Salvator Mundi della bottega di Hans Memling, fine secolo XV. New York, Metropolitan Museum of Art.

“Dalla pienezza di Lui
noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia”
(Giovanni 1,16)

Siamo alle ultime battute di quel gioiello letterario e teologico che è l’inno al Verbo con cui si apre il Vangelo di Giovanni. Cristo è definito con un termine greco che risuona solo qui negli scritti giovannei, ma che è caro a san Paolo: plérôma , “pienezza”. Nella Lettera ai Colossesi si afferma che «è piaciuto a Dio che in Lui [Cristo] abiti tutta la pienezza ( plérôma )» della potenza creatrice divina. Nel nostro testo, invece, si rimanda idealmente a poche righe prima quando si dichiarava che il Figlio unigenito di Dio è «pieno (pléres) di grazia e di verità» (1,14).

Sono queste le due virtù tipiche del Dio dell’alleanza, in ebraico hésed ed ’émet: «Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia (hésed) e di verità (’émet)», proclama a Mosè il Signore al Sinai (Esodo 34,6). Si tratta in pratica di un’endiadi, cioè di un’unica realtà espressa con due termini, ossia l’amore fedele.

Nel versetto che stiamo esaminando si ribadisce il contenuto di questa pienezza con uno solo dei due vocaboli, “grazia”, in greco cháris, concetto che è stato sviluppato e approfondito da san Paolo. Qui, però, abbiamo una formula un po’ strana in greco: cháris antì chárin, con una preposizione ambigua, antí, che ammette tre interpretazioni.

Le vogliamo presentare ai nostri lettori anche per mostrare loro quanto denso e complesso può essere il testo sacro e quanto attenta ne dev’essere la decifrazione per coglierne la ricchezza e le sfumature. Prima interpretazione: “Grazia su grazia”, cioè un’accumulazione di grazia, una sorta di onda inesauribile che promana dal Verbo di Dio. È la traduzione che noi abbiamo scelto sulla scia della Bibbia della Conferenza episcopale italiana. Si celebra, quindi, la ricchezza incessante del dono divino in Cristo.

Seconda interpretazione: «Grazia in luogo di [un’altra] grazia». Si tratta, perciò, di una sostituzione: alla grazia dell’antica alleanza subentra quella della nuova alleanza siglata dal Figlio. Nel versetto successivo, infatti, si spiega: «Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (1,17).

Anche la Legge era salvifica, tant’è vero che Gesù afferma che «la salvezza viene dai Giudei» (4,22); ma ora si ha il regime della grazia in pienezza. Terza interpretazione: «Grazia per [o secondo] grazia», una grazia corrispondente alla realtà del Verbo, un dono che è tipico e proprio del Figlio unigenito, una grazia riversata in noi, ma che è la stessa che il Padre effonde in Cristo in pienezza assoluta. Come è evidente, le variazioni tematiche svelano aspetti differenti dell’effusione della grazia che il Verbo è venuto a portare all’umanità.

28 giugno 2013
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