Libertà religiosa, ecco i Paesi più intolleranti.

La United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) pubblica il suo rapporto annuale sulle violazioni della libertà religiosa. In cima a queta classifica negativa compaiono tra gli altri: Birmania, Cina, Iran, Corea del Nord , Arabia Saudita, Sudan e Pakistan.

Un pastore indonesiano celebra la messa accanto a una chiesa distrutta

La United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) ha pubblicato il suo rapporto annuale sulle violazioni, e di conseguenza ha esortato il Dipartimento di Stato a modificare il suo elenco, ridesignando diciassette Paesi come “Paesi di preoccupazione particolare”, perché si tratta di nazioni in cui “violazioni particolarmente severe della libertà religiosa sono perpetrate o tollerate”. Le nazioni sono: Birmania, Cina, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Repubblica Centroafricana (la prima volta che appare nella lista), Egitto, Iraq, Nigeria, Pakistan, Siria, Tajikistan e Vietnam.

La Commissione federale ha rilevato che altri dieci Paesi – Afghanistan, Azerbaijan, Cuba, India, Indonesia, Kazakhstan, Laos, Malesia, Russia, e Turchia – “sono coinvolti o tollerano violazioni che sono serie, ma non a livello di Paesi di preoccupazione particolari”.

La Commissione fu creata nel 1998  e questo di conseguenza è il sedicesimo rapporto annuale; si occupa in questa edizione di trentatré Paesi; elabora raccomandazioni specifiche e monitora l’applicazione dell’ International Religious Freedom Act (IRFA) da parte del governo degli Stati Uniti.

Katarina Lantos Swett, presidente dell’USCIRF, ha detto: “Non un giorno passa senza che almeno uno dei Paesi in questa lista non appaia sulla prima pagina di un grande giornale. Le crisi umanitarie alimentate da ondate di terrore, intimidazione e violenza hanno colpito un numero allarmante di Paesi nello scorso anno”.

Il rapporto sottolinea che il problema non riguarda solamente i singoli Paesi: “Con serie violazioni della libertà religiosa che avvengono in tutto il mondo, questi orrori la dicono lunga su come e perché le libertà religiosa e la protezione dei diritti delle comunità religiose vulnerabili sono importanti. Tutte le nazioni dovrebbero occuparsi degli abusi che avvengono al di là dei loro confini non solo per ragioni umanitarie, ma perché quello che succede in altre nazioni raramente rimane là. Sul lungo periodo, c’è solo una garanzia permanente della sicurezza, della tranquillità e della sopravvivenza dei perseguitati e dei vulnerabili. E’ il pieno riconoscimento della libertà religiosa”.

Il rapporto si occupa naturalmente degli effetti di quello che è violenza “che si maschera come devozione religiosa”. Il Medio Oriente in primo piano: “Nessun gruppo religioso è stato esentato dalle depredazioni dell’ISIS”. Lo Stato Islamico ha scatenato “ondate di terrore contro gli Yazidi e i cristiani, così come contro altri che hanno osato opporsi agli estremisti”. Dopo la presa di Mossul dodici personalità religiose sunnite sono state uccise, preti e suore cristiani rapiti. “Più di mezzo milione di residenti di Mossul sono fuggiti dalle loro case. Quando l’ISIS ha catturato Sinjar, la patria ancestrale degli Yazidi, duecentomila sono fuggiti in Siria”. Per quello che riguarda i cristiani e gli Yazidi, “dalle esecuzioni sommarie alle conversioni forzate, dagli stupri alla schiavitù sessuale, dal rapimento di bambini alla distruzione dei luoghi di culto, c’è uno sforzo sistematico di cancellare la loro presenza dal Medio Oriente”.

E inoltre l’USCIRF raccomanda una particolare attenzione ad altri Paesi: Bahrain, Bangladesh,Bielorussia, Cipro, Kyrgyzstan e Sri Lanka.

Marco Tosatti

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