Così l’agricoltura che sfrutta migranti e braccianti.
«La paga giornaliera è scesa a 10-15 euro».
Caritas denuncia e apre un Presidio.

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La novità sta nella prospettiva in cui vengono posti i migranti sfruttati da anni nelle nostre campagne. Dove hanno preso il posto, 70 anni dopo, dei braccianti italiani. Nella coraggiosa denuncia all’opinione pubblica di un problema di filiera avvelenata che riguarda tutti, perché con il lavoro nero nei campi è la collettività a perderci. Con il progetto Presidio la Caritas italiana e 10 Caritas diocesane – nove al Sud e una al Nord – non guardano solo all’aspetto umanitario, ma ricordano cosa accade nei campi da anni nel totale sprezzo della legalità.

Non più solo assistenza primaria da parte delle Caritas, comunque decisiva per aiutare chi vive in tuguri senza acqua né luce, sottopagato e sfruttato da caporali, ma camper e avvocati per ricordare a ciascuno i propri diritti e soprattutto testimoni per accendere un faro su uno dei punti oscuri dell’economia, sul quale nemmeno tutte le persone perbene vogliono vederci chiaro. Questa Chiesa «in uscita» nelle campagne italiane ci restituisce nella sua interezza l’importanza di una legalità che non è mai solo rispetto della forma. C’è un calendario dello sfruttamento, già ripartito con i suoi rituali anche in questa torrida estate del 2015, che inizia a giugno con la raccolta dei piccoli frutti, poi si sposta per le angurie e i meloni e quindi per la grande messe dei pomodori. Dove gli sfruttatori spesso sono grandi proprietari impuniti, in quel reticolo quasi feudale di corruzione e complicità che ancora ammorba aree intere del Belpaese. Che usa i rifugiati, gli irregolari e i neocomunitari per la raccolta sottopagandoli al posto dei braccianti che invece sono spesso – lo dicono le inchieste – collocati dai datori in falsa malattia per incassare un sussidio. Così il datore riesce a stare sul mercato e il bracciante italiano campa, tutto a spese dello Stato, cioè del cittadino che paga le tasse.

A completare la filiera, la mano mafiosa che – anche qui lo dicono le inchieste giudiziarie – gestisce altri aspetti, dai trasporti ai mercati generali oltre ad avere in mano lo sfruttamento dei migranti in nero. In tutto questo non manca la responsabilità – dice il Presidio – della grande distribuzione che fissa i prezzi. Tutti ci guadagnano, ci perde di nuovo il cittadino, che paga lo stesso prezzo il prodotto sullo scaffale e in più vede spesso truffata l’Inps. Ci perde ancora una volta il nostro Paese. La Chiesa ha alzato una voce che nessuno farà tacere, la sua denuncia aiuterà magistratura e forze dell’ordine ad applicare le buone leggi che abbiamo. Non smettiamo di sperare che l’estate appena iniziata possa essere quella del ritorno alla legalità.

Paolo Lambruschi

Avvenire 3 luglio 2015