Un primo bilancio del Pellegrinaggio di Papa Francesco.
1) Un potente slancio pastorale. 2) La sfida del Vangelo incarnato. 3) La fratellanza della Grande Patria.

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(Luis Badilla) Ci sarà tutto il tempo necessario per fare approfonditi bilanci di questo IX Pellegrinaggio Apostolico di Papa Francesco in Sudamerica; viaggio che si conclude oggi quando in Italia sarà l’01.00 di lunedì 13 luglio. In pratica, per la fine del viaggio manca la metà del programma in Paraguay con tre eventi importanti: l’incontro con gli abitanti della baraccopoli “Bañado Norte”, la Celebrazione Eucaristica a Ñu Guazú e il classico raduno dei giovani attorno al Pontefice.

Non sarà facile fare questo bilancio. Da un lato ci sono nel magistero del Papa numerosi insegnamenti comuni a tutti i tre i Paesi, e quindi comune anche all’intera regione latinoamericana, e al tempo stesso ci sono linee-guida del magistero specifiche per ogni singola Nazione. Il Papa, inoltre, ha spaziato su diversi argomenti squisitamente intraecclesia e, non pochi e rilevanti, extraecclesia.

Con uno sguardo generale e panoramico si potrebbero sottolineare però già almeno tre elementi sostanziali che non potranno mancare in un bilancio più ragionato.

1) Un potente slancio pastorale

Questo viaggio del Santo Padre è stato un potente e inatteso rilancio della chiesa latinoamericana, in particolare dei suoi compiti: cultuale, profetico e missionario, alla luce del piano pastorale della Conferenza di Aparecida. Si potrebbe dire che ora si creano le condizioni migliori per un rinnovato slancio delle conclusioni dell’Incontro dei vescovi latinoamericani tenutosi presso il santuario della Madonna di Aparecida, alla presenza di Benedetto XVI, nel maggio 2007. D’allora il piano pastorale è stato gradualmente applicato, ma oggi, dopo la Visita di Papa Francesco  (uno degli autori principali di questo documento) i programmi pastorali attuativi possono godere di una carica singolare, forte e solida.  

E la carica centrale è la missionarietà, possibile solo se prima si è discepolo, esortazione che Francesco mette al centro della pastorale.

2) La sfida del Vangelo incarnato

Il Viaggio del Papa è stato un momento alto e indimenticabile dell’annuncio del Vangelo incarnato, la cui via maestra è l’uomo, per spingere i cristiani dell’America Latina di oggi a “non avere vergogna della carne del fratello”, in particolare dei più deboli ed emarginati. Papa Francesco ha saputo trasmettere a tutti, e non solo ai cattolici, un’esortazione profonda, urgente e necessaria per vedere e vivere il proprio personale destino strettamente legato a quello di chi ci sta accanto. La voce del Papa si è alzata fortissima in difesa della fratellanza senza la quale nessuno destino condiviso sarà mai possibile.

Per certi versi molti passaggi del magistero del Santo Padre sono stati dei veri inni alla solidarietà umana e all’amore fraterno, condizioni necessarie per la propria realizzazione.

In quest’ambito il centro della sfida è la misericordia, la più vicina possibile a quella di Dio Padre nei confronti dei suoi figli.

3) La fratellanza della Patria Grande

Infine si può dire che il Viaggio del Papa è stato, nello specifico dell’America Latina, una sorta di magistero itinerante abbreviato della più grande sfida di questi Popoli,  di queste nazioni e culture: la Patria Grande, cioè la famiglia di nazioni, che dalle proprie e mai rinnegate radici cattoliche, sono chiamate a costruire una società radicalmente diversa, più giusta, pacificata, benestante e fraterna. Questo insegnamento, monito e esortazione, non mancherà tra l’altro di avere effetti su tutte le società latinoamericani, sulla politica e ei politici, sulle istituzioni e sulle prospettive d’integrazione e collaborazione tra Popoli.

In altre parole il Papa chiama tutta la Chiesa, pastori e popoli, ad essere senza tentennamenti fattore di cambiamento e capaci di accompagnare, con discernimento, i processi urgenti e necessari per cambiare la società.

(a cura Redazione “Il sismografo”)

domenica 12 luglio 2015