Sulla croce

Pasqua 2020

Cari amici,
Qualche settimana fa un’emittente televisiva, per sensibilizzare sulla gravità del momento, diceva: il Corona virus non è un gioco, è una cosa seria! Questo aggettivo SERIO mi ha accompagnato in queste settimane di quaresima e di quarantena come un invito pressante a rivedere la nostra scala di valori, e discernere su quello che è serio, secondario o insignificante nella nostra vita.
Sì, il Corona virus è una cosa seria!
Vita e morte sono cose serie!
Vivere con Dio o senza Dio è una cosa seria!
La fede nel Risorto è una faccenda molto seria!

Dopo la quaresima è arrivata la Pasqua, come dopo l’inverno è arrivata la primavera che noi abbiamo potuto contemplare solo dalla finestra o dal balcone. La Pasqua è speranza certa ma il nostro presente rimane tempo di passione sotto il segno del virus o di tanti mali che ci tengono prigionieri. Diciamolo chiaramente: Cristo è risorto, ma noi? Non rimaniamo noi ancora inchiodati alla nostra croce? Cos’è cambiato per me, per noi? Una cosa però è cambiata sì, ed è algo veramente serio: la croce di Gesù, – e con la sua anche la nostra! – non è più vuota, è diventata una dimora di Gesù, del suo passaggio attraverso la sofferenza, l’estrema solitudine e la morte. Ed è diventata gloriosa!

Mi sono chiesto quale potrebbe essere il mio posto nel mistero di questa insolita Pasqua. Mi ha illuminato un’immagine che raffigura il dialogo tra il cosiddetto buon ladrone e Gesù. Con la sua croce sottostante a quella di Gesù, il viso pieno di fiducia e tenerezza rivolto verso Lui… Ecco dove vorrei essere: al posto di Dimas, il compagno dell’ultimissima ora, a cui Gesù ha dato appuntamento in Paradiso. Vorrei chiedergli come eredità il suo posto alla destra di Gesù e la sua preghiera: “Gesù, ricordati di me!” perché viviamo solo se Dio si ricorda di noi. Sperando di sentire anch’io dalle labbra di Gesù: “ARRIVEDERCI IN PARADISO!” … con tutti voi!

Vostro
P. Manuel João Pereira Correia
Castel d’Azzano (Verona)
p.mjoao@gmail.com