Rapporto choc

Migranti: 23mila morti dal 2000, tentavano di raggiungere l’Europa

Amnesty International fa la conta delle vittime del sogno europeo e accusa la Ue di aver speso appena il 17% delle risorse del capitolo immigrazione per sostenere i rifugiati. E mentre alcuni paesi, come Spagna e Grecia, rigettano le richieste di asilo senza nemmeno esaminarle, l’operazione italiana Mare Nostrum ha salvato oltre 50mila vite.

rapporto chocDal 2000 almeno 23mila migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa, e solo nei primi sei mesi di quest’anno 200 persone sono morte nel Mediterraneo, un numero destinato a salire vista la determinazione degli stati dell’Unione a chiudere le frontiere. Lo afferma il rapporto di Amnesty International “Il costo umano della fortezza Europa” reso noto ieri 9 luglio.

Amnesty mette in fila una serie di fatti incontrovertibili. Dall’inizio della crisi in Siria nel 2011, oltre 2,8 milioni di siriani sono fuggiti dalle loro case. A fine  aprile 2014 solo 96.000 avevano raggiunto l’Europa e chiesto asilo. Nel 2013, il 48 per cento di tutti coloro che erano entrati irregolarmente e il 63 per cento di tutti coloro che sono arrivati irregolarmente via mare verso l’Europa provenivano da Siria, Eritrea, Afghanistan e Somalia, paesi lacerati da conflitti e diffuse violazioni dei diritti umani. In appena due settimane nell’ottobre 2013, più di 400 persone hanno perso la vita in due naufragi al largo della costa di Lampedusa. In due naufragi consecutivi l’11 e il 12 maggio 2014, almeno 50 persone hanno perso la vita tra la Libia e l’Italia e altre centinaia si teme siano morte. Alla fine del 2013, i paesi che ospitavano il maggior numero di rifugiati erano: Pakistan, Iran, Libano, Giordania, Turchia, Kenya, Ciad, Etiopia, Cina e Stati Uniti. 

Amnesty International definisce “quantomeno discutibile” l’efficacia delle misure adottate nel corso degli anni per dissuadere gli immigrati irregolari e gli aspiranti rifugiati, e ritiene “incalcolabile” il costo umano pagato “dalle popolazioni più vulnerabili”. “Quasi la metà di coloro che cercano di entrare nell’Ue irregolarmente sono in fuga da conflitti o persecuzioni in paesi come la Siria, l’Afghanistan, la Somalia e l’Eritrea. I rifugiati devono essere dotati di maggiori possibilità di entrare nell’Ue in modo sicuro e legale affinché non siano costretti a intraprendere viaggi pericolosi”.

Quanto ai costi, Amnesty calcola che tra il 2007 e il 2013 l’Unione europea (Ue) ha stanziato circa 4 miliardi di euro per le procedure di asilo, integrazione, rimpatrio dei cittadini di paesi terzi e di controllo delle frontiere, ma quasi la metà (1.820 milioni di euro) è stata destinata al controllo delle frontiere. Solo il 17 per cento (700 milioni di euro) è stato stanziato per sostenere procedure di asilo. Amnesty teme inoltre che, contrariamente a ogni regola, paesi come Grecia, Bulgaria e Spagna respingano i migranti senza nemmeno esaminare le loro richieste d’asilo.

L’operazione Mare nostrum ha invece soccorso più di 50mila persone dall’ottobre del 2013. “La responsabilità per la morte di coloro che cercano di raggiungere l’Ue è una responsabilità collettiva. Altri stati membri dell’Ue possono e devono seguire l’esempio dell’Italia e impedire alla gente di annegare in mare”, afferma John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. “Gli stati dell’Unione europea devono cominciare a mettere le persone prima delle frontiere”.

di Gabriella Meroni
10/07/2014
http://www.vita.it