Dopo il nullaosta della Congregazione delle cause dei santi, è giunto a conclusione il lavoro preliminare. In autunno l’istituzione del tribunale diocesano per la prima fase dell’iter verso gli altari 

29 maggio 2002. Don Primo Mazzolari interpreta Gesù nella sacra rappresentazione della Passione

29 maggio 2002. Don Primo Mazzolari interpreta Gesù nella sacra rappresentazione della Passione

Un passo importante verso la beatificazione è compiuto. Il lavoro preliminare all’apertura della causa è terminato. Il cammino verso gli altari di don Primo Mazzolari ora può iniziare ufficialmente. La diocesi di Cremona, una volta ottenuto il via libera della Santa Sede, ha infatti deciso di far partire il processo previa la nomina dei membri del tribunale diocesano.

«Presumibilmente si potrà cominciare in autunno», spiega don Bruno Bignami, presidente della Fondazione don Mazzolari. Ma intanto, a seguito del nulla osta della primavera 2015 della Congregazione delle cause dei santi, «dopo mesi di studio, è giunto a conclusione il lavoro sia dei censori teologi, sia della commissione storica», chiarisce don Bignami.

Un lavoro complesso che ha analizzato a tutto tondo il parroco della bassa padana capace di leggere i segni dei tempi, dar voce ai poveri risultando un profeta, uno che «aveva il passo troppo lungo – disse Paolo VI, che da arcivescovo di Milano nel 1957 chiamò il sacerdote a predicare agli universitari – e noi si stentava a tenergli dietro». Dalla ricerca effettuata è emerso un parere più che favorevole e ben articolato. Dal punto di vista dottrinale e morale «lo studio analitico delle sue pubblicazioni mostra la costante preoccupazione di don Primo di rimanere fedele alla Verità». E anche sul piano dell’antropologia si vede «quanto lucida fosse la distanza del pensiero di Mazzolari – dice don Bignami, massimo esperto di questa figura – dalle ideologie diffuse nel suo tempo. In particolare emerge una profonda sensibilità cristologica: ha saputo leggere la storia con la lente della fede di Cristo».

Risultato significativo condensato in una relazione commissionata dal vescovo emerito Dante Lafranconi e ora consegnata all’attuale vescovo di Cremona, Antonio Napolioni. Era un uomo forte e coraggioso, capace di non restare a guardare il travaglio storico del Paese, ma di testimoniarlo come soldato e cappellano militare nella prima guerra mondiale, come parroco, come antifascista e «sostenitore delle istanze della pace, costruttore della riconciliazione in diverse piazze italiane – come si legge nell’ultima biografia ‘Don Primo Mazzolari parroco d’Italia’ firmata da don Bignami – saggista, promotore del dialogo tra differenti anime della società».

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(Foto della Fondazione Don Primo Mazzolari)

Un sacerdote lungimirante ma scomodo per la chiarezza della sua parola che ora la diocesi di Cremona chiede di diffondere accompagnando questa opera con la preghiera perché la causa sia ben preparata. Nel tempo infatti dell’attesa della apertura ufficiale le iniziative per mettere a fuoco la ‘tromba dello Spirito Santo’ (come lo ha definito papa Giovanni XXIII) si moltiplicano.

L’8 aprile la Fondazione, che a Bozzolo porta il suo nome, celebrerà l’anniversario della morte con un convegno sul contributo del pensiero di Mazzolari alla Costituente e poi, il 23 dello stesso mese, con una celebrazione solenne, presente il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Mentre la parola di don Primo sbarcherà anche a Hong Kong quando il 21 maggio si sarà la presentazione della traduzione cinese di ‘Non uccidere’, manifesto del pacifismo cattolico. A dire quanto il pensiero coraggioso del parroco della Bassa sappia varcare i confini e parlare agli uomini di culture diverse.

Maria Chiara Gamba
Avvenire venerdì 17 febbraio 2017