“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.



20. La prima opera di Dio in Lei è lo sguardo divino
Maria confessa che la prima opera di Dio in lei è lo sguardo divino che si è posato su lei, ed è anche l’opera maggiore, dalla quale tutte le altre dipendono e dalla quale tutte scaturiscono. Infatti, ogni qual volta Dio rivolge il suo sguardo verso qualcuno, da Lui discende la grazia e la salvezza, da cui si originano tutti i doni e tutte le opere. Così leggiamo in Genesi IV, che Egli considerò Abele e la sua offerta, ma non altrettanto fece con Caino. Ecco perché nel Salterio ricorre spesso la preghiera che Dio volga verso di noi il suo volto, che non lo nasconda, che lo faccia risplendere su di noi e altre simili espressioni. La stessa Maria stessa dimostra di ritenere che sia questo il dono più grande, quando dice: “Ecco, per questo sguardo tutte le generazioni mi chiameranno beata”.
Si badi alle parole: essa non dice che si parlerà molto bene di lei, che si celebrerà la sua virtù, si esalterà la sua verginità o umiltà, o che si canterà un inno all’opera sua, ma si dirà soltanto che Dio ha riguardato a lei, per cui essa è beata. Ciò significa onorare Dio con tanta purezza, che non sarebbe possibile di più. Per questa ragione essa accenna allo sguardo e dice: “Ecce enim, ex hoc”. “Ecco, d’ora innanzi mi chiameranno beata… “, cioè da questo momento in cui Dio ha riguardato alla mia bassezza, io vengo chiamata beata.
Non viene lodata lei, ma la grazia di Dio scesa sulla sua persona; anzi viene disprezzata e disprezza se stessa, dicendo che la sua bassezza è stata riguardata da Dio. Perciò celebra anche la sua beatitudine prima di narrare le opere che Dio le ha fatto e tutto attribuisce allo sguardo divino posatosi sulla sua bassezza.

 


dal Commento al Magnificat di Martin Luther, in italiano Martin Lutero (1483 1546), teologo tedesco e iniziatore della riforma protestante. Il suo Commento al Magnificat, scritto nel 1520, è particolarmente noto ed ha subito delle riletture dopo il Concilio Vaticano II. Oltre il suo interesse mariologico, l’opera testimonia l’intensa spiritualità di Lutero e il suo modo radicalmente nuovo di fare teologia.