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L’incoraggiamento al «piccolo gregge» di cattolici a vivere la propria fede all’insegna del servizio. L’esortazione a superare le controversie internazionali – come quella con la vicina Armenia – con «il dialogo e il negoziato» e non attraverso «sanguinosi conflitti». Il grido «mai più violenza in nome di Dio!», perché Dio «non può giustificare nessuna forma di fondamentalismo». Sono questi alcune dei messaggi lanciati da Papa Francesco nella sua breve ma intensissima visita nell’Azerbaigian, paese a stragrande maggioranza islamica, ma istituzionalmente laico, dove i seguaci della Chiesa di Roma sono appena alcune centinaia.

Il successore di Pietro è giunto a Baku domenica mattina dopo i due giorni dedicati alla Georgia. Primo appuntamento la messa celebrata nella piccola chiesa dell’Immacolata. Ai cattolici presenti ha ricordato i due «aspetti essenziali» della vita cristiana: «la fede e il servizio». E ha spiegato che la fede «non va confusa con lo stare bene o col sentirsi bene», ma è «il filo d’oro che ci lega al Signore». E in questo la nostra parte è appunto il «servizio».

Fede e servizio insomma «non si possono separare» e sono intrecciati, ha sottolineato evocando una immagine cara ai popoli caucasici, come la trama e l’ordito di «un bel tappeto».

Tenendo presente che il servizio non è l’«essere ligi ai propri doveri» o «compiere qualche opera buona», ma offrire una «disponibilità totale, una vita piena a disposizione, senza calcoli e senza utili».

Dopo essersi fermato a pranzo con la piccola comunità salesiana, unica presenza di clero cattolico in Azerbaigian, il Papa si è recato nel palazzo presidenziale per la visita di cortesia al capo dello stato Ilham Aliev, in carica dal 2003 quando è succeduto al padre Heydar. Successivamente il vescovo di Roma ha tenuto un discorso nel moderno Centro Heydar Aliyev, dove si è svolto l’incontro con i rappresentanti delle istituzioni.

Prima di lui il presidente nel suo saluto ha lamentato l’occupazione armena della regione del Nagorno-Karabach che ha causato un milione di rifugiati azeri. Il Papa nel suo intervento non ha citato esplicitamente la questione, che è costata già una guerra. Ma dopo aver espresso «accoratamente» la sua «vicinanza a coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra e alle tante persone che soffrono a causa di sanguinosi conflitti», ha auspicato che «la comunità internazionale sappia offrire con costanza il suo indispensabile aiuto» e ha rivolto « tutti l’invito a non lasciare nulla di intentato per giungere ad una soluzione soddisfacente»  attraverso «l dialogo e il negoziato»

Parlando della situazione interna dell’Azerbaigian il pontefice si è detto particolarmente lieto per le cordiali relazioni che la comunità cattolica intrattiene con quella musulmana, quella ortodossa e quella ebraica. «Tali buone relazioni – ha aggiunto -rivestono un alto significato per la pacifica convivenza e per la pace nel mondo e mostrano che tra i fedeli di diverse confessioni religiose è possibile la cordialità dei rapporti, il rispetto e la cooperazione in vista del bene di tutti».

Infatti «l’attaccamento ai genuini valori religiosi è del tutto incompatibile con il tentativo di imporre con violenza agli altri le proprie visioni, facendosi scudo del santo nome di Dio». Questo concetto è stato ripreso anche nel corso dell’ultimo appuntamento in terra azera, la visita alla grande moschea “Heydar Aliyev” per l’incontro interreligioso.

«Dio – ha ribadito il Pontefice – non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo». «Ancora una volta – ha insistito – da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio! Dio – ha ribadito il Pontefice – non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo». .

Subito dopo questo suo ultimo discorso Papa Francesco e ripartito per Roma. Durante il volo si è tenuta la consueta conferenza stampa. Atterrato a Ciampino ha fatto ritorno in Vaticano.

Gianni Cardinale
Avvenire 3 ottobre 2016