Una grande stella, attorno alla quale ruotano sette pianeti, sei dei quali con una zona temperata, in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi

La scoperta – clamorosa – da parte della Nasa di un nuovo sistema solare, composto da ben 7 mondi di cui alcuni simili alla Terra, riapre il dibattito sul futuro della ricerca degli esopianeti.

L’annuncio appena effettuato dell’Agenzia spaziale americana, infatti, se da un lato sancisce la fine della missione Keplero, dall’altro apre nuove prospettive: come l’individuazione di un pianeta davvero gemello della Terra. Già perchè Keplero non viene più ritenuta sufficiente (ad oggi comunque ha individuato più di mille esopianeti) e quindi con un vero e proprio cambio di passo si cerca di andare oltre. La missione Keplero terminerà ufficialmente a ottobre.

Una illustrazione di come potrebbe apparire uno dei nuovi pianeti (foto tratta dal sito della Nasa)

A prendere il testimone – già da quest’anno – sarà “Tess” (Transiting Exoplanet Survey Satellite). Mentre l’anno prossimo quest’ultimo sistema sarà affiancato dal telescopio spaziale “Webb”, in grado di analizzare la luce stellare filtrata dall’atmosfera dei singoli pianeti, ricavandone quindi parte della composizione. In futuro poi per un’osservazione più di dettaglio – comprese delle vere e proprie immagini – entrerà in servizio Wide Field Infrared Survey Telescope (Wfirst).

I pianeti e f g sono nella cosiddetta “zona abitabile” (foto dal sito della Nasa)

Ma tornando al nuovo sistema solare individuato, a sottolineare la portata della scoperta sono le sue caratteristiche. Una grande stella, attorno alla quale ruotano 7 pianeti simili alla Terra, sei dei quali con una zona temperata, in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi.

Un confronto tra sistema solare e la nuova scoperta

La Nasa parla del più grande sistema planetario mai scoperto con tanti «possibili sosia della Terra». La stella, chiamata Trappist-1, è distante 39 anni luce da noi.

In tutti i nuovi pianeti potrebbe esserci dell’acqua, ma nei tre della “zona abitabile” potrebbe trovarsi allo stato liquido.

Ma la lezione tratta dalla Nasa negli ultimi anni – e da qui il cambio di strategia con il potenziamento delle ricerche – è che gli esopianeti non sono quella rarità che si pensava fino a una decina d’anni fa: anzi, tutti o quasi i sistemi solari – anche quelli doppi o tripli – comprenderebbero dei mondi e dunque l’esistenza di un “pianeta gemello” della Terra si è trasformata in una questione statistica, non più teorica.

Davide Re
Avvenire mercoledì 22 febbraio 2017