Il Togo nel cuore

Abbiamo celebrato ieri il cinquantesimo dell’ordinazione del nostro confratello P. Luigi Gambin (ordinato il 17 aprile 1971). P. Eliseo Tacchela ha presieduto l’Eucaristia come rappresentante del superiore provinciale. All’omelia Luigino (il suo vero nome anagrafico!), un po’ emozionato ma sempre nel suo stile scherzoso, ha ricordato alcuni episodi della sua vita missionaria in Togo. Alla fine della celebrazione P. Renzo Piazza, superiore della nostra comunità di Castel D’Azzano, ha letto alcuni dei messaggi di auguri arrivati per l’occasione. Riportiamo qui di seguito due di essi, quelli di P. Girolamo Miante, ex provinciale dei comboniani in Togo, e di P. Gaetano Montresor, suo compagno di missione, testimonianze particolarmente significative perché illustrano bene l’importanza del servizio missionario svolto da P. Luigi nell’evangelizzazione e la catechesi durante i 35 anni di missione in Togo.

P. Gambin mi aveva invitato a partecipare alla celebrazione delle sue nozze d’oro sacerdotali nella sua parrocchia, già ben due anni fa! Naturalmente non ha fatto i conti con la mia crescente dipendenza dal ventilatore respiratorio, con il taglio della metà della sua gamba destra (che lui dice di aver ceduto per future reliquie!) e soprattutto con la pandemia che ci ha bloccati nonché duramente provati.

Mi sono ritrovato in comunità con P. Gambin qui a Castel D’Azzano. Dodici anni fa, il 19 febbraio 2009, quando ero provinciale, l’avevo accompagnato a Milano con Fr. Daniele Giusti. Abbiamo dovuto evacuarlo in Italia dopo che era stato colpito da un ictus il 30 gennaio. Il viaggio, assai caro perché abbiamo occupato una decina di posti sull’aereo, è stato generosamente pagato dal presidente della repubblica del Togo “per i servizi resi al popolo togolese”, un particolare che abbiamo tenuto nascosto per evitare una possibile strumentalizzazione politica.

Tale viaggio è rimasto “storico” non solo per Luigi ma anche per me. Al ritorno a Lomé da Milano, mentre cambiavo terminale a Parigi, ho sentito i primissimi segnali della mia malattia.

P. Luigi è sempre rimasto legato al Togo. Per anni ha continuato a chiedere il ritorno, un po’ sottovalutando i limiti fisici della sua situazione. Anche adesso si sente un missionario “togolese”. Ascolta ogni giorno Radio Maria dal Togo per mantenersi al corrente degli eventi ecclesiali della chiesa locale, che spesso poi riporta in comunità sotto forma di intenzione di preghiera. Egli è il referente per noi ex “combattenti” della provincia “togolese”. Ormai anche il personale conosce certe espressioni ewe da lui usate.

Lunga e feconda vita sacerdotale missionaria a P. Luigi Gambin!

P. Manuel João

Al servizio dell’evangelizzazione

Carissimo P. Luigi,
alla vigilia del tuo 50° di ordinazione sacerdotale desidero unirmi a te per ringraziare il Signore per la bellezza della tua vita sacerdotale missionaria comboniana: akpe na Mawu! Sono felice di aver potuto condividere insieme a te alcuni anni, fruttuosi e fecondi, della Missione in Togo. Tanti sono i ricordi che mi vengono in mente, alcuni risaltano di più e per questi vorrei dire grazie di cuore a te e al Signore!

Sei entrato nel cuore della realtà della gente conoscendone la cultura e la lingua: una conoscenza profonda che ti ha permesso di essere in sintonia, vicino alle persone che incontravi e che venivano verso di te.

Hai iniziato il centro catechistico “Emmaus” d’Afanya con entusiasmo, zelo e creatività: quando ti ho chiesto se accettavi di assumere la direzione del centro hai accettato con gioia. Si partiva da zero: attraverso di te, la Provincia del TGB voleva rispondere in maniera nuova e qualificata alla sua missione evangelizzatrice. Il centro è diventato una perla preziosa per la nascente diocesi d’Aneho. La tua esperienza l’hai continuata nell’iniziare e portare avanti il nuovo centro catechistico di Kodjoviakope per l’Arcidiocesi di Lomé.

Grazie, P. Luigi!

Questi anni in Italia, sono anch’essi un dono di gratuità per la tua vita missionaria: “io sono missione” ci ricorda Papa Francesco! In modo non programmato, non pensato, ma missione attraverso la sofferenza e la croce. Grazie per la tua testimonianza e la tua offerta di vita. Son certo che sta portando frutti buoni per la missione del TGB che hai tanto amato e che continui ad amare!

Non mi resta che condividere con te la gioia di questo giorno anniversario: lo facciamo a distanza, ma lo sai, in comunione fraterna e sincera! Aza looo!

P. Girolamo Miante

Impegno per conoscere la cultura

Padre Luigino Gambin
17 aprile 2021
50° di sacerdozi
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P. Luigino (vero nome registrato) è stato per tanti anni missionario in Togo: 35 anni. L’ultimo periodo di quasi quattro anni lo abbiamo passato insieme a Tabligbo.

Credo di poter dire che quello che caratterizza la missione di p. Gambin sia il suo impegno per conoscere la cultura del popolo togolese, Ewe, Mina, Ouatchi, in particolare; le sue tradizioni soprattutto quelle religiose, fondamentali per una vera evangelizzazione. Ha potuto conoscere molti elementi di queste tradizioni attraverso un gruppo di ricerca chiamato BERTA. Ha ‘tradotto’ in riti cristiani, alcune cerimonie familiari tradizionali come: la presentazione del neo nato all’ottavo giorno dalla nascita; l’inizio e la fine del periodo di vedovanza.

Dopo lunghi anni di pastorale a Aklakou e a Tabligbo, gli è stato chiesto di fondare il Centro Catechistico Emmaus, prima diocesano e poi nazionale. Ha accompagnato in innumerevoli sessioni di formazione migliaia di catechisti. Ha percorso il Togo dal Sud al Nord, ed è passato anche in Benin, per incontrare le comunità cristiane e formare catechisti. Con il suo apporto è entrato nella normalità della pastorale il cammino di iniziazione cristiana con il Battesimo a tappe; cammino che comprendeva periodi formativi che si concludevano con celebrazioni di passaggio, momenti fondamentali per l’iniziazione.

In una cultura dove l’iniziazione è fondamentale e regola la vita degli adepti, siano essi vodussi o cristiani, questa proposta di cammino di fede è obbligatoria e vincente. Il cammino richiede anche il suo tempo ed è rigoroso nelle sue esigenze. Per una tale proposta il carattere di Gambin era quello giusto, forse anche troppo, perché molto rigoroso. Il Centro catechistico Emmaus era diventato un punto di riferimento per la pastorale. Era diventato anche una piccola ‘casa editrice’ per rilanciare i documenti della Chiesa e altri testi a basso prezzo. P. Gigi era intraprendente, ricercava il meglio prendendo da varie esperienze in vari parti dell’Africa, tutto quello che era interessante per la catechesi.

Conosceva la lingua della gente, facilitato dalla sua innata finezza ‘musicale’. Tutti ricordano i suoi ‘concerti’ fatti con la foglia che vibra sulle labbra!

Gli è stato affidato anche il compito di introdurre alla lingua e alla cultura, i confratelli che arrivavano in Togo per la prima volta, e di questa sua competenza approfittavano anche altre congregazioni.

Da poco abbiamo salutato suo fratello don Gianni, prete della diocesi di Padova: ascoltando e leggendo i racconti e le testimonianze su don Gianni, rivedevo p. Luigino. Avendo conosciuto anche don Fortunato Gambin, altro prete diocesano di Padova, e sentendo i racconti ‘familiari’ di p. Gigi riguardo i vari e numerosi religiosi in famiglia (sacerdoti, frati e suore, Custodia della Terra Santa…), riconosco in p. Gigi le caratteristiche proprie della sua famiglia: una buona intelligenza, tanta libertà, grande sensibilità, tanta intraprendenza e decisione operativa.

La fragilità della salute lo ha obbligato ad una gestione sempre attenta, ma quella mattina di fine gennaio del 2009 il colpo ricevuto è stato troppo forte. Ma in quel momento si è manifestata anche la vicinanza riconoscente della gente che lo ha assistito in ospedale, giorno e notte, a turno. Poi il trasporto in Italia. Ed ora i suoi giorni qui, a Castel d’Azzano.

Anch’io ho approfittato della sua competenza per imparare qualcosa della cultura e della lingua, che mi ha permesso di fare un po’ meglio la mia missione in Togo e in Benin.

Grazie Gigi, anche a nome della gente di Aklakou, di Tabligbo, di Lomé ed anche di Fidjrossè.

p. Gaetano Montresor