“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Un granello di sale quotidiano per dare sapore alla tua giornata.

silenzio e solitudine, luce e bellezza, preghiera e contemplazione  (190)

7. Poiché, dunque, in questo modo i miei occhi interiori sono fallaci, offuscati e ciechi, ti prego di aprirmeli al più presto, non però come si aprirono gli occhi carnali di Adamo, perché vedesse la sua confusione, ma perché io veda, o Signore, la tua gloria; perché, dimentico della mia piccolezza e della mia povertà, io mi possa risollevare tutto e correre incontro all’abbraccio del tuo amore, vedendo colui che amerò e amando colui che vedrò; e morendo a me stesso, io incominci a vivere in te e a trovare in te il mio bene, visto che in me ho trovato il male più nefasto. Affrettati, però, Signore, non tardare! Infatti, o Signore, la grazia della tua sapienza o, meglio, la sapienza della tua grazia conosce le scorciatoie: e là dove non si può pervenire in virtù di alcun argomento di carattere razionale o intellettualistico né di alcuna discussione, quasi servissero da scala, si giunge là, al torrente delle tue delizie, alla gioia completa del tuo amore; colui, al quale questo è concesso, se con fede ha cercato, se con fede ha bussato, se lo trova spesso davanti all’improvviso.
Però, Signore, se talora – e questo è così raro! – mi ritrovo a partecipare un poco a questa gioia, io grido, levo la mia voce: Signore, è bello per noi stare qui, innalziamo qui tre tende (Matteo 17,4): una per la fede, una per la speranza e una per l’amore. Ignoro, forse, quel che dico, quando affermo: È bello per noi stare qui? Ma ecco che d’improvviso ricado sulla terra, come morto e, pur guardandomi intorno, non vedo nulla, mi ritrovo al punto di prima, cioè nel dolore del cuore e nell’afflizione dello spirito.

Fino a quando, Signore, fino a quando? Per quanto tempo ancora farà progetti la mia anima e proverà dolore il mio cuore (Salmo 12,1‑2)? Fino a quando il tuo Spirito eviterà di restare negli uomini, perché sono carne, continuando ad andare, a venire e a spirare dove vuole? Ma quando il Signore strapperà Sion dalla sua prigionia, noi saremo come consolati. Allora la nostra bocca sarà piena di gioia e la nostra lingua di esultanza (Salmo 125,1‑2). Frattanto me infelice, perché il mio esilio si è prolungato: ho dimorato con gli abitanti di Cedar, a lungo l’anima mia vi ha soggiornato (Salmo 119,5‑6). Ma mi risponde nel profondo del cuore la verità della tua consolazione e la consolazione della tua verità.

Da “La contemplazione di Dio” di Guglielmo di Saint-Thierry, (1075 circa –1148), monaco, teologo e filosofo francese, una delle voci più elevate della mistica medievale.