“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Un granello di sale quotidiano per dare sapore alla tua giornata.

silenzio e solitudine, luce e bellezza, preghiera e contemplazione  (73)

11. Che diremo in proposito? Che diremo mai? Ti scongiuro, parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta (1 Samuele 3,9). Non è forse vero che di tutti coloro, grandi e piccoli, che si trovano nel regno di Dio, ciascuno nel suo ordine ama e desidera amare? E che l’unità nell’amore non permette che vi sia diversità, per cui, chi ha ricevuto questo dono in tal misura ama in modo più ardente, mentre l’inferiore, da parte sua, ama senza invidia, in chi gli è superiore, ovunque lo veda, il bene che egli desidera per sé e possiede in ogni caso quell’amore, per quanto grande possa essere, che egli ama in colui che a sua volta ama? Certamente, colui, che viene amato, è l’Amore stesso, che per la sovrabbondanza e la natura della sua bontà, colma di ugual grazia, seppur in diversa misura, quelli che amano e quelli che sono uniti nell’amore, quelli che gioiscono e quelli che sono uniti in questa gioia; e quanto più copiosamente questo Amore si infonde nei sensi di quelli che amano, tanto più li rende capaci di riceverlo, saziandoli ma senza nauseare; e senza diminuire il desiderio di questa sazietà, anzi aumentandolo, e allontanando, invece, ogni sofferenza dovuta all’ansietà.
Infatti, è l’Amore, come s’è detto, ad essere amato, il quale col torrente delle sue delizie scaccia da chi lo ama ogni sorta d’infelicità: il disgusto nella sazietà, l’inquietudine nel desiderio, la gelosia nel fervore; illuminandolo, come dice l’Apostolo, con chiarezza sempre maggiore (2 Corinzi 3,18), affinché nella luce veda la luce e nell’amore generi l’amore. Questa, infatti, è la fonte della vita, che perennemente scorre senza mai perdersi. Questa è la gloria, queste sono le ricchezze nella casa di chi è felice di amarti, poiché chi desidera, vi trova ciò che desidera e chi ama, ciò che ama. Ecco perché chi desidera, ama sempre desiderare e chi ama, sempre desidera amare; e a chi desidera e a chi ama, tu, o Signore, elargisci con tale abbondanza ciò che desidera e ama, che non v’è ansia che affligga chi desidera né fastidio chi abbonda. Non è forse questa, ti chiedo, o Signore, la vita eterna, della quale il Salmo (138,24) canta: Vedi se c’è in me la strada dell’iniquità e guidami nella vita eterna? Questo sentimento è la perfezione. Procedere sempre in tal modo è arrivarci. Perciò il tuo apostolo, che poco prima aveva detto: Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo cerco di continuare per conquistarlo, come anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù; continua dicendo: Soltanto, dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù in Cristo Gesù. Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti.

Da “La contemplazione di Dio” di Guglielmo di Saint-Thierry, (1075 circa –1148), monaco, teologo e filosofo francese, una delle voci più elevate della mistica medievale.