A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.

Italo Svevo
da: “La coscienza di Zeno”

Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere.
In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. […]
Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.
E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.

Marguerite Yourcenar
da: “Archivi del Nord”

Ch’io non faccia di professione il vecchio,
o Signore ch’io non sia uno scarto di vesperali memorie.
Conservatore sì ma capace di imparare ancora;
autoritario un po’ ma teso ad avere più amore che potere;
abitudinario per necessità
ma che il mio orologio non segni sempre la stessa ora;
impotente ma non imbecille;
pensionato ma non disoccupato:
che il futuro non sembri un lontano passato.

Dario Rezza
da: Riflessi d’autunno, Ed. Palumbi

Ripreso da: http://www.leggoerifletto.it