martires-de-uganda

(Francesco Gagliano – Luis Badilla) Situato nell’Africa centro-orientale, l’Uganda confina a nord con il Sudan del Sud, a sud con Rwanda e Tanzania, a est con il Kenya e a ovest con la Repubblica Democratica del Congo. È una Repubblica semipresidenziale con capitale Kampala. L’ambiente è condizionato dalla presenza uno dei più vasti bacini idrici del continente, costituito dai Laghi Vittoria e Albert collegati tra di loro dal Nilo. La sovrabbondanza d’acqua fa sì che il paese sia uno dei più fertili dell’Africa e che fornisca una costante eccedenza di derrate alimentari.
Le più antiche etnie (Twa, Bantu) si stabilirono sia a nord lungo il corso del Nilo che a sud sulle coste del grande lago Vittoria, non senza scontri che si sono protratti nel corso dei secoli.
A partire dal XV secolo e prevalentemente nell’area meridionale, si formarono dei regni, il più noto dei quali è quello di Buganda; gli altri regni erano quelli di Ankole, Bunyoro e Toro. Le popolazioni nilotiche insediate a settentrione si organizzarono invece in entità di dimensioni inferiori, la struttura sociale era composta da molteplici tribù spesso nomadi senza organizzazioni più complesse che le raggruppassero. A partire dal XVII secolo crebbe progressivamente l’influenza del vicino regno di Buganda che nel XVIII secolo prese il sopravvento sul regno di Bunyoro e divenne il principale regno della regione.

Epoca coloniale.
Nel XIX secolo gli arabi, attratti dal commercio di avorio e schiavi, formarono una fitta rete di avamposti commerciali sia nell’area dell’Africa orientale sia in quella dei Grandi Laghi; di conseguenza in alcune regioni prese piede la religione islamica mentre in altre rimasero prevalenti le religioni originarie.
Intorno al 1860 gli esploratori britannici John Hanning Speke e James Augustus Grant scoprirono le sorgenti del Nilo; nello stesso periodo iniziò la colonizzazione europea dell’Africa orientale. I primi ad insediarsi nella regione furono i missionari protestanti nel 1877, seguiti dai cattolici nel 1879, che in tempi molto brevi riuscirono a convertire diversi gruppi di popolazione. L’evangelizzazione del Paese si mutò presto in una competizione fra le due fazioni di missionari, che rifletteva di fatto la rivalità fra Francia e Inghilterra, entrambe decise ad ampliare la loro influenza in Africa.
Re Mutesa I del regno di Buganda inizialmente accolse i missionari nella capitale e a corte, dove iniziarono la loro opera di conversione; tuttavia il suo successore – Muanga – cambiò atteggiamento e iniziò delle vere e proprie  persecuzioni anticristiane e proibì a tutti i missionari di lasciare il Paese in modo da non sottrarsi al loro triste destino. Infatti, oltre un centinaio di cattolici furono uccisi e di questi 22, accertato il loro martirio, vennero beatificati nel giugno del 1920.  L’Uganda, nel 1888, fu posta sotto il controllo della Compagnia britannica dell’Africa Orientale e nel 1894 divenne un protettorato britannico. Lo rimase fino al 1962, anno dell’indipendenza.

Indipendenza e storia recente.
Indipendente dal 1962, la storia dell’Uganda è una delle più travagliate del continente. La politica britannica di divisioni tribali adottata durante il suo protettorato ha lasciato il segno nel paese, dando il via a una lunga serie di colpi di stato, repressioni ed epurazioni che hanno provocato centinaia di migliaia di morti.
L’uomo forte dell’indipendenza è Milton Obote (1), un insegnante che negli anni ’50 fondò i primi movimenti politici nel paese. Al momento dell’indipendenza da Londra però Obote decise di fare tutto da sé, esautorando ben presto il re della tribù Buganda (quella favorita dalla politica britannica) e trasformando il paese in una repubblica formale dove tutti i poteri vennero però concentrati nelle sue mani.
Protagonista del colpo di mano fu anche Idi Amin, capo di stato maggiore dell’esercito e “braccio” di Obote almeno fino al 1971, quando il secondo golpe nella storia del paese portò al potere proprio Amin. Gli 8 anni di governo del nuovo dittatore saranno i più sanguinosi della storia del paese. Si calcola che circa 300.000 persone, classificate quasi tutte come “oppositori politici”, siano state eliminate dall’esercito.
L’attuale assetto del Paese è il risultato della vittoria (25 gennaio 1986) della guerriglia del Movimento di Resistenza Nazionale (NRM) di Yoweri Museveni (attuale Presidente), che ha combattuto sin dal 1981, dapprima Obote (tornato al potere nel 1980 dopo Amin) e poi contro i militari (al potere nel 1985). Il sistema elettorale multipartitico, bocciato nel 2000, è stato introdotto col referendum del 30 luglio 2005. Il Presidente della Repubblica, che è anche capo del potere esecutivo, è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni. Il Parlamento è formato da 375 membri con mandato di 5 anni, di cui 238 eletti direttamente, più 112 donne, 25 rappresentanti delle categorie sociali (10 militari, 5 lavoratori, 5 disabili, 5 giovani), cui si aggiungono 13 membri ex officio senza diritto di voto.

(1) Apollo Milton Opeto Obote. 

(Akokoro, 28 dicembre 1925 – Johannesburg, 10 ottobre 2005) È stato Primo ministro dell’Uganda dal 1962 al 1966 e Presidente dal 1966 al 1971 e dal 1980 al 1985. Tra i fondatori, nel 1960, dell’Uganda people’s congress (UPC), primo ministro (1962-66), ministro della Difesa e degli Esteri (1963-65), nel 1966 assunse i pieni poteri, abrogò il vecchio ordinamento federativo e varò una nuova costituzione, divenendo presidente della Repubblica e avviando un programma di centralizzazione amministrativa ed economica. Rovesciato nel 1971 dal colpo di stato militare che portò al potere Idi Amin Dada, fu esule in Tanzania. Tornato alla presidenza della Repubblica in seguito alla vittoria dell’UPC nelle prime elezioni politiche (dic. 1980) indette dopo la caduta di Amin, fu accusato di brogli elettorali dalle opposizioni e negli anni successivi diede vita a un nuovo regime autoritario. Venne deposto da un colpo di stato militare nel 1985 e costretto all’esilio. (Treccani)

(a cura Redazione “Il sismografo”)