“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.

13. La falsa umiltà non sa mai d’essere orgoglio.
D’altra parte la falsa umiltà non sa mai d’essere orgoglio, perché se lo sapesse diverrebbe subito umile considerando l’orribile difetto; ma essa è attaccata col cuore, con la mente e ogni facoltà alle cose grandi, tanto che le tiene continuamente dinanzi agli occhi, si occupa sempre di esse, per cui non può vedere se stessa né prendere coscienza di sé.
Perciò l’onore non la può sorprendere né può essere per lei inaspettato, anzi nutre pensieri del genere; ma il disonore e l’umiliazione le giungono inaspettati, mentre essa nutriva ben altri pensieri. Perciò non ha senso che s’insegni l’umiltà tenendo presenti cose povere e disprezzate; d’altra parte nessuno diverrà orgoglioso perché gli si pongono dinanzi delle cose grandi. Non le immagini, ma il modo di considerarle dev’essere trasformato. Quaggiù noi dobbiamo vivere tra immagini superbe e umili, ma, come dice Cristo, l’occhio dev’essere cavato (Mt. 18:9). In Genesi, III, Mosè non dice che Adamo ed Eva dopo la caduta abbiano veduto cose diverse da quelle di prima, ma dice che i loro occhi furono aperti e si videro nudi; per quanto anche prima fossero stati nudi, ma non ne avevano avuto coscienza.
La regina Ester portava una ricca corona sul suo capo, eppure diceva che agli occhi suoi essa era come un panno impuro (Ester, 3:11). Allora non furono tolte da lei le immagini superbe, anzi le furono poste dinanzi come ad una regina potente, e nessuna immagine umile le era presente; ma il modo di guardarle era umile, il cuore e l’animo non ricercavano cose grandi; perciò Dio fece miracoli per suo mezzo.
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dal Commento al Magnificat di Martin Luther, in italiano Martin Lutero (1483 1546), teologo tedesco e iniziatore della riforma protestante. Il suo Commento al Magnificat, scritto nel 1520, è particolarmente noto ed ha subito delle riletture dopo il Concilio Vaticano II. Oltre il suo interesse mariologico, l’opera testimonia l’intensa spiritualità di Lutero e il suo modo radicalmente nuovo di fare teologia.