Libero boccia il Papa sulle donne.
Ma ci Facci il piacere!

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Quando certa stampa parla e straparla del Papa e della Chiesa, vien proprio voglia di dire che nei giornali anche le pulci hanno la tosse. Tanto sono farlocche certe prediche con cui alcuni maestrini e laiconi dalla penna rossa imbrattano rotoli di carta, frutto di immenso sacrificio arboreo, che potrebbero avere migliore impiego. É il caso di Libero, quotidiano fondato da Vittorio Feltri e rifondato da Maurizio Belpietro che ieri, ultimo giorno d’aprile, affidava all’eminente Filippo Facci, sua griffe migliore, il commento all’uscita di papa Francesco sulla parità uomo-donna. Compitino facile facile per il Filippino di Libero che s’è divertito a pigliare qua e là schegge del discorso papale per rilanciarle a mo’ di boomerang sulla testa del Pontefice. Tecnica collaudata che costa niente e rende molto, soprattutto quando l’opinionista ha nulla da dire e poco da fare. Ma si sa come vanno le cose nelle redazioni: quando c’è da sputtanare, non si butta  via mai niente.

Facci è arguta penna e acuto osservatore ha però un brutto vizietto: l’anticlericalismo scemo e ottocentesco, frutto magari di qualche trauma infantile. E quando vede una tonaca e sniffa incenso, diventa un toro. Dal Sinedrio di Libero, il laico monsignore cucina il suo bel calvario o lo spedisce via edicola in Vaticano. Titolazzo in prima e ritorno in pagina a sei colonne: “Il Papa difende i diritti delle donne. La sua Chiesa no”. Cioè, da che pulpito vien la predica. Roba da far venire un coccolone al cardinale Bagnasco e a tutti i vescovoni della Curia romana. Qualche perla faccista? Eccola: «Serve uguale retribuzione per uguale lavoro, ha detto Papa Francesco dal vertice di uno Stato in cui le donne purtroppo non hanno uguale retribuzione perché non hanno uguale lavoro: né in Vaticano e neppure fuori, visto che le donne prete nel cattolicesimo non esistono»». Un’altra? Massì, eccola: «In Vaticano, oltretutto, non hanno diritto di voto – è riservato ai cardinali – e devono indossare gonne nere mai sopra il ginocchio, e maniche della camicia sempre oltre il gomito, e mai i pantaloni, e solo gioiellini rudimentali e scarpe scure e chiuse: tuttavia possono indossare un cappello o un velo nero».  L’ultima: «Francesco, massima autorità religiosa in una nazione maschilista- Città del Vaticano – che però ha registrato delle eccezioni, e per esempio si segnala che dentro le proprie mura vivevano anche le figlie di uno degli elettricisti: ma dopo essersi sposate hanno dovuto andarsene». Siamo sul set di Borat il kazaco? Macché, è il Vaticano visto da Facci, il pellegrin che vien da Roma.

Vabbè, ognuno scrive quel che vuole e pure a Facci è lecito cazzeggiare sulle figlie degli elettricisti del Papa. Lo pagano per questo, ma dovrebbe tuttavia prestare molta attenzione quando sconfina in territori dove ha poco pratica e tanta ignoranza. Su certi argomenti come le donne, poi, l’evangelista Filippo dovrebbe chiamare Mastro Lindo a ripulire a fondo il suo pulpito prima di salire a predica. Sulle donne (ma solo quelle che lui conosce) Facci ci ha scritto un libro: Uomini che amano troppo. Saggio erotico, dice lui; volgare e maschilista hanno precisato i critici. Non passerà comunque alla storia della letteratura, semmai alla cronaca della raccolta (e neanche differenziata) della spazzatura. Cattivi? Ma no, date un’occhiata all’indice. Nel primo capitolo, “Ora però sparisci”, Facci disegna la sua concezione del genio femminile: prendi i soldi (dopo l’amplesso) e scappa. Poi “Ti voglio gonfiabile”: saggio d’approfondimento sull’amore pneumatico, poi il tema dei mesi fecondi della masturbazione maschile e il capitolo (ossessione per Facci) su chi ce l’ha più lungo. Per finire, l’indagine sul campo sulla disponibilità sessuale femminile: per l’autore le brasiliane basta ubriacarle, con le giapponesi va forte il petto villoso, mentre alle finlandesi basta semplicemente indicare la camera da letto (nell’originale l’azione è indicata con altro verbo).

Che dire? Niente, ha già detto tutto Selvaggia Lucarelli, blogger e pure lei firma di prima fila di Libero. Che della filippica trash ha scritto: «il dramma femminicidio sarebbe ridimensionato in ventiquattro ore per cedere il passo all’allarme androcidio. Perché dopo questa lettura sarete colte dall’incontenibile pulsione di liberare il mondo da tutti i maschi portatori insani di cinismo, volgarità, bieco sessismo e luoghi comuni di cui è intriso questo libro». Che ha un solo «innegabile pregio: si legge in 10 minuti. Parecchio di più della durata media del maschio moderno, insomma». Cioè, di Facci. E un “femminista” di questo calibro si permette di insegnare il mestiere al Papa? Ma ci Facci il piacere, ci Facci.

di Luigi Santambrogio

01-05-2015

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