Nelle profondità, per una Quaresima autentica
di SERGIO DI BENEDETTO
Proviamo a ricordare i doni della scorsa Quaresima, indubbiamente imprevista, per custodirli e magari condividerli in queste settimane che ci portano alla Pasqua.
20 febbraio 2021
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È la seconda Quaresima anomala che viviamo, a causa della pandemia. E se quella dell’anno scorso ci aveva visto cristiani disorientati, frastornati, afflitti anche, dovendo fare i conti con un virus mortale e con una vita improvvisamente cambiata, tra serrate e quarantene, contagi e morti, angosce e speranze, ma tutto sotto il segno dell’inatteso, quella che si apre in questi giorni sarà invece una Quaresima in qualche modo conosciuta: sappiamo, per certi versi, a cosa andremo incontro, sappiamo cosa fare e non fare, sappiamo cosa ci è chiesto.

Qualche giorno fa un anziano sacerdote che conosco, uomo di sapienza e preghiera, a cui si rivolgono molte persone per consiglio e conforto, confidava che tanti fedeli hanno espresso una constatazione: «La Quaresima e la Pasqua dell’anno scorso non mi sono sembrati né Quaresima né Pasqua. Ma in realtà non mi sembra di aver mai vissuto una Quaresima e una Pasqua più autentiche». Paradosso cristiano che echeggia quel celebre motto paolino: «Quando sono debole, è allora che sono forte».

Allora possiamo provare ad attraversare le settimane che ci conducono alla Pasqua con consapevolezze e intuizioni ereditate dalla Quaresima scorsa, domandandoci: che cosa ci ha permesso, nonostante tutto, di fare un passo verso il mistero della morte e resurrezione di Cristo?
Credo che molti possano intravedere una risposta che ricalchi parole come ‘profondità’, ‘essenzialità’, ‘preghiera’, ‘silenzio’, ‘famiglia’.
L’anno scorso, inoltre, si era fermato il culto in presenza, costringendo i fedeli a modi diversi e nuovi di continuare ad alimentare la fiamma della spiritualità e di avvicinamento al cuore di Dio.
Ora è probabile – ci auguriamo – che la situazione sanitaria non imporrà una chiusura della liturgia in presenza. Ma quei piccoli tesori spirituali che abbiamo riscoperto un anno fa non vanno buttati. Perché finalmente nel 2020 abbiamo potuto vivere una Quaresima senza l’iperattivismo pastorale, il mare di iniziative per tutti i gusti e tutte le età, la corsa a fare sempre di più, costringendoci all’essenziale. Obbligati alla sosta, anche dolorosa, siamo forse stati spinti a quel magnifico ammonimento evangelico: «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6, 6).

Pur nella tempesta del 2020, ci sono stati offerti dei doni da custodire, che magari abbiamo portato con noi anche nel resto dei mesi: lo spazio per un silenzio prolungato o, almeno, quotidiano. Una lettura frequente della Parola, una meditazione orante, qualche lettura spirituale che abbia nutrito il nostro spirito, una preghiera condivisa in famiglia, la cura di un angolo della nostra casa che anche simbolicamente ci potesse ricordare il tempo della Quaresima e della Pasqua, una diversa creatività nell’ambito della carità. In fondo, un modo diverso di vivere il tempo. Sono tesori preziosi che lo Spirito può averci suggerito, da non perdere, perché sono quei sentieri che ci permettono di andare sotto la superficie, oltre una certa banalità di culti e iniziative, osando la profondità di noi stessi, dove risuona la voce del Padre.
Il rischio che corriamo oggi è quello di tornare, anche in questo caso, a come eravamo prima, per quanto le norme ce lo consentano: inflazione di culti e liturgie, che vadano magari a sostituire altre attività in presenza non concesse, e grande abbondanza di proposte online.
Invece c’è sete di silenzio, di sussurro, di riflessione, di ascolto, di scambi veri e non frettolosi, di tempi riservati e di pace.

Personalmente ho attraversato l’Avvento (che nel rito ambrosiano dura 6 settimane) leggendo e meditando tutti i Salmi, uno di seguito all’altro, superando la scansione della Liturgia delle ore, mentre nel tempo di Natale mi sono accostato al Siracide. In questi giorni ho deciso di leggere, in modo continuativo, prima la Genesi, poi Geremia.
È un modo che porto dalla Quaresima scorsa, quando decisi di intraprendere una lettura orante, sempre in modo continuato, dell’Esodo: non più dunque un ‘brano’ della Parola, ma piano piano un intero libro della Bibbia, da accostare al Vangelo del giorno.
Ugualmente, nei mesi scorsi, ho trovato due ‘amici’ spirituali che mi hanno fatto compagnia: Dietrich Bonhoeffer e Tomáš Halík. Sono autori diversi, le cui pagine hanno rappresentato brocche di acqua fresca per il mio pensiero e la mia anima, stimolando la mia riflessione, la mia preghiera, il mio essere cristiano nel XXI secolo, facendo risuonare alcuni aspetti della mia fede e della mia vita che, indubbiamente, sono cambiati.

Sarebbe bello, per chi vuole, provare a condividere qualche piccolo tesoro frutto della scorsa anomala Quaresima: ricordando, ci aiuteremo a non perdere ciò che abbiamo trovato, sostenendoci nel cammino verso la Pasqua, e oltre.