Il Papa prega a Yerevan


Dialogo e cooperazione sono le vie privilegiate per superare tensioni e conflitti: è questa la strategia vincente, in un mondo minato dall’odio e lacerato dalle divisioni, indicata dal Papa nel primo giorno della sua visita in Armenia e sottolineata dalla stampa internazionale. Tale strategia è richiamata anzitutto dal «New York Times» che, in un articolo di Elisabetta Povoledo, rileva come le parole pronunciate da Francesco siano un balsamo per il popolo armeno, che nella sua storia ha tanto sofferto. Come pure si sottolinea l’attenzione di Francesco per la persecuzione dei cristiani nel Vicino oriente. Al riguardo il giornale newyorkese osserva che il Papa ancora una volta ha evidenziato l’urgenza di isolare coloro che usano la religione, strumentalizzando e manipolando il nome di Dio, per fare guerre e innescare violenze.
«The New York Times», «The Guardian» e «The Washington Post» mettono poi l’accento sul fatto che Francesco, parlando a braccio, ha usato il termine «genocidio» in riferimento al massacro, durante la prima guerra mondiale, di circa un milione e mezzo di armeni per mano dei turchi ottomani: nel pronunciare quella parola, scrive «The New York Times», Francesco ha nuovamente dato prova della sua predilezione per un linguaggio chiaro e diretto.
«The Guardian» rileva la grande gioia del popolo armeno, onorato di dare il benvenuto al Papa che, ricorda il quotidiano britannico, già quando era arcivescovo in Argentina si era fatto sostenitore della loro causa. Nell’articolo si sottolinea l’apprezzamento di Francesco per un Paese che anche nei tempi più bui e travagliati ha saputo tenere viva «la luce della fede». Il quotidiano cita poi le testimonianze di alcuni fedeli che esprimono amore e ammirazione per il Pontefice, che è sempre accanto agli ultimi e a chi soffre.
«Usa Today» evidenzia che la visita del Papa rappresenta una grande occasione per il popolo armeno per guardare avanti, a un futuro migliore. Infatti, rileva il quotidiano, il richiamo del Papa alle sofferenze sperimentate non deve essere visto solo come un atto dovuto nei riguardi del passato, ma soprattutto come un’esortazione a impegnarsi per un futuro in cui le divisioni siano superate attraverso il dialogo.
Sulle sofferenze che hanno segnato il popolo armeno pongono l’accento Elisabetta Piqué, sul quotidiano argentino «La Nación», e Gian Guido Vecchi sul «Corriere della Sera». Il giornalista italiano rileva come il Papa abbia ricordato con forza che da quel «grande male», che causò la morte di un’enorme moltitudine di persone, sia derivato il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, «rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose». Il tutto «mentre le potenze internazionali guardavano dall’altra parte». Dal canto suo «Avvenire» mette in rilievo lo spirito ecumenico evocato dal Papa, con l’auspicio che esso, in un mondo lacerato da conflitti, sia esempio e richiamo per tutti. E in un’intervista, pubblicata sempre su «Avvenire», di Marta Ottaviani, l’arcivescovo Raphael François Minassian, ordinario per gli armeni cattolici dell’ordinariato dell’Europa orientale, afferma che la visita del Papa è molto più di un viaggio ufficiale: è un tributo verso la prima popolazione cristiana del mondo.
E sull’esigenza, richiamata dal Papa, di superare le divisioni fra cristiani pone l’accento il «Catholic News Service». In un articolo di Cindy Wooden, si rileva come Francesco abbia esortato i fedeli ad abbracciare, al di là delle differenze, le dimensioni della carità e della mutua comprensione per sconfiggere le tenebre e conquistare la luce.

L’Osservatore Romano, 26 giugno 2016