La creatività pastorale nella comunità di San Gabriele dell’Addolorata. Il rito sulla vetta della chiesa con la gente affacciata alle finestre. In Rete le puntate sulla vita dei sacerdoti


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Giacomo Gambassi lunedì 16 marzo 2020
Avvenire

«In realtà non avevamo annunciato che ci sarebbe stata la celebrazione all’aperto – spiegano i quattro preti –. Avevamo realizzato solo un breve video sul nostro canale YouTube e sulla pagina Facebook in cui uno dei vice-parroci lanciava una scommessa al parroco. E se lui l’avesse persa, avrebbe presieduto la Messa sul tetto della chiesa». In tanti si sono chiesti: ma scherzano o fanno sul serio? Alla fine l’hanno celebrata davvero: accanto al campanile, alle antenne e alla parabola satellitare. Quello che i quattro sacerdoti non si aspettavano era che la comunità avrebbe seguito la liturgia dal vivo. Affacciata ai palazzoni del quartiere Don Bosco della capitale, a due passi dalla Tuscolana e a ridosso dell’aeroporto militare di Centocelle. Le campane hanno annunciato l’inizio. L’amplificazione e lo streaming hanno fatto il resto. Vale a dire, hanno trasformato un angolo dell’agglomerato in chiesa: senza infrangere alcuna regola anti-contagio. «Abbiamo voluto rendere tangibile la nostra prossimità alla parrocchia che conta più di 13mila anime – confidano i preti –. E in questo tempo così complesso abbiamo riscoperto una certa creatività pastorale».


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La sitcom “Vita di canonica” realizzata dai preti di San Gabriele dell’Addolorata a Roma – YouTube

Così è nata la sitcom “Vita di canonica”. Sì, una sorta di telefilm a puntate che viene proposto su Facebook o YouTube e che racconta il quotidiano dei quattro presbiteri. Comprese le pulizie o la preparazione dei pasti. «In un frangente segnato dalla paura e dall’apprensione, è importante anche regalare un sorriso». Il sorriso di Dio, verrebbe da pensare. «E soprattutto chi è lontano dalla vita ecclesiale è rimasto meravigliato – rivelano i preti –. Magari si ha ancora l’idea del sacerdote simile a quella di un “funzionario”, come direbbe papa Francesco. O magari di un superuomo. Invece anche noi abbiamo i problemi di chiunque o affrontiamo questa situazione al pari di ogni persona». E in particolare gli anziani ringraziano. «Sono i più soli e i più preoccupati a causa della pandemia. E ci ripetono: “La vostra simpatica vicinanza ci rincuora”».

L’ultima proposta è stato il “pranzo comunitario (virtuale)” di domenica scorsa. «Abbiamo chiesto alle famiglie di apparecchiare la tavola come se arrivasse un ospite importante e di indossare abiti eleganti. Poi l’invito a farsi un selfie e a condividerlo nei gruppi WhatsApp della parrocchia». Il tutto all’insegna del motto: “Noi siamo presenti alla vostra tavola; e voi alla nostra”. Il risultato? Una valanga di immagini che finiranno anche sul sito.


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Il pranzo comunitario dei preti della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata a Roma – YouTube

Intanto ogni giorno continuano a suonare le campane a mezzogiorno e quando viene celebrata la Messa. Al mattino, poi, il parroco don Antonio Lauri propone una video-riflessione con la lettura e il commento del Vangelo del giorno che viene diffusa a tutta la comunità attraverso WhatsApp, Facebook e YouTube. Inoltre l’incontro di catechesi del martedì è sostituito da una catechesi settimanale online di una decina di minuti. «Non siamo esperti del pianeta digitale – ammettono i sacerdoti –. Ci arrangiamo con mezzi poveri e qualche trovata. Il nostro intento è dire a tutti che ci può essere del buono anche in un’emergenza. Non si tratta di sopravvivere, ma di vivere questo tempo come un’occasione per uscire dalla routine e toccare con mano quanto davvero conta. E anche la comunità parrocchiale potrà uscirne più solida e più unita».