio del Vangelo nel mondo attuale», che si poneva consapevolmente nella scia dell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (EN) (1975) di Paolo VI.

La sinodalità nell’«Evangelii gaudium»

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium è un documento di teologia pastorale, ovvero la disciplina che cerca di comprendere l’azione evangelizzatrice della Chiesa alla luce della fede. In questo testo programmatico il Papa ci rivolge «alcune linee che possano incoraggiare e orientare in tutta la Chiesa una nuova tappa evangelizzatrice» (EG 17). Le ha tradotte nei seguenti sette temi:

  • La riforma della Chiesa in uscita missionaria.
  • Le tentazioni degli operatori pastorali.
  • La Chiesa intesa come la totalità del popolo di Dio che evangelizza.
  • L’omelia e la sua preparazione.
  • L’inclusione sociale dei poveri.
  • La pace e il dialogo sociale.
  • Le motivazioni spirituali per l’impegno missionario.

Francesco segnalava immediatamente che questa scelta di temi era stata fatta «in base alla dottrina della Costituzione dogmatica Lumen gentium». Come si vede, in questo elenco di temi non compare la sinodalità.

In realtà, nell’esortazione apostolica questa nozione appare expressis verbis soltanto nel n. 246, là dove si parla dell’ecumenismo come scambio di doni. Tuttavia la sinodalità, come una corrente sotterranea, ispira sezioni molto importanti di questo documento.

Sulla scorta di queste parole si comprende il già citato n. 246 dell’esortazione apostolica e se ne può dedurre che non si tratta di affermazioni isolate: al contrario, la sinodalità impregna la nozione della Chiesa espressa nel documento programmatico di Francesco.

La sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa

Il 17 ottobre 2015, mentre era in corso la XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, Francesco, ispirandosi al cinquantesimo anniversario dell’istituzione, ha dichiarato: «Fin dall’inizio del mio ministero come vescovo di Roma ho inteso valorizzare il Sinodo, che costituisce una delle eredità più preziose dell’ultima assise conciliare». Ha aggiunto: «Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”. Camminare insieme – laici, pastori, vescovo di Roma – è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica». In tale contesto ha ricordato questa affermazione di san Giovanni Crisostomo: «“Chiesa e Sinodo sono sinonimi” perché la Chiesa non è altro che il “camminare insieme” del gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore». Nel discorso di Francesco venivano delineati i tratti essenziali di una «Chiesa sinodale».

Chiesa dell’ascolto e senso soprannaturale della fede («sensus fidei»)

Francesco si rifaceva alle parole del Concilio Vaticano II, che descrivono il popolo di Dio come la totalità dei battezzati, «chiamati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo» (cfr LG 10), e sottolineava che «la totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1 Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando “dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici” mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale (cfr LG 12)».

Il sensus fidei impedisce di separare rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens, giacché anche il gregge possiede un proprio “fiuto” per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa». E concludeva così: «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare “è più che sentire” (cfr EG 171)».

Francesco ne traeva immediatamente una conseguenza significativa: «Il Sinodo dei vescovi è il punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della vita della Chiesa». In altre parole, l’intera vita della Chiesa è attraversata dalla sinodalità come stile e come processo che non si esaurisce nelle assemblee sinodali, ma appartiene all’essere stesso della Chiesa.

Tappe e livelli del cammino sinodale

Il Papa ci indica anche le tappe di questo dinamismo di ascolto e di comunione in seno a una Chiesa sinodale: «Il cammino sinodale inizia ascoltando il popolo […]. Il cammino del Sinodo prosegue ascoltando i pastori. […] Il cammino sinodale culmina nell’ascolto del vescovo di Roma». In questo processo c’è un dato veramente nuovo che va evidenziato: il cammino sinodale prende le mosse dal popolo di Dio.

Livelli dell’esercizio della sinodalità

Un aspetto correlativo a questi tre soggetti, con le loro tre funzioni specifiche – profezia, discernimento, attuazione –, è la considerazione dei tre livelli nell’esercizio della sinodalità. Il primo riguarda le Chiese particolari, nelle quali è necessario ravvivare il processo di partecipazione attraverso gli «organismi di comunione» previsti nel Codice di diritto canonico.

Il secondo livello riguarda le province e le regioni ecclesiastiche, i Concili particolari e, in modo speciale, le Conferenze episcopali (cc. 431-459).

L’ultimo livello riguarda la Chiesa universale, dove il Sinodo dei vescovi, «rappresentando l’episcopato cattolico, diventa espressione della collegialità episcopale all’interno di una Chiesa tutta sinodale».

Sinodalità come cornice interpretativa del ministero gerarchico

Questa riflessione sul Sinodo dei vescovi delinea il paradigma di una Chiesa sinodale, che sfocia in questa affermazione decisiva: «La sinodalità, come dimensione costitutiva della Chiesa, ci offre la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico». In questo contesto la Chiesa sinodale si presenta come una «piramide capovolta», applicata al collegio apostolico, a ogni vescovo particolare a allo stesso vescovo di Roma, la cui vocazione consiste nel servizio del popolo di Dio.

Un’ultima osservazione: se finora Francesco aveva parlato della sinodalità ad intra, riflettendo sul funzionamento interno della comunità ecclesiale, nella conclusione della sua riflessione ha lasciato affiorare la sua dimensione ad extra, vale a dire la dinamica missionaria della Chiesa nel mondo.

La dimensione missionaria della sinodalità appare in maniera speciale nell’ultima enciclica di Francesco, Fratelli tutti (2021), dove si auspica una fratellanza universale. Una Chiesa sinodale, in cui camminare assieme, si trasforma nel migliore riflesso di tale proposta, nella sua fotografia vivente. Pertanto la sinodalità non riguarda esclusivamente le questioni intraecclesiali, ma fa parte della relazione tra la Chiesa e il mondo, comprendente un dinamismo che va dalla sinodalità alla fraternità, poiché il popolo di Dio, nel suo camminare storico, vuole condividere con tutti – di altre religioni, convinzioni e culture – la luce del Vangelo.

Conclusione: «Il cammino non c’è, lo si fa camminando»

Il Papa ha fissato per tutta la Chiesa una prossima meta, che possiamo esprimere con i celebri versi di Antonio Machado: Caminante, no hay camino, se hace camino al andar («Viandante, il cammino non c’è, lo si fa camminando»). È la spinta della sinodalità, che viene da molto lontano. Alcune parole di Francesco ci indicano ancora la rotta e il compito, il passato più recente e la speranza per il futuro: «Il Concilio Vaticano II ha segnato un importante passo nella presa di coscienza che la Chiesa ha sia di se stessa sia della sua missione nel mondo contemporaneo. Questo cammino, iniziato più di cinquant’anni fa, continua a spronarci nella sua ricezione e sviluppo, e non è ancora giunto a termine, soprattutto rispetto alla sinodalità che si deve operare ai diversi livelli della vita ecclesiale (parrocchia, diocesi, nell’ordine nazionale, nella Chiesa universale, come pure nelle diverse congregazioni e comunità)».

Concludiamo con una sottolineatura del duplice obiettivo della sinodalità: da una parte, sulla linea missionaria tracciata dall’Evangelii gaudium, «l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti» (EG 31); dall’altra, sulla linea della diaconia sociale rilanciata nelle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, la sinodalità aspira a costruire un popolo, una comunità fraterna e missionaria al servizio del bene comune della società e della cura della casa comune.