di ENZO BIANCHI
La Repubblica – 19 aprile 2021
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Anche in questa situazione critica della pandemia sono molte, anzi si sono moltiplicate alquanto, le manifestazioni di fatica, di sofferenza e di indignazione nella nostra vita quotidiana. Raramente, invece, emerge un altro sentimento che in alcune situazioni sarebbe doveroso provare, un sentimento che alcuni dovrebbero fare proprio: la vergogna. Sovente mi indigno e insorgo contro la scarsa assunzione di responsabilità che si registra nel nostro paese, ma parallelamente mi coglie una profonda tristezza, quasi disperante, per la scomparsa della vergogna.

La vergogna è un’emozione complessa, connotata da valenze di diverso segno. È il turbamento che ci assale quando arriviamo alla consapevolezza di aver commesso il male. È un grido della nostra coscienza che ci contraddice, ci accusa e ci condanna. La vergogna è un meccanismo regolatore dei comportamenti umani, uno strumento per salvaguardare se stessi e la convivenza sociale: funziona come deterrente che induce a vietarci atteggiamenti appunto vergognosi. Vergognarsi è un atto profondamente umano e solo chi è malato di narcisismo non conosce questa emozione umanissima e nobile. Quando il nostro volto arrossisce noi mostriamo che non vorremmo che gli altri conoscessero il male da noi compiuto: affermazione implicita che degli altri ci importa, che non siamo autoreferenziali e chiusi in noi stessi. Per Darwin non a caso «il rossore del volto è l’espressione più specificamente umana del volto».

Resta vero che questo sentimento, che in passato veniva incoraggiato nel bambino — “Vergognati!” — per richiamarlo alla sua vocazione umana, oggi è quasi scomparso: tutt’al più ci si vergogna di vergognarsi, e quindi si enfatizza l’esibizione, l’essere presenti a ogni costo, si cura ossessivamente l’immagine. Sicché il pudore, che coinvolge la responsabilità personale e agisce come monito e freno viene a mancare.

Quante volte vorrei gridare: “Vergogna! Vergogna!” per le situazioni che abbiamo sotto gli occhi e che sembrano generare in noi solo abitudine e indifferenza: quando ogni giorno ascoltiamo le notizie di chi anche in questa pandemia imbocca strade di corruzione, da quelle che procurano guadagni a quelle che cercano privilegi e corsie preferenziali per le vaccinazioni; quando constatiamo che non c’è assunzione di responsabilità da parte di chi con le sue omissioni e a volte per perseguire i propri interessi ha contribuito a innalzare il numero di vittime; quando si scopre che il nostro paese ha aumentato la fornitura di armi ai paesi in guerra alle porte del Mediterraneo; quando continuiamo a permettere che il nostro mare sia un cimitero di migranti… Vergogna! Sì, la vergogna va assolutamente provata, manifestata, per il male che ognuno compie personalmente e per il male che attraversa la vita della polis. Senza vergogna non c’è neppure responsabilità!