La necessità di un «dialogo senza frontiere», per favorire la collaborazione tra cristiani e musulmani, è stata rilanciata dal vescovo comboniano Miguel Ángel Ayuso Guixot, nel corso di una trasmissione radiofonica andata in onda martedì sera, 24 aprile, sul canale Österreich 1. A Vienna si sono ritrovati su invito del governo austriaco alcuni protagonisti del dialogo islamo-cristiano per un programma di due ore intitolato In the spirit of dialogue. Nel corso della serata, alla quale ha partecipato anche il nunzio apostolico Peter Zurbriggen, hanno offerto una significativa testimonianza il cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, e l’imam della capitale centrafricana.

Da parte sua il segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha parlato del ruolo del Centro internazionale per il dialogo Kaiciid, che ha sede proprio nella capitale dell’Austria, e di cui la Santa Sede è organismo osservatore fondatore. Ripercorrendo le principali tappe che hanno portato alla nascita del Centro viennese, il presule ha ricordato come nello spirito della dichiarazione Nostra aetate a partire dal concilio Vaticano II la Chiesa cattolica abbia promosso il dialogo con i seguaci di altre tradizioni religiose «ovunque, in qualsiasi momento e con chiunque». Quindi ha accennato alla visita senza precedenti in Vaticano compiuta nel novembre 2007 dal defunto re Abdullah Bin Abdul-Aziz per incontrare Benedetto XVI. Quest’ultimo decise di sostenere l’iniziativa del sovrano saudita sfociata poi nella Conferenza mondiale per il dialogo, svoltasi a Madrid nel 2008 con l’appoggio della Lega musulmana mondiale, e nella successiva apertura nel novembre 2012 dell’International dialogue center – Kaiciid, nella capitale austriaca. In quella circostanza, durante la cerimonia d’inaugurazione, ha spiegato monsignor Ayuso Guixot, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, sottolineò l’importanza di un dialogo incentrato su «onestà, visione e credibilità». Solo in questo modo infatti la testimonianza di pace dei leader religiosi può essere credibile nel momento buio che sta vivendo l’umanità, ferita da pericolosi estremismi e fondamentalismi che scatenano guerre e violenze nel nome di Dio. Ecco allora che davanti a tali drammi anche il più piccolo passo nella direzione della pace può rappresentare una vittoria del dialogo. Come testimonia la recente visita compiuta la settimana scorsa dagli stessi vertici del dicastero vaticano in Arabia Saudita per incontrare sia l’attuale monarca Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante dell’islam Medina e La Mecca, sia il segretario della Lega musulmana mondiale.

L’Osservatore Romano, 25-26 aprile 2018.