I  giovani hanno caricato i pesanti involucri sulle spalle e hanno percorso il lungo tratto di sterrato a piedi, spinti dalla forza delle gambe e della volontà.

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Così, una tanica dopo l’altra, l’acqua è arrivata dal pozzo al cantiere di Bura Tana dove sono stati fabbricati i mattoni artigianali di cui sono composte le pareti. I lavori, ormai, sono quasi terminati. Mancano solo le rifiniture. Il posto è, in effetti, irriconoscibile.

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Su quello che fino meno di un anno fa era un terreno pietroso, ora, grazie alla mano tesa dell’associazione Santina Onlus, fondata e guidata da monsignor Luigi Ginami, c’è una cappella. La prima e unica di questo villaggio semisconosciuto del nord-est kenyano: finora la missione doveva arrangiarsi alla bene e meglio per le celebrazioni.

La chiesetta di Bura Tana, però, non ha solo un’oggettiva importanza pratica. L’edificio ha un forte valore simbolico: custodirà la memoria dei 148 studenti cristiani massacrati il 2 aprile 2015. I giovani – i più grandi avevano 23 anni – furono assassinati a sangue freddo da un commando di al-Shabaab a causa della loro fede, nell’Università di Garissa, città più a nord di Bura Tana.

Esattamente un anno e un mese dopo, il 2 maggio, un gruppo della Fondazione Santina sarà nel villaggio per l’inaugurazione ufficiale della cappella. «Fa bene ricordare questi ragazzi, martiri del nostro tempo», dice ad Avvenire Emanuele Berbenni, referente di Santina per il programma Hiv e morbo di Chagas e uno dei quattro italiani della delegazione, insieme a monsignor Ginami, Marzia Rossi e Caterina Piantoni. Della comitiva fanno parte anche i kenyani Jimmy e Doreen, partner locali della Fondazione.

«La testimonianza dei 148 giovani di Garissa ci provoca come cristiani, spingendoci a impegnarci, nel nostro piccolo, per costruire un mondo più evangelico, occupandoci dei nostri fratelli, vicini e lontani», sottolinea Berbenni.

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Per questo, il viaggio di Santina – dopo la sosta al Memoriale per gli studenti costruito nel campus di Garissa – proseguirà per Watamu, Malindi e Lango Baya, dove la fondazione realizza progetti di solidarietà.

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A Msabaha, sulla costa, non lontano dai resort turistici di Malindi, in particolare, Santina collabora con la missione locale per assistere gli oltre 26mila sieropositivi della zona. A questi ultimi il governo fornisce gratuitamente gli antiretrovirali. La maggior parte, però, è troppo povero, denutrito e senza forze per recarsi a prenderli al distante ospedale centrale.

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La onlus bergamasca, dunque, ha organizzato un servizio per recapitare ai malati con meno risorse, cibo e medicine. Un momento clou del viaggio sarà, infine, la visita al sovraffollato carcere di Mtangani, per portare una parola di speranza ai detenuti nell’Anno della Misericordia.

Lucia Capuzzi
Avvenire 27 aprile 2016