Le parole, scrive “possono essere baci, carezze, farmaci oppure coltelli, spade o proiettili”. E ancora: “Siamo terroristi, quando buttiamo le bombe del pettegolezzo, della calunnia e dell’invidia“.

11/01/2021
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Ha ancora una volta parole per il silenzio, Papa Francesco. Come già in passato, il Pontefice torna così su un tema a lui caro, la necessità di coltivare il silenzio nelle proprie giornate, di vivere di silenzio, per non sporcare l’immagine di Dio sparlando degli altri.

Lo fa, Jorge Mario Bergoglio, in una prefazione scritta all’interno di “Non sparlare degli altri” (Effatà Editrice), l’ultimo libro di Emiliano Antenucci, frate cappuccino appassionato di mistica e di spiritualità.

Spiega il Papa: “Il silenzio è anche la lingua di Dio ed è anche il linguaggio dell’amore, come sant’Agostino scrive: ‘Se taci, taci per amore, se parli, parla per amore’”. E ancora: “Non sparlare degli altri, non è solo un atto morale, ma un gesto umano, perché quando ‘sparliamo degli altri, sporchiamo l’immagine di Dio che c’è in ogni uomo. È importante l’uso giusto delle parole”. E ancora: “Con la parola possiamo bene-dire o male-dire, le parole possono essere muri chiusi o finestre aperte”.

Francesco ricorda “il cammino semplice di Madre Teresa di Calcutta e il cammino di santità di ogni cristiano: ‘Il frutto del silenzio è la preghiera / Il frutto della preghiera è la fede/ Il frutto della fede è l’amore/ Il frutto dell’amore è il servizio/ Il frutto del servizio è la pace’. Si parte dal silenzio e si arriva alla carità verso gli altri. La Vergine del Silenzio ci insegni l”uso giusto della nostra lingua, ci doni forza di benedire tutti, la pace nel cuore e la gioia di vivere”.

La Vergine del silenzio di cui parla il Papa è un’icona donatagli da fra Emiliano e che ha voluto che fosse appesa in Vaticano fuori dall’ascensore che dal cortile di San Damaso sale nel palazzo apostolico. Ritrae Maria che col dito indice sul naso chiede silenzio.

I gesti del Papa che confermano l’importanza che ha per lui il silenzio sono molteplici. Lo scorso giugno, ad esempio, scrisse e ottenne che i cappuccini aprissero ad Avezzano un santuario dedicato al silenzio. Mentre fuori dalla porta della sua stanza a Santa Marta ha appeso un cartello con la richiesta di non sparlare: “Vietato lamentarsi”, recita. Lui stesso tutte le mattine prima della Messa si ritaglia del tempo per pregare in silenzio.

Il silenzio è forse l’aspetto meno conosciuto del pontificato di Francesco. È come il sottofondo della sua azione. C’è sempre, ma nessuno ne parla. Eppure già da arcivescovo di Buenos Aires aveva dedicato al silenzio parole profonde. Su tutte quelle scritte in alcune riflessioni del 1987 e dedicate alla festa del Natale. “Se non c’è solitudine se non c’è silenzio – scriveva – e senza entrambi non c’è verità”.

L’allora cardinale citava Diadoco di Fotica che spiegava che come “tenendo aperte di continuo le porte del bagno si perde il calore dell’ambiente interno”, così, “quando l’anima cede al desiderio del troppo parlare, anche se è bene ciò che dice, disperde l’intima presenza a sé stessa per la porta della voce”.

E ancora sant’Ignazio che “quando si riferisce al silenzio, parla volentieri di ‘tranquillità’ e ‘modestia’ dell’anima”.

“Il silenzio – concludeva – è l’espressione più alta e più quotidiana della dignità. Tanto più nei momenti di prova e di crocifissione, quando la carne vorrebbe giustificarsi e sottrarsi alla croce. Nel momento supremo dell’ingiustizia, Gesù taceva. Non è stato al gioco del rispondere a quanti gli dicevano di scendere dalla croce. Tutta la pazienza di Dio, la pazienza di secoli, e anche il suo affetto, emergono qui, in questo silenzio del Cristo umiliato. Nella storia degli uomini fanno irruzione il silenzio eterno della Parola, la ‘contemplatività’ amorosa del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, tutta la comunione trinitaria dal silenzio dei secoli. È Parola, ma Parola che – nell’ora dell’annientamento provocato dall’ingiustizia – si fa silenzio. Iesus autem tacebat. Contempliamo tutto il ‘viaggio’ della Parola di Dio; come si fa tenerezza nel seno di una Madre. Questa Madre ‘custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’. Nel cuore silenzioso di Maria ha sede la memoria della Chiesa. Il silenzio ‘incarnato’ del Verbo si esprime in quel momento d’ingiustizia, di umiliazione, di annientamento, nell’ora del potere delle tenebre. Quella è la dignità di Gesù, ed è anche la nostra”.