Dentro la bellezza (23)

Bambini o anziani. La scelta prima del diluvio

Nella pagina biblica del diluvio l’uomo ha sempre visto il travaglio della propria storia. Lo testimonia l’arte che ci offre opere di grande suggestione come quella di Joseph-Désiré Court, artista morto nel 1865 a soli 30 anni.

Joseph-Désiré Court (1797–1865) Scène de déluge 1827 Museo delle Belle arti di Lione

La tela, oggi al Museo di Lione, s’intitola Scène de déluge, e descrive l’attimo in cui un giovane uomo, sorpreso con la famiglia dalle acque, si trova di fronte a una scelta: salvare il vecchio genitore che sta per essere risucchiato dai gorghi o salvare il figlioletto che la moglie solleva disperatamente dalla furia del diluvio? Il tema, caro alla pittura rinascimentale (si pensi all’affresco di Michelangelo nella Sistina) riprende un dramma già scandagliato dalla mitologia greca: Edipo e il suo complesso rapporto col padre; Anchise, Enea e il figlioletto Ascanio in fuga da Troia ecc. Insomma di fronte all’imminenza di una fine, chi salvare? La sapienza del padre o l’innocenza del figlio? La ricchezza di un’esistenza, tuttavia già segnata dalla morte, come quella del padre, o la promessa di un’esistenza tutta da vivere rappresentata dal figlio? I volti raccontano l’esito. Il giovane uomo sembra preferire l’anziano genitore, l’unica mano libera, infatti, viene offerta al vecchio. Le dita si sfiorano senza agganciarsi, lasciandoci eternamente nel dubbio circa l’esisto dell’intervento. Il vecchio si salverà? Oppure la furia dell’acqua se lo porterà con sé? E poi perché scegliere il vecchio? Perché lasciare inascoltate le suppliche di una madre che tenta disperatamente di intercedere per il suo piccolo?

L’opera parrebbe una profezia del nostro tempo. Guardandoci attorno scopriamo come ogni generazione stia vivendo il dramma della storia in solitudine. Oggi non sappiamo chi salvare. Il disprezzo per la vita abbraccia padri e figli. Generare è diventato un diritto, come sopprimere una vita al suo sorgere o al suo tramontare. Oggi siamo così abituati alla tragedia che rischiamo di non vederla più.

A ben guardare, nell’opera di Court, solo l’uomo che ha già raggiunto la riva è nudo, l’uomo e il figlioletto ormai destinato alla morte. La donna e l’anziano indossano invece ancora degli abiti. Che strana capacità profetica quella degli artisti! In un’opera così distante da noi, già è tracciata la povertà terribile di un’umanità che ha perso dignità e che vede naufragare nel mare dell’oblio, tanto l’eredità dei padri che l’istinto sano di sopravvivenza e di conservazione della specie, racchiuso nelle madri. Cosicché le generazioni dell’adulto, che regge la storia, e del bambino, promessa del futuro, restano nudi e senza identità.

Michelangelo Buonarroti Il Diluvio Universale affresco (1509) Affresco 280 cm × 570 cm

Sorprende la diversa interpretazione dell’evento che ne dà Michelangelo. Pur nella medesima drammaticità di corpi in balia delle acque. Michelangelo pone sullo sfondo l’arca di salvezza, la Chiesa, verso la quale alcuni approdano. Mentre in primo piano, uomini attaccati alle cose umane, stanno per essere risucchiati dall’acqua, vi sono i perversi che su una barca fanno guerra all’arca della Chiesa. Tali perversi, pur essendo fra loro nemici, trovano qui un apparente momento di unità. Sul lato destro si presenta una scena simile  a quella di Court, ma colma di speranza. In questo gruppo, messo al sicuro su un isolotto, si delinea il profilo di quanti sono abbandonati alla volontà di Dio e cercano la salvezza guardando, pieni di desiderio, l’arca della Chiesa. Qui un padre, senza rassegnarsi all’evidenza, prende su di sé il corpo del figlio esamine, affermando così il desiderio di una salute che supera quella del corpo. Il confronto tra le due opere pone in evidenza la perdita di senso della vita e dei principi fondamentali dell’esistenza che, molto chiari a Michelangelo, risultano già offuscati per l’ottocentesco Court, fino a giungere all’obnubilamento quasi totale dei nostri giorni.

A cura di Gloria Riva
Avvenire, 18/09/2014