Tibetan Refugees of Nepal Still Struggling for Identity

(Misna, 6 agosto 2015) Con una mossa che avrà implicazioni di vasta portata in Assam e alcune parti del nord-ovest dell’India, il ministero dell’Interno modificherà la legge sulla cittadinanza del 1955, permettendo di concedere la cittadinanza ai rifugiati privi di documenti che sono fuggiti dalla persecuzione religiosa in Pakistan e in Bangladesh. Non solo indù, ma anche buddisti, cristiani, zoroastriani, sikh e giainisti.

“Questa proposta è un’idea emersa dopo che il governo di Modi è salito al potere. Si è scoperto che molte persone fuggite in India temono persecuzioni religiose nei propri paesi e non hanno documenti validi o hanno visti scaduti. Pertanto, queste persone risultano immigrati clandestini e al momento non possono applicare per la cittadinanza. Bisogna quindi introdurre una modifica che permetta ai rifugiati dal Pakistan e dal Bangladesh di non essere classificati come immigranti illegali così da poter offrire loro visti a lungo termine con possibilità di chiedere la cittadinanza dopo un periodo di sette o dodici anni di permanenza nel paese”, ha detto ai giornalisti un alto funzionario del ministero dell’Interno. Secondo i media locali, già diversi incontri ad alto livello si sono svolti tra i diversi ministri interessati e il ministro degli Interni per porre rimedio alla situazione. Il ministero degli Affari esteri ha messo in guardia il ministero dell’Interno che la mossa potrebbe danneggiare i rapporti dell’India con i suoi vicini.

Nella sua prima manifestazione pubblica in Assam, durante la campagna elettorale 2014, Narendra Modi aveva detto ai bengalesi indù che, se eletto, il suo governo li avrebbe rimossi dai campi e dato loro la cittadinanza.