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Avanti a vele spiegate con la terza parte dell’Instrumentum laboris. Ieri sera i padri sinodali, suddivisi nei tredici circoli linguistici, hanno approvato la relazione che sintetizza gli emendamenti sulla seconda parte e stamattina i testi verranno presentati alla Congregazione generale e poi resi noti. I circoli dove si è lavorato con maggiore intensità, chiuso il dibattito sul documento da approvare, sono già passati all’esame dell’ultima sessione, che è poi quella più spinosa, in cui si parla per esempio di preparazione al matrimonio, divorziati risposati, percorsi penitenziali, matrimoni misti, omosessualità.

Argomenti di tale complessità da non poter essere affrontati in modo affrettato. Già nel secondo capitolo della terza parte, su cui vari Circoli hanno cominciato a dibattere in serata, il tema della preparazione al matrimonio ha offerto non pochi spunti problematici. Nei Paesi latini si sottolinea per lo più la perdita di interesse manifestata dai giovani nei confronti del matrimonio, ma nei Paesi dell’Europa dell’Est, oppure in Brasile o in alcune aree asiatiche, dove i matrimoni misti o interreligiosi sono più numerosi di quelli tra cattolici, organizzare la catechesi diventa quasi impossibile.

Tra cattolici e ortodossi, per esempio, la diversa dottrina dell’indissolubilità rende complicatissimo aiutare i due fidanzati a fare chiarezza. Quale principio deve prevalere? E se il matrimonio è tra un cattolico e una buddista, come proporre una catechesi che tenga conto di entrambe le sensibilità? «Facile parlare di verità nella misericordia – ha fatto notare un padre sinodale – ma poi come si fa a concretizzare questi principi quando abbiamo di fronte situazioni così aggrovigliate?».

E la lettera dei 13 cardinali che impatto ha avuto sui lavori dei circoli? «Nessuno», ha assicurato un vescovo. «Anche perché Pell aveva già posto in Aula la questione della commissione per la redazione del testo finale e il cardinale Baldisseri aveva risposto in modo esauriente. Che bisogno c’era di scrivere una lettera sullo stesso tema?». Già, che bisogno c’era?

Luciano Moia
Avvenire 14 ottobre 2015


«Al Sinodo opinioni diverse, ma nessuno blocca i lavori»

Due gruppi linguistici chiedono un intervento magisteriale. Card. Nichols: spero in una esortazione post-sinodale del Papa nel quadro del giubileo della misericordia. (Iacopo Scaramuzzi, vaticaninsider, 14.10.2015)

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Al Sinodo sulla famiglia in corso in Vaticano ci sono «opinioni diverse» si lavora «duramente» ma non ci sono «contrapposizioni ideologiche» né c’è un «blocco» dei lavori da parte di una opposizione. E’ quanto emerso nel corso del briefing quotidiano, nel giorno in cui la Santa Sede ha pubblicato le relazioni della seconda settimana dei circuli minores, i gruppi di lavoro linguistici che si sono riuniti fino a stamane sulla seconda parte del documento base (instrumentum laboris).

Due gruppi, un italiano e un francofono, hanno chiesto un «intervento magisteriale» finale del Papa, il gruppo anglofono guidato dal cardinale George Pell ha sottolineato la necessità di un documento finale che ribadisca con chiarezza «l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia.

Nell’incontro con la stampa il cardinale Vincent Gerard Nichols, presidente della conferenza episcopale inglese, ha auspicato che il Papa pubblichi una esortazione apostolica post-sinodale nel corso, e nello spirito, del giubileo della misericordia.
Un blocco non è assolutamente la mia esperienza», ha detto lo stesso arcivescovo di Westminster in risposta ad una domanda dei cronisti. «Al Sinodo c’è molta energia, diverse opinioni, ma come ha detto il Papa quando ci ha invitato a non seguire un’ermeneutica conflittuale, non è questo lo spirito seguito al Sinodo, c’è vera volontà di approfondire insieme le questioni, è un duro lavoro, siamo stanchi, ma non c’è nessun senso di negatività».
Gli ha fatto eco il cardinale Rubén Salazar Gomez, arcivescovo di Bogotá e presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam), secondo il quale «non si tratta di contrapporre teorie o ideologie ma di contemplare il volto di Cristo nostro Signore che è il volto del padre misericordioso» perché «il cristianesimo non è un ideologia, è l’incontro con una persona».
Il cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), terzo padre sinodale del briefing, ha confermato che non c’è un «blocco», in assemblea o nei gruppi di lavoro, «e non sono corrette categorizzazioni come conservatori e progressisti», bensì, «come diceva Giovanni XXIII al Concilio, il Vangelo non cambia, è la nostra comprensione che può cambiare, possiamo comprenderlo meglio, perché ecclesia semper reformanda, è sempre in aggiornamento».

Nichols ha detto di nutrire la speranza che il Papa pubblichi alla fine «una esortazione o un documento magisteriale»: «La mia idea è che il Santo Padre ci ha chiesto e incoraggiato a parlare molto liberamente, e ha stabilito il giubileo della misericordia precisamente per creare il contesto in cui la sua riflessione o definitiva dichiarazione possa essere ricevuta: la mia speranza è che possa completare questo processo, perché va concluso, e solo una persona può farlo».
Il porporato britannico ha peraltro declinato la richiesta di commento da parte di un giornalista che gli domandava perché sia stato invitato come padre sinodale l’ex arcivescovo di Bruxelles Godfried Danneels («Era invitato, è venuto»), e, in merito alla nota lettera al Papa di 13 cardinali che facevano degli appunti sul metodo sinodale, ha dichiarato che «non ha avuto il minimo impatto sui lavori del Sinodo».

Se il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha ribadito che il sinodo si concluderà con una relazione finale, ma deciderà il Papa cosa farne, il tema di un intervento finale del Papa è stato evocato in tre relazioni dei circuli minores.
«Poiché l’istituto del Sinodo difficilmente potrebbe rispondere all’esigenza di ordinare in un documento esaustivo la complessa e diversificata dottrina sul Matrimonio e sulla famiglia, emerge la necessità, da una parte di domandare un documento magisteriale che possa rispondere a questa esigenza, dall’altra l’impegno a verificare i risvolti pastorali attinenti alla tematica», si legge nel documento del gruppo di lavoro italiano guidato dal cardinale Edoardo Menichelli e il cui relatore è il cardinale Mauro Piacenza.
Uno dei gruppi francesi (moderatore il cardinale Robert Sarah, relatore padre Francois-Xavier Dumortier, ha votato un “modo” per chiedere un «intervento magisteriale».
Nella relazione del gruppo di lavoro anglofono moderato dal cardinale George Pell, prefetto della Segreteria dell’Economia nonché uno dei firmatari della lettera dei 13 cardinali, si legge: «In passato il Santo Padre ha spesso usato i testi finali approvati come base per una esortazione apostolica e abbiamo parlato di quanto questo approccio sia fruttuoso. Tuttavia riconosciamo i limiti di un documento che sarà approvato a conclusione del sinodo. Sebbene dovrebbe essere fatto ogni sforzo per fare un testo chiaro, con linguaggio attraente, la prima preoccupazione è stata la chiarezza di spiegazioni ben fondate dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia».

Molti i temi toccati, in vario modo, dai 13 circuli minores nelle loro relazioni, dal Vangelo della famiglia «cuore pulsante di tutto il sinodo» alla necessità di maggiori riferimenti biblici e patristici nella seconda parte dell’Instrumentum laboris, dai giovani da incoraggiare a sposarsi alla messa domenicale, dalla violenza intrafamigiare, soprattutto contro le donne, alle scuole cattoliche.
Accenti variegati sulle differenze culturali, tra chi insiste maggiormente sul fatto (è il caso di un gruppo francofono) che nella Chiesa c’è una «grande ricchezza e diversità di culture», ma va ribadita «l’unità del nostro insegnamento», e chi (come un gruppo anglofobo), invertendo i termini, sottolinea che ci sono «certo punti di convergenza» ma «le vie diverse con cui il mistero si incarna in diverse parti del mondo pone una sfida all’equilibrio tra il locale e l’universale».
Il circolo tedesco (che, parola del card. Nichols, ha approvato all’unanimità il testo «più teologico»), sottolinea tra l’altro che «per Tommaso d’Aquino così come per il Concilio di Trento bisogna applicare i principi di fondo con intelligenza e saggezza alle situazioni singole e spesso complesse. Non si tratta di eccezioni nelle quali la parola di Dio non sia valida, ma della domanda di un’applicazione giusta ed equa della parola di Gesù, ad esempio sulla indissolubilità del matrimonio, con saggezza e intelligenza», senza peraltro seguire il principio del «tutto o niente» ma piuttosto quello del «gradino dopo gradino».
Il documento finale del sinodo, ad ogni modo, «deve trovare un linguaggio universale e al tempo stesso arrivare a tutti», secondo il cardinale Salazar.
Per Nichols, nelle discussioni è emersa «molta creatività pastorale», e alla fine la nota commissione di dieci padri sinodali avrà il «difficile compito» di comporre il documento finale.

Dalla fine di questa mattina, conclusi i lavori dei circuli minores sulla seconda parte del documento-base, è iniziata in aula la discussione sulla terza e ultima parte – che contiene anche punti contesi – dell’Instrumentum laboris.