Nel suo nuovo libro il fondatore della Comunità di Sant’Egidio spiega che la crisi viene da motivi interni e dal rapporto con la società. «I cattolici devono lottare contro l’irrilevanza senza aspirare al potere»

domenico agasso
17 Aprile 2021
http://www.ilsecoloxix.it

ROMA. «La crisi della Chiesa non è determinata da fattori esterni, come la persecuzione, il comunismo. Viene da motivi interni, e dal rapporto con la società. Il vero problema è l’attrattività». Il cattolicesimo sta «bruciando», come nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2019, quando la cattedrale di Notre-Dame de Paris è andata a fuoco. Quell’incendio apre il libro “La Chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo”, scritto da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, storico del mondo contemporaneo e in particolare del cristianesimo. Le fiamme di Notre-Dame rappresentano simbolicamente una Chiesa che si consuma: tra indifferenza e discredito, si assiste a una continua riduzione della pratica religiosa, al calo delle vocazioni, a una minore incidenza cattolica nella vita pubblica, fenomeni aggravati da scandali finanziari, piaga della pedofilia del clero, lotte di potere, fine di realtà tradizionalmente cattoliche come il mondo rurale, difficoltà di religiosi e religiose, minacce di scismi a destra e a sinistra. Il declino delle chiese italiana ed europea viene analizzato nel volume di Riccardi, che apre il dibattito sulle idee per come uscirne.

Parla di «parametri vitali che tendono pericolosamente verso il basso». Occorre riconoscere «i sintomi del malessere – afferma – e riflettere sugli assi portanti del cattolicesimo: a partire da un’evangelizzazione che da 50 anni stenta a trovare forme avvincenti ed efficaci».

Allo stesso tempo non bisogna lasciarsi ingannare dal tradizionalismo corrente, che si alimenta reciprocamente con sovranismi e nazionalismi politici: «Affermare che i guai della Chiesa derivino dal Concilio Vaticano II è fuorviante. E non mi sembra che i gruppi tradizionalisti siano una risposta cospicua». Il motivo è senza mezzi termini: «I tradizionalisti non sono la tradizione. Il tradizionalismo è una reinvenzione di ciò che si pensa sia la tradizione. Quando Lefebvre (fondatore della Fraternità San Pio X, ndr) dice a papa Paolo VI: “Io non posso ubbidirle perché è una questione di coscienza”, non parla come un tradizionalista ma come un liberale».

Ecco poi il grande tema «delle donne. Di un prete che regge cinque parrocchie, quando va bene, mentre la maggior parte degli attori della vita parrocchiale sono – silenziosamente – le donne. Però sempre collocate in una struttura verticistico-maschile, dunque non riconosciute per ciò che fanno e che meritano».
L’irrilevanza della Chiesa nella vita e nella società è «il punto decisivo». Però Riccardi mette in guardia da una possibile ambiguità e deriva: «Lottare contro l’irrilevanza non è aspirare al potere. L’interventismo politico appartiene a stagioni lontane, e non so se abbia avuto la funzione pastorale di radunare la gente». I pastori invece accompagnino i fedeli dando spazio «al messaggio di papa Francesco: con la scelta dei poveri si può trovare la giusta posizione della Chiesa nella società».

Riccardi precisa poi che il «declino del cristianesimo storico non è la fine della religione». Troppo spesso «si è parlato di secolarizzazione: abbiamo esagerato. Decisivi sono gli ultimi 30 anni di globalizzazione, che hanno cambiato tutto, e in questo quadro globale c’è anche una sete di religione». Basti pensare «allo sviluppo dei neo protestanti, che volgarmente vengono chiamati sette, o le ricerche di spiritualità, il buddismo. Il nostro non è un tempo così secolare». La secolarizzazione è diventata «una grande giustificazione dell’irrilevanza cattolica». Si finge di non vedere che «il vero problema è l’attrattività della Chiesa. Lo hanno posto con forza sia Benedetto XVI che Francesco». Perciò la via da seguire per un rinnovamento attrattivo è «prendere coscienza della crisi e ritrovare l’entusiasmo comunicativo della propria fede. E poi, stimolare diverse forme di vita cristiana che intraprendano un cammino dentro la storia. Non modelli pastorali da applicare: serve lasciare crescere naturalmente questi germogli. C’è bisogno di una stagione di rifioritura, che può avvenire cercando, lavorando bene e anche sbagliando, non importa».

E Bergoglio? «Non può essere il pompiere che spegne il fuoco. La Chiesa è grande e plurale, e ora dobbiamo stare attenti perché dopo il post-Concilio rischiamo l’ingrigimento con istituzioni stanche, e una classe dirigente fiacca». In questo senso Riccardi chiude il libro «con la preghiera-poesia di Turoldo: “Liberami dal grigio, dallo spirito di senilità”».