La rubrica della “Lavanda dei piedi” come “caso serio” di “traduzione della tradizione” (di Andrea Grillo)

La pubblicazione del Decreto con cui la Congregazione per il Culto divino riforma la rubrica della “Missa in coena domini” relativa al rito della Lavanda dei piedi apre uno sguardo rinnovato sulla tradizione liturgica. La tradizione liturgica, per restare fedele al suo compito di mediazione del Vangelo, deve guardare non solo indietro, ma anche avanti, “alla luce del Vangelo e della esperienza degli uomini” (GS 46).

Non più tardi di alcuni giorni fa papa Francesco, nella sua quotidiana omelia a S. Marta, aveva messo in guardia da coloro che si rifugiano dietro un “si è sempre fatto così”. Questo non è affatto un criterio di “sana tradizione”. E sulla stessa linea già da tempo (forse da troppo tempo?) egli aveva scritto alla Congregazione del culto perché si rivedessero le rubriche della Lavanda dei Piedi, durante la celebrazione serale del Giovedì Santo.

Papa Francesco cambia il rito Lavanda dei piedi

Che cosa è successo, insomma? Il papa, da ormai tre anni, aveva celebrato la solenne messa del giovedì santo “in carcere”, con detenuti e detenute, in mezzo ai peccatori, con un gesto straordinariamente eloquente, ma che le rubriche – in senso stretto – non avrebbero potuto permettere. Inevitabilmente la profezia “trasgredisce”. Questo è un piccolo esempio di una “fedeltà al Vangelo” che non passa attraverso la “obbedienza alle rubriche”, ma attraverso una “obbedienza più grande”, che è potuta apparire – ad occhi poco interessati alla storia biblica e alle storie vissute da uomini e donne – come una “disobbedienza”. Il mormorio (romano e non romano) sugli “abusi del papa” era stato piuttosto guardingo, ma percepibile. Ora la riforma della rubrica adegua la tradizione alla sua profezia e rende accessibile a tutte le comunità – non solo alla Chiesa di Roma e al suo Vescovo – una maggiore libertà nell’interpretare la “Lavanda” secondo profezia evangelica.

Perché il “segno” possa essere “pienamente significativo”, nel corso della storia, è inevitabile che le rubriche vengano sottoposte ad una revisione. Non c’è nulla di strano in tutto ciò. Strano sarebbe invece un irrigidimento irragionevole (ma comodo e rassicurante) su rubriche non più giustificate, né dal Vangelo né dalla esperienza degli uomini.

A me pare che, sulla scia di questo esempio, possiamo trovare altri casi in cui dovremo, prima o poi, “uscire dall’angolo”. Infatti, non solo il papa ha la possibilità di essere profeta, nella Chiesa. La profezia compete ad ogni battezzato, Se il papa ha anticipato profeticamente una rubrica che non c’era, con il suo comportamento rituale, altrettanto accade in determinati casi al “popolo di Dio” e al suo “buon istinto”. Molte comunità, da tempo, vivono una piccola “profezia ecclesiale” per il modo come recepiscono e celebrano il “rito della pace”. Una certa “libertà” di movimento e una certa “ispirazione” nel canto – quando tenuta entro limiti ragionevoli e accompagnata da sapienza e da lungimiranza – sono “novità” che, se guardate con occhio indifferente da un Ufficio, possono sempre essere ridotte ad “abusi”. Ci si può addirittura lamentare che “non si obbedisca alle rubriche”, come si faceva – a mezza voce – anche con il papa.

Anche qui le rubriche sono molto più indietro della realtà vissuta dalla Chiesa. Rimettere in asse le rubriche con il sensus fidei e con la tradizione viva del popolo di Dio è un lavoro inesauribile, nel quale siamo tutti implicati. Sia chi deve “registrare” il cambiamento, sia chi deve “assumerlo”, sia chi deve “viverlo”. E non è affatto detto che sia sempre necessario un “primato della ufficialità”, che si debba sempre e solo cominciare dall’alto, e che si debba ricevere la autorizzazione per ogni cosa… Moltissima della ufficialità che oggi consideriamo “normale” è nata da una novità, da una trasgressione, da una profezia, da una anticipazione. Così cammina la Chiesa, con i suoi Pastori talvolta davanti a tutti, talvolta in mezzo a tutti e talvolta dietro a tutti. E non è nemmeno sempre detto che chi sta davanti veda meglio degli altri o che chi sta dietro voglia semplicemente frenare o “lasciarsi portare”…

pubblicato il 22 gennaio 2016 nel blog: