L’ingresso di questa celebrazione nella preghiera liturgica della Chiesa «aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel convito eucaristico, alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti», spiega il decreto stesso. La memoria sarà inserita in tutti i calendari e libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore. E i testi in latino sono stati già allegati al documento, mentre le loro traduzioni spetteranno alle Conferenze episcopali nazionali. La memoria liturgica vale per il rito romano, quindi non per il rito ambrosiano ad esempio. Per questo 2018 la celebrazione cadrà lunedì 21 maggio.Già nelle Litanie lauretane – per volontà di san Giovanni Paolo II nel 1980 – la Madonna è venerata come Madre della Chiesa. Era stato comunque il beato papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, a dichiarare la Vergine «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei pastori, che la chiamano Madre amantissima» e a stabilire che «l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome». In occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione, nel 1975, la Santa Sede propose una Messa votiva in onore della Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale romano. Ma ciò non era parte delle memorie del Calendario liturgico. E ancora nel 1986, sempre durante il pontificato di papa Wojtyla, vennero pubblicati altri formulari nella raccolta di Messe della beata Vergine Maria. Ed è accaduto anche che ad alcune nazioni (come Polonia e Argentina), diocesi e famiglie religiose che ne facevano richiesta fosse concessa la possibilità di aggiungere questa celebrazione nel loro Calendario particolare. Adesso la celebrazione di Maria Madre della Chiesa diventa universale per tutta la Chiesa di rito romano e obbligatoria. La decisione vuole promuovere una «devozione» che può «favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana», chiarisce il decreto.

Il titolo di Maria Madre della Chiesa ha radici profonde. Il fatto che la Vergine Maria sia Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole “profetiche” di sant’Agostino e di san Leone Magno. Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’altro poi, quando evidenzia che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Riflessioni teologiche scaturite dalla pagina del Vangelo di Giovanni (Gv 19, 25) in cui si narra che Maria stava ai piedi della Croce. E Cristo le affidò il discepolo prediletto, Giovanni, dicendo: “Donna, ecco tuo figlio!”. E poi: “Ecco tua madre!”. La Madonna – sottolinea il decreto – «accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero».
Già nel Cenacolo Maria ha iniziato la propria missione materna pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo. E la scelta della memoria liturgica nel Lunedì dopo Pentecoste è legata proprio a questa presenza della Vergine nel Cenacolo. Nel corso dei secoli – aggiunge il documento del dicastero vaticano – «la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”, come appare in testi di autori spirituali e pure del magistero di Benedetto XIV e Leone XIII».
L’INTERVISTA A PADRE MAGGIONI, SOTTOSEGRETARIO DEL DICASTERO VATICANO: ECCO COME E’ NATA LA MEMORIA LITURGICA E LA SCELTA DELLA DATA
Mariologo. «Ecco com’è nata la festa della Madre della Chiesa e la scelta del giorno»

Padre Corrado Maggioni, docente di mariologia liturgica alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma
In alcuni Paesi e Ordini religiosi si celebra già da anni la memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa. Accade ad esempio «in Polonia e in Argentina dove la data è proprio quella del Lunedì dopo Pentecoste», spiega padre Corrado Maggioni, docente di mariologia liturgica alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum e al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo di Roma. Anche così si comprende la scelta di papa Francesco di iscrivere la memoria di Maria Madre della Chiesa nel Calendario romano generale nel Lunedì dopo Pentecoste, come prevede il decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti di cui padre Maggioni è sottosegretario. Ma l’opzione di questo giorno ha radici bibliche. «Gli Atti degli Apostoli – afferma il religioso della Compagnia di Maria, comunemente nota come famiglia monfortana – raccontano che la Madre di Gesù è presente nel Cenacolo, in preghiera con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo. Pertanto il giorno celebrativo vuole evidenziare che la Chiesa della Pentecoste, animata dallo Spirito del Risorto, cammina nel tempo sotto la premurosa guida materna della Vergine».
Secondo padre Maggioni, la “novità” introdotta dal Papa va letta come «una ricezione nella lex orandi, ossia nella preghiera liturgica, della rinnovata comprensione che la Chiesa stessa ha avuto di Maria nell’economia della salvezza, alla luce del capitolo VIII della Lumen gentium del Vaticano II. È una maturazione, anche in ambito liturgico, del legame che unisce ogni battezzato e l’intera Chiesa alla Madre del Signore». Per il religioso, «porre attenzione alla maternità ecclesiale di Maria non è coltivare una devozione mariana fra le tante, ma obbedire al volere di Gesù». Infatti «essa si fonda sulla volontà testamentaria di Cristo. Perché è il Vangelo stesso di san Giovanni a testimoniare quali siano state le ultime volontà di Gesù in croce. Dicendo a Maria: “Donna, ecco il tuo figlio!”, ha voluto che si prendesse cura di ogni suo discepolo come madre; e dicendo al discepolo amato: “Ecco tua madre!”, ha chiesto che ogni discepolo nutrisse un legame filiale con Maria». E padre Maggioni fa notare un particolare: «Il decreto è datato 11 febbraio, memoria della Vergine di Lourdes. E quest’anno il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del malato aveva come tema proprio Mater Ecclesiae: “Ecco tuo figlio … Ecco tua madre”».

Papa Francesco durante la sua visita nel Santuario mariano di Fatima (Epa)
Il titolo della nuova memoria liturgica è legato al Concilio. «È stato Paolo VI, nel promulgare la Lumen gentium il 21 novembre 1964, a dichiarare Maria Madre della Chiesa – ricorda il religioso –. Del resto questo documento del Vaticano II pone in luce l’intimo nesso che vincola Maria alla Chiesa, in Cristo. Papa Montini ha inteso così riconoscere quanto era già presente nel sentire ecclesiale poiché alcuni Padri antichi e autori spirituali, come pure il magistero pontificio, avevano riflettuto sulla maternità di Maria e la vitalità della Chiesa. Lo stesso Paolo VI ne ha trattato nella Marialis cultus. In previsione dell’Anno Santo del 1975, la Congregazione per il culto divino propose una Messa votiva in onore della Madre della Chiesa, poi entrata nel Messale. Quindi Giovanni Paolo II concesse alle Conferenze episcopali di aggiungere l’invocazione di Madre della Chiesa nelle Litanie lauretane».
Adesso, per volontà di Francesco, la celebrazione della maternità spirituale di Maria entra nella liturgia come memoria universale e obbligatoria. «La maternità ecclesiale della Vergine – conclude il mariologo – torna spesso nelle parole di Francesco il quale più volte ha ricordato come Maria, in quanto madre, non abbandoni mai i suoi figli e mai arrossisca dei loro sbagli. Ecco, le parole del Pontefice e i suoi gesti mariani esprimono un chiaro atteggiamento filiale verso la Madre della Chiesa e testimoniano la convinzione che la Vergine abbraccia in ogni istante ciascuno di noi»
