Carissimi tutti,parenti e amici

La Pasqua torna in un anno in cui il mondo ha molto sofferto a causa del corona virus. Cosa ci attende ancora non lo sappiamo. Viviamo comunque nella speranza in Gesù che ha vinto la morte: sappiamo che con Lui tutto concorre al bene. Viviamo nella speranza sicuri che in Lui non saremo delusi. Grazie a Dio noi qui in Congo non sentiamo in diretta il problema di questa pandemia. Sembra che Dio abbia avuto misericordia per questo popolo che è pure duramente provato nella povertà, nei massacri e nelle ingiustizie sociali.

Io, ultra ottantenne, sto riflettendo sul tempo passato e scopro meraviglie. Essendo ora in una casa di formazione per futuri missionari comboniani congolesi, vivo l’incanto, la meraviglia di giovani vite che si consacrano al Signore.

Nel 1969 un giovane congolese mi chiedeva se poteva anche lui essere missionario comboniano. Presa in considerazione la domanda, si è previsto che la nostra comunità avrebbe assunto una ricchezza nuova e che saremmo chiamati a una conversione dal nostro essere europei. Saremo diventati una comunità bianco-nera. Il nostro fondatore, San Daniele Comboni, aveva previsto questa perla nera che mancava alla corona della Vergine in seno alla Chiesa, ora toccava a noi accogliere il dono, certo non potevamo prevederne gli sviluppi.

Da quella piccola domanda del 1969 oggi, nel 2021, l’istituto comboniano è arricchito da 115 confratelli congolesi.

Oggi guardo a questa realtà come incantato per il dono di Dio che supera previsioni e attese. Vedo giovani confratelli che fanno i voti perpetui e altri che accedono al sacerdozio. Ricordo quando nell’animazione missionaria vocazionale in Italia cercavo chi potesse continuare l’opera missionaria dopo di noi. Ma Daniele Comboni, illuminato dallo Spirito, l’aveva previsto nel lontano 1864, con l’estensione del suo piano per la rigenerazione dell’Africa: «Sarà l’Africa a salvare l’Africa».

In un incontro tra confratelli (comunità bianco-nera) si diceva che Comboni sarà contento oggi guardando l’Africa dall’alto. Ora abbiamo missionari congolesi e anche di altre parti dell’Africa che lavorano come missionari in varie parti del mondo. È vero pure che vediamo molti limiti nel nostro popolo, ma siamo convinti, pregando con il salmo 138: «Signore, non ha fine il tuo amore. Non abbandonerai l’opera che hai iniziato».

Mentre in Italia ci si indebolisce nella fede in Dio e diminuisce la speranza, qui in Congo c’è grande sete di Dio. Noi pensavamo di essere protagonisti nell’evangelizzazione e ora siamo evangelizzati dal popolo africano e in particolare dal nostro popolo congolese.

Io che sto ormai camminando nella sera della vita, guardo indietro e rimango sorpreso in un canto di lode al Signore che opera nel cuore delle persone al di là di tutte le attese. Chinando il capo in atto di ringraziamento mi sento di dire come il vecchio Simeone: «I miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli».

Il Signore ha vinto la morte. Stiamo pensando, con i nostri giovani Congolesi, di fare preghiere particolari perché in Europa tornino a rifiorire le vocazioni missionarie.

Mentre ringraziamo tutti voi che ci aiutate in quest’opera vi chiediamo di unirvi alla nostra preghiera di ringraziamento prima e poi di intercessione perché possano rifiorire le vocazioni missionarie nei nostri paesi. Carissimi, di tutto cuore, vi auguro una Santa Pasqua con la certezza che la sofferenza attuale passerà e saremo sorpresi da nuovi doni dall’alto. Ancora un, ringraziamento per la vostra collaborazione nella nostra opera qui in Congo.

Con affetto, vostro p. Lorenzo Farronato