Papa Francesco ha scritto una breve ma intensa lettera al il primo team olimpico formato da 10 atleti rifugiati che, per la prima volta nella storia, partecipa alle Olimpiadi grazie a una iniziativa congiunta del Comitato Olimpico internazionale (Cio) e dell’Onu che manda un forte messaggio di sostegno ai rifugiati in tutto il mondo in un momento in cui guerre e povertà stanno facendo aumentare ogni giorno di più il numero di persone costrette ad abbandonare i propri Paesi.

LapresseFo_52131129.jpgDella squadra fanno parte 10 atleti, 6 uomini e 4 donne: ci sono due nuotatori siriani, due judoka della Repubblica Democratica del Congo e sei corridori provenienti da Etiopia e Sud Sudan. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni e hanno cercato rifugio in altri Paesi.

I 10 atleti hanno sfilato al Maracanà sotto la stessa bandiera, quella delle Olimpiadi: parlano lingue diverse ma rappresentano un unico popolo di oltre 60 milioni di persone in fuga che hanno lo stesso linguaggio del dolore e della speranza.

La 18enne Yusra Mardini, siriana, profuga a Lesbo, che ha salvato decine di persone spingendo a nuoto fino a riva il gommone che aveva rotto il motore, in una conferenza stampa prima della cerimonia d’apertura dei Giochi di Rio ha spiegato: «Intendo rappresentare tutti i profughi per dimostrare a tutti che dopo il dolore e la tempesta vengono i giorni di calma. Desidero che nessuno rinunci ai propri sogni, che tutti facciano quello che sentono di fare nel loro cuore, anche se sembra impossibile».

Yusra Mardini:
la nuotatrice siriana che ha salvato la vita a 20 profughi


Yusra Mardini


Ci sono voluti tre quarti d’ora di nuoto per sospingere il gommone in avaria fino alla costa greca. Con la pura forza dei muscoli e della volontà: Yusra Mardini è riuscita così a salvare la vita ai 20 profughi che viaggiavano con lei nel mar Egeo, diretti a Lesbo.

Siriana, 17enne, nuotatrice professionista, oggi rifugiata in Germania, Yusra proprio in questi giorni ha fatto registrare il suo nuovo record nei 400 misti (5:21,30) nella piscina della Wasserfreunde Spandau 04 dove si sta allenando a Berlino.

E se nel presente Yusra sta pensando a migliorare i suoi tempi in vasca per coronare il suo sogno di partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, nel suo recente passato c’è già una medaglia olimpica, conquistata in mare aperto, nell’Egeo, che è valsa la vita di altre 20 persone.

UNHCR_Gord_50833096.jpg

Yusra si è tuffata in mare con la sorella maggiore Sarah quando il motore del gommone, pieno di profughi in fuga dalla Siria, si è inceppato nella pericolosa traversata dell’Egeo. «Insieme, Yusra, Sarah e altri due compagni di viaggio hanno cominciato a spingere la barca, tendendo le orecchie a segni di vita del motore che non sono mai arrivati».

Yusra e Sarah, dopo aver salvato la vita dei loro compagni di traversata, sono miracolosamente arrivate vive sull’isola greca di Lesbo, impedendo che un tragico naufragio provocasse altre vittime nelle acque dell’Egeo.
«Sarebbe stato vergognoso se le persone sulla nostra barca fossero annegate», ha detto Yusra all’Acnur, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, una volta arrivata a Berlino: «C’erano persone che non sapevano nuotare sul gommone. Non ci ho pensato un secondo al fatto che avrei potuto annegare. Non potevo non aiutare quelle persone e se anche avessi dovuto morire, avrei voluto sentirmi fiera di me e di mia sorella».

UNHCR_Gord_50833087PSController

Da Damasco a Beirut, da Istanbul a Izmir e Lesbo: le sorelle Mardinia piedi hanno intrapreso la rotta balcanica per la Germania dove oggi stanno finalmente cercando di ricostruire le loro vite.

Il sogno di Yusra di tentare di qualificarsi per le Olimpiadi di Rio de Janeiro è diventato realtà grazie a una ong tedesca e all’allenatore di nuoto Sven Spannekrebs che ha preso l’adolescente siriana sotto la sua protezione, aiutando lei e la sorella a ottenere le carte per lo status di profugo in Germania.

 Ilaria Solaini
Avvenire 26 aprile 2016