Viaggio del Papa in Romania
Programma del Viaggio


Papa in Romania 1

Venerdì, 31 maggio 2019 – ROMA-BUCAREST

  • 8:10 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma/Fiumicino per Bucarest
    Incontro del Santo Padre con i giornalisti durante il volo
  • 11:30 Arrivo all’Aeroporto di Bucarest e accoglienza ufficiale
    12:05 Cerimonia di benvenuto all’ingresso del Palazzo Presidenziale
    12:20 Visita di cortesia al Presidente della Romania
    12:50 Incontro con il Primo Ministro
    13:00 Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico
  • 15:45 Incontro privato con il Patriarca nel Palazzo del Patriarcato
    16:15 Incontro con il Sinodo permanente della Chiesa Ortodossa Romena
    17:00 Preghiera del Padre Nostro nella nuova Cattedrale Ortodossa
  • 18:10 Santa Messa nella Cattedrale Cattolica di San Giuseppe

Sabato, 1 giugno 2019 – BUCAREST-BACAU-SUMULEU-CIUC-IASI-BUCAREST

  • 9:30 Partenza in aereo per Bacau
    10:10 Arrivo all’Aeroporto di Bacau e trasferimento in elicottero
  • 11:30 Santa Messa nel Santuario di Sumuleu-Ciuc
    16:10 Trasferimento in elicottero all’Aeroporto di Iasi
  • 17:25 Visita alla Cattedrale di Santa Maria Regina a Iasi
    17:45 Incontro mariano con la gioventù e con le famiglie
  • 19:00 Partenza in aereo per Bucarest
    20:00 Arrivo a Bucarest

Domenica, 2 giugno 2019 – BUCAREST-SIBIU-BLAJ-SIBIU-ROMA

  • 9:00 Partenza in aereo per Sibiu
    9:40 Arrivo all’Aeroporto di Sibiu e trasferimento in elicottero a Blaj
  • 11:00 Divina Liturgia con Beatificazione dei 7 Vescovi Greco-Cattolici Martiri
    12:00 Regina Coeli
    13:25 Pranzo con il Seguito Papale
  • 15:45 Incontro con la comunità Rom di Blaj
  • 16:35 Trasferimento in elicottero all’Aeroporto di Sibiu
    17:20 Cerimonia di congedo all’Aeroporto di Sibiu
    17:30 Partenza dell’Aereo Papale per Roma/Ciampino
    Conferenza Stampa durante il volo di ritorno
    18:45 Arrivo all’Aeroporto di Roma

Venerdì, 31 Maggio 2019


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Bucarest è vestita a festa per la visita del Papa di Roma. Grandi manifesti campeggiano nel centro della città. Il Pontefice, dopo il colloquio privato col capo dello stato e quello successivo con la primo ministro Vasilica Viorica Dancila, parla alla società civile e al corpo diplomatico. Ad ascoltarlo c’è anche il patriarca ortodosso Daniel, segno della grande rilevanza ecumenica del viaggio.

«Costruire una società inclusiva, basata sulla persona»

Nel suo discorso Francesco ricorda la visita di Giovanni Paolo II di venti anni fa e rimarca che ne sono ormai passati trenta da quando il Paese «si liberò da un regime che opprimeva la libertà civile e religiosa». Ora l’aria è cambiata. Il «progetto democratico» ha fatto «molti passi avanti», verso «il pluralismo delle forze politiche e sociali», verso «il riconoscimento della libertà religiosa», verso «il pieno inserimento del Paese nel più ampio scenario internazionale». Significativo in questo senso che la Romania per la prima volta dalla sua entrata nell’Ue «presiede in questo semestre il Consiglio Europeo».

Per il Pontefice però accanto a queste «positive conquiste» non mancano «inevitabili scogli» che devono ancora essere superati. E sottolinea in particolare l’«emigrazione» di milioni di persone che hanno spopolato «tanti villaggi» alla ricerca di un futuro migliore e che con il loro «patrimonio di valori e il loro lavoro arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati».

Per superare questi e altri problemi che attanagliano oggi il Paese, papa Francesco invita lo Stato a «farsi carico del bene comune del suo popolo». A «Camminare insieme», è questo il motto del 30mo viaggio apostolico del Pontefice. A costruire appunto «una società inclusiva», dove «i più deboli, i più poveri e gli ultimi non sono visti come indesiderati, come intralci che impediscono alla “macchina” di camminare, ma come cittadini e fratelli da inserire a pieno titolo nella vita civile».

Al patriarca Daniel: camminare insieme nella carità

Nel pomeriggio l’incontro con il patriarca Daniel e la preghiera del Padre Nostro nella monumentale cattedrale ortodossa. Poi la messa con i cattolici nella cattedrale di San Giuseppe.

In molti, nelle vie di Bucarest, accompagnano con saluti e applausi il corteo papale verso la sede del Patriarcato ortodosso. Tanti, se si pensa che la percentuale di cattolici nella capitale romena è minima. Il Patriarca Daniele accoglie il vescovo di Roma calorosamente. Dopo l’incontro privato c’è lo scambio di discorsi davanti al Santo Sinodo.

Il Pontefice si presenta come «fratello e pellegrino» e ricorda la «fraternità di sangue» che lega cattolici e ortodossi romeni, accomunati, dalla «persecuzione» del regime comunista che ha generato tanti martiri e confessori della fede. Ricorda il grido spontaneo «Unitate, unitate!» del 1999. Ora, aggiunge, è il tempo di «camminare insieme con la forza della memoria» delle proprie radici, di «camminare insieme nell’ascolto del Signore» specialmente in questi ultimi tempi di «rapidi cambiamenti sociali e culturali».

Il Padre Nostro (ad alta voce) nel tempio ortodosso

In Bulgaria papa Francesco aveva potuto pregare solo in modo silenzioso nella cattedrale di Sofia. Il Santo Sinodo locale non aveva concesso di più. Qui in Romania la situazione è diversa. La spiega Daniel nel suo discorso iniziale. Ricorda che san Giovanni Paolo II donò 200mila dollari per la costruzione della cattedrale e riconosce che in Italia e in altri Paesi occidentali la Chiesa di Roma ha messo a disposizione delle comunità romene ortodosse 426 luoghi di culto, 306 delle quali nel Belpaese. “Per questo motivo – aggiunge – abbiamo accettato la proposta della parte cattolica di offrire a vostra Santità e ai credenti cattolici presenti in questa cattedrale la possibilità di recitare il Padre Nostro in latino e di cantare alcuni canti pasquali cattolici”.

Quindi il Papa può pregare ad alta voce nel tempio ortodosso ma anche in Romania non è arrivato ancora il tempo di una orazione comune. Così il Pontefice recita il Pater in latino e poi, in differita, Daniel lo fa in romeno. Poi entrambi escono e dalla cattedrale ortodossa e il Pontefice in Papamobile raggiunge quella cattolica dove è prevista la Messa per i fedeli.

La Messa nella Cattedrale cattolica di San Giuseppe

La chiesa contiene più di mille fedeli. Altri 25mila seguono il rito da fuori. La Chiesa oggi fa memoria liturgica della Visitazione della Beata Vergine Maria. E tutto il viaggio di Francesco in Romania ha una forteimpronta mariana. Nell’omelia il papa Francesco ricorda che “Maria cammina e ci invita a camminare insieme” ed esorta i cattolici romeni a “sperimentare il miracolo della maternità della Chiesa che cerca, difende e unisce i suoi figli”. La Chiesa cattolica qui è molto composita al suo interno. Ci sono i fedeli di rito latino di lingua ungherese e quelli di lingua romena, e poi ci sono i cattolici di lingua romena ma di rito bizantino. Una diversità che è fonte di ricchezza spirituale ma anche di attriti interni. Ecco quindi che il Papa ricorda ai “suoi” che nella Chiesa avvengono “grandi cose” solo quando “i diversi riti si incontrano”, cioè quando “a venire prima non sono le proprie appartenenze, il proprio gruppo o la propria etnia” ma “il Popolo che insieme sa lodare Dio”.

Sabato, 1 Giugno 2019

È una Transilvania gonfia di pioggia ma ricca di fede quella che accoglie papa Francesco nel suo secondo giorno del viaggio apostolico in Romania. Sono circa centomila i pellegrini che sfidando il maltempo hanno atteso il Pontefice nella spianata che circonda il santuario mariano di Sumuleu-Ciuc, Csiksomlyo in magiaro. Vengono dalle quattro diocesi latine della Transilvania, e anche dall’Ungheria.

Giovanni Paolo II nel suo viaggio del 1999 voleva venire da queste parti, ma non gli fu permesso. Lo ricorda nel suo saluto l’arcivescovo di Alba Julia (Gyulafehervar) Gyorgy-Miklos Jakubinyi che ringrazia Francesco per aver adempiuto al desiderio di papa Wojtyla.

Il tempo inclemente ha impedito al Pontefice di arrivare in elicottero, così il corteo papale giunge in auto dall’aeroporto di Targu Mures (Marosvasarhely). Ma la messa inizia puntuale. C’è il tempo anche per un breve giro in papamobile tra la folla. E la pioggia sembra dare una tregua.

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Papa Francesco arriva al santuario mariano di Sumuleu-Ciuc (Lapresse)

La ricchezza di un popolo sono i suoi volti e le sue culture

Nell’omelia papa Francesco ricorda che il sabato di Pentecoste i fedeli arrivano in questo santuario per «onorare» il voto degli antenati, per «fortificare la fede in Dio» e «la devozione della Madonna». IL TESTO DELL’OMELIA

In queste terre, nel cuore della Romania, abitano infatti gli szekely (siculi, nella versione latinizzata), una popolazione di stirpe ungherese che anche quando la Transilvania passò in maggioranza al protestantesimo rimase fedele a Roma. E nel Santuario si trova una monumentale statua lignea della Vergine che risale al XVI secolo, che il Pontefice onora con una rosa d’oro.

Per il Pontefice Maria in ogni santuario «veglia e intercede» anche «davanti a ciascuno di noi, perché non ci lasciamo rubare la fraternità dalle voci e dalle ferite che alimentano la divisione e la frammentazione». «Le complesse e tristi vicende del passato – continua – non vanno dimenticate o negate, ma non possono nemmeno costituire un ostacolo o un argomento per impedire una agognata convivenza fraterna».

Papa Francesco non entra nel dettaglio, ma conosce bene le tensioni etniche presenti in queste contrade, con la componente ungherese – maggioritaria in tre distretti transilvani ma minoranza nel Paese -, che si sente non riconosciuta in tutti i suoi diritti dalla maggioranza romena. Tensioni che hanno riverberi anche in campo ecclesiale.

È un invito a «camminare insieme». Infatti la ricchezza di un popolo «sono i suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni». Ad ascoltarlo ci sono anche la premier romena Viorica Dancila e, come semplice pellegrino, il presidente ungherese Janos Ader.

Al termine della liturgia c’è la visita alla casa arcidiocesana intitolata a Jakab Antal, eroico presule che guidò la Chiesa di Alba Julia dal 1980 al 1990 dopo essere detenuto in carcere per 13 anni. Papa Francesco saluta e benedice un gruppo di persone con disabilità.

Dopo pranzo il volo a Iasi, nell’estremo nord est del Paese, capitale culturale della Romania. E’ l’incontro con i giovani e le famiglie che si svolge nella regione, la Moldavia, dove sono più presenti i cattolici romeni. Prima c’è una breve visita nella nuova cattedrale, dove il Papa saluta i presenti, molti disabili accompagnati dalle famiglie, e invita a pregare insieme la Madonna con un’Ave Maria.

L’incontro coi giovani e famiglie: non dimenticate le radici

In Piazza della Cultura si celebra l’incontro con i giovani e le famiglie. Sono in circa centomila ad accogliere festanti il successore di Pietro.

Papa Francesco parla dopo alcune testimonianze. Ringrazia per il “caloroso benvenuto”. Cita anche i fedeli delle minoranze di lingua csango (un dialetto ungherese), polacca e russa. Chiede che per ogni bambino “il diritto al futuro”. Anche in questa occasione esorta a “camminare insieme”, “ognuno con la propria lingua e tradizione, ma felice di incontrarsi tra fratelli”. Incita non dimenticare “le radici”, la “fede semplice e robusta” delle madri e delle nonne.

Ricorda che la fede “non è quotata in borsa”, ma è “un dono”. Ribadisce che “senza amore e senza Dio nessun uomo può vivere sulla terra”. E che “il peggio” viene quando “vediamo più trincee che strade”. Papa Francesco chiama i giovani ad essere “pellegrini del XXI secolo, capaci di nuova immaginazione dei legami che li uniscono”. Un compito che non si assolve creando “grandi programmi o progetti”, ma lasciando “crescere la fede”.

Infine il rientro a Bucarest. Nel corso della giornata Papa Francesco ha percorso più di mille chilometri, in aereo, bus ed elicottero. Ma ha visitato le zone più cattoliche del Paese. Manca solo il tributo ai greco cattolici. Ci sarà con la beatificazione di sette vescovi prevista nell’ultima tappa di Blaj.

Avvenire, Gianni Cardinale (estratti)