IL MISTERO DELL’ESSERE.

Anthony Bloom.

silenzio e solitudine, luce e bellezza, preghiera e contemplazione  (9)

Qualunque cosa facciamo, quale che sia il nostro livello di conoscenza di Dio, per quanto gli siamo vicini (e ciò vale ancor più fra Dio e l’uomo che fra gli uomini), permane un mistero centrale che non è mai possibile dissipare. Nel libro dell’Apocalisse c’è un passo meraviglioso nel quale Giovanni dice che quanti entreranno nel regno riceveranno in consegna una pietra bianca nella quale è scritto un nome, e tale nome è noto soltanto a Dio e a ciascuno di essi.

Questo nome non è quello con il quale siamo etichettati e chiamati in questo mondo. Il nostro vero nome, il nostro nome eterno è plasmato con accuratezza per noi, calza perfettamente sul nostro essere. Ci definisce e ci esprime completamente. È noto solo a Dio, ed è lui a comunicarcelo. Nessun altro può conoscerlo, perché esprime il nostro legame unico con colui che ci ha creati.

Quante volte i nostri rapporti umani vanno in sfacelo perché una persona vuole rivelare se stessa al di là del possibile, oppure l’altro vuole indagare in un, territorio che è consacrato unicamente a Dio. È un desiderio vano e non può essere adempiuto. È come un bambino che cerca di risalire alle fonti di una sorgente, al punto dove ha origine il flusso d’acqua, quel punto prima del quale l’acqua non c’è. In questo modo si può solo distruggere, non si può scoprire.