Il Papa in pellegrinaggio verso la Terra Santa

Il Papa arrivato ad Amman

Papa inTerra santa - Il Papa accolto ad Amman dal principe GhaziPapa Francesco è arrivato ad Amman, prima tappa del suo viaggio in Terra Santa. L’aereo papale, un A321 dell’Alitalia, è atterrato all’aeroporto internazionale della capitale giordana poco prima delle 12.00, ora italiana. Accolto dal principe Ghazi, in rappresentanza del Re Abdallah II, dal patriarca latino di Gerusalemme Twal, il custode di Terra Santa padre Pizzaballa, il nunzio Giorgio Lingua e da altre autorità civili e religiose. Alcuni bambini hanno regalato al Papa un’orchidea nera, simbolo della Giordania.

Durante il volo per Amman, il Papa ha salutato i giornalisti ringraziandoli per la loro presenza e il loro servizio: scendo come Daniele nella fossa dei leoni – ha detto scherzando, ripetendo quanto affermato nel volo per Rio de Janeiro, l’anno scorso – ma so che i leoni non mordono. Sarà un viaggio molto impegnativo, anche per voi – ha proseguito – e prego per voi. Quindi ha detto che nel volo di ritorno – come successo per la Gmg –  avrà il colloquio più approfondito con i giornalisti.

In un tweet lanciato dall’account @Pontifex ha rinnovato il suo invito ai fedeli a pregare: ‘‘Cari amici, vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere nel mio pellegrinaggio in Terra Santa’’.

Papa Francesco era partito dall’aeroporto di Fiumicino alle 8.25 circa. Cinquantamila sono i fedeli attesi alla Santa Messa di questo pomeriggio all’International Stadium di Amman e più di mille i giornalisti accreditati, provenienti da tutto il mondo nella capitale giordana per seguire la prima giornata di questo viaggio.

Lungo i viadotti di cemento della periferia di Amman, metropoli mediorientale che sorge tra le terre aride della valle del Giordano, sono sistemate da giorni le gigantografie che ritraggono la stretta di mano tra Papa Francesco e il Re Abdallah II, veri protagonisti di questa giornata. Il Regno Hashemita ricorda con orgoglio che Sua Maestà ha già incontrato due volte il Papa e che oggi la Giordania diventa il primo Paese a essere stato visitato da quattro Papi diversi negli ultimi cinquant’anni.

Qui Francesco arriva per confermare l’impegno di Re Abdallah per il dialogo interreligioso e la pace in un Medio Oriente instabile su tutti i fronti, dalla Siria, all’Iraq, all’Egitto, all’inquieto confine con Israele e Palestina. Per riconoscere l’impegno di tutto il Paese nell’accoglienza dei rifugiati, che grava su un’economia di per sé già povera di risorse.

Ma soprattutto per confermare nella fede la piccola comunità cristiana, che gode di libertà di culto ma solo di una relativa libertà religiosa ed è sempre sottoposta alla tentazione dell’esodo. Per ribadire che la Chiesa non si rassegna a un Medio Oriente senza cristiani.

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Papa Francesco partito per la Terra Santa

++ Papa: partito per Amman ++È iniziato il viaggio del Papa in Terra Santa. L’Airbus A321 dell’Alitalia con a bordo Papa Francesco è decollato dall’aeroporto di Fiumicino alle ore 8.33 alla volta di Amman, prima tappa del viaggio apostolico in Terra Santa. L’arrivo nello scalo internazionale Queen Alia è previsto alle 13 ora di Amman.

Appena sceso dalla vettura a Fiumicino, Papa Francesco, sorridente, con nella mano sinistra la sua borsa di pelle nera, è stato accolto dal segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin. Quindi dirigendosi verso l’Airbus A321 dell’Alitalia, è stato salutato dalle varie autorità presenti: per prima con il ministro Marianna Madia, con la quale si è intrattenuto cordialmente per alcuni secondi.

Quindi è stato salutato dal vescovo della Diocesi di Porto Santa Rosina, Gino Reali; poi è stata la volta del vice direttore generale business dell’Alitalia Giancarlo Schisano; dell’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Lorenzo Lo Presti; dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, e del vicesindaco di Fiumicino, Annamaria Anselmi. Bergoglio, nel breve tragitto ha voluto personalmente salutare ad uno ad uno tutti i presenti, compresi i rappresentanti delle forze dell’ordine.

Quindi, sempre con la consueta borsa di pelle nera nella mano sinistra, è salito spedito, pur appoggiandosi al corrimano, la scaletta dell’aereo battezzato “Piazza del Duomo Lecce”. Quindi, si è girato ed ha salutato più volte i presenti con ampi cenni della mano.

Venti minuti in profondo raccoglimento davanti all’immagine di Maria Salus Populi Romani. Si può dire che il Papa abbia iniziato così, ieri (venerdì) poco prima delle 11, con la preghiera in Santa Maria Maggiore, il viaggio in Terra Santa che prende ufficialmente il via questa mattina di sabato col decollo dell’Airbus Alitalia da Fiumicino alla volta di Amman.

Il gesto di affidamento alla Madonna del pellegrinaggio che in tre giorni – il rientro a Roma è previsto per le 23 di lunedì – lo porterà in Giordania (oggi), nei Territori palestinesi (domattina) e in Israele (nel pomeriggio di domani e lunedì) rinnova la preghiera mariana che introdusse e suggellò l’altro viaggio internazionale del suo pontificato, a Rio de Janeiro nel luglio 2013 per la Gmg. E si può immaginare l’intensità della preghiera di Francesco alla vigilia di un viaggio ricco di suggestioni – si pensi solo all’abbraccio domani sera nella basilica del Santo Sepolcro col patriarca ecumenico Bartolomeo I, che rinnova dopo 50 anni esatti quello storico tra Paolo VI e Atenagora – e che condurrà il Papa al cuore di ferite ancora aperte. È grande dunque l’attesa per la presenza, la parola e i gesti di Bergoglio in questa terra dove ogni pietra parla al cuore del credente ma che è ancora percorsa da formidabili tensioni politiche, sociali e religiose, e dove ogni atto significativo – nel bene e nel male – ha un immediato riverbero globale.

Di parole e gesti il viaggio papale si annuncia particolarmente denso, già a partire dall’arrivo in Giordania (alle 12.45) con l’accoglienza da parte delle autorità del regno cui rivolgerà il primo degli 11 discorsi – più tre omelie – previsti nelle 54 ore della sua permanenza in Terra Santa. Scorrendo il programma ufficiale, si intuiscono lo spessore, il significato ma anche la fatica di questo viaggio, conoscendo quanto il Papa si spenda nella relazione con le persone che lo incontrano, lo salutano, gli vogliono parlare. E il primo momento nel quale Francesco potrà dialogare con la gente che abita la Terra Santa arriva già questa sera: dopo la Messa allo stadio di Amman, alle 15, e la visita al sito del Battesimo a Betania oltre il Giordano, il Papa è infatti atteso poco dopo le 18 a un incontro con rifugiati e disabili.

Betlemme e Gerusalemme sono le due tappe di domenica. In elicottero, di primo mattino, il Papa raggiungerà la Palestina: sulla piazza della Natività 10mila fedeli parteciperanno alla Messa in programma alle 10, dopo l’incontro con le autorità palestinesi. Il pranzo con alcune famiglie locali al Convento francescano di Casa Nova è un altro momento di condivisione molto atteso, così come l’incontro con gli abitanti del Campo profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin, e in particolare con i bambini, dopo la preghiera nella grotta dove vide la luce il Bambino.

Da Betlemme a Gerusalemme, passando per l’aeroporto di Tel Aviv, il pellegrinaggio prevede poco dopo le 17 la firma di una dichiarazione congiunta con Bartolomeo e, un’ora dopo, la celebrazione ecumenica nella basilica del Santo Sepolcro. Altrettanto fitta l’agenda di lunedì, giornata nella quale il Papa dopo la domenica dedicata alla comunità cristiana incontrerà i rappresentanti di ebrei e islamici nei luoghi per loro più significativi: il Muro del Pianto, il memoriale della Shoah (Yad Vashem), la Spianata delle moschee, in una giornata che prevede anche la Messa nel Cenacolo con gli ordinari di Terra Santa e l’incontro con sacerdoti, religiosi e seminaristi nella chiesa del Getsemani.

Francesco Ognibene
A
vvenire, 24 maggio 2014

Un viaggio con due protagonisti

Papa inTerra santaÈ un viaggio con due protagonisti quello di questi giorni in Terra Santa. E il primo dei due a Gerusalemme arriverà già oggi. Intorno alle 18,30 di stasera, infatti, al Santo Sepolcro è in programma l’accoglienza ufficiale di Bartolomeo I, il patriarca ecumenico di Costantinopoli che proprio nella grande basilica sorta nel luogo che della morte e resurrezione di Gesù domenica sera ripeterà insieme a Papa Francesco il gesto dello storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora.

Ad accoglierlo Bartolomeo troverà il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III, erede nella successione apostolica di Giacomo il Giusto, il primo vescovo della Città Santa. Alla vigilia del suo arrivo Bartolomeo ha diffuso un video messaggio sul significato dell’incontro con Francesco. «L’incontro del 1964 a Gerusalemme – spiega – fu solo l’inizio di un viaggio molto lungo che le generazioni successive sono state chiamate a continuare.

Se guardiamo ai 50 anni trascorsi entrambe le Chiese possono essere grate per i tanti frutti che abbiamo fin qui conseguito sia nel dialogo d’amore, e cioè negli scambi e nella comunicazione tra i leader e i rappresentanti, sia nel dialogo della verità, e cioè nel dialogo e nei colloqui a carattere teologico. Lo spirito di amore fraterno e rispetto reciproco ha preso il posto delle vecchie polemiche e del sospetto. Molto – conclude il patriarca – resta da fare e il percorso si prospetta ancora lungo. Ma siamo chiamati a proseguire su questa strada, nonostante tutte le difficoltà e gli inconvenienti».

Già domani mattina – proprio mentre il Papa arriverà ad Amman – Bartolomeo si recherà a Betlemme alla Basilica della Natività. Domenica, invece, insieme a Teofilo III presiederà la Divina Liturgia a Gerusalemme nella basilica del Santo Sepolcro, dove tornerà poi alla sera insieme a Francesco. Lunedì mattina infine – prima del nuovo incontro con il Papa nella chiesa ortodossa del Viri Galileai sul Monte degli Ulivi – il patriarca ecumenico si recherà al Museo di Israele, dove sono custoditi i manoscritti di Qumran.

Nel pomeriggio, infine, andrà anche lui allo Yad Vashem e avrà gli incontri con le autorità di Israele e della Palestina. Bartolomeo sarà accompagnato nella sua vista da una delegazione di presuli tra i quali figurano il metropolita d’America Demetrios, quello di Pergamo Giovanni Zizoulas (considerato il maggiore teologo ortodosso vivente) e il metropolita degli ortodossi d’Italia Gennadios. Tra le notizie interessanti che il sito del patriarcato ecumenico fornisce sul viaggio di questi giorni c’è la storia singolare dell’icona dell’abbraccio tra gli apostoli Pietro e Andrea, scelta come logo di queste giornate anche dal patriarcato latino di Gerusalemme.

Quell’icona fu il dono di Atenagora a Paolo VI durante il viaggio del 1964 e fu fatta realizzare appositamente da un monaco del monte Athos su un soggetto inedito. Nonostante infatti i Vangeli ci raccontino che Pietro e Andrea erano fratelli, nella tradizione iconografica non era mai rappresentato un abbraccio tra di loro. Anche questo un segno di quanto il gesto compiuto a Gerusalemme cinquant’anni fa abbia costituito un vero e proprio spartiacque.

Giorgio Bernardelli
Avvenire, 23 maggio 2014

Francesco, l’attesa della Terra Santa

“Devo finire il quadro entro stanotte, altrimenti il Papa celebrerà la Messa su uno sfondo bianco. Sarebbe un po’ triste, no?”. Robert Giacaman ci scherza sopra, ma la sua è una corsa contro il tempo, lavora giorno e notte per dipingere l’immagine che verrà posta dietro l’altare di Betlemme domenica 26 maggio: un presepe con gli ultimi tre papi in Terra Santa al posto dei Re Magi.

“E’ l’omaggio dei cristiani palestinesi a papa Francesco. Attendiamo con impazienza il suo abbraccio di misericordia e di pace”. La Chiesa locale è in festa, il parroco francescano padre Nerwan sta preparando la visita da oltre sei mesi. “Abbiamo pochi biglietti e tutti i miei parrocchiani vogliono assistere alla messa, ogni giorno ho gente in ufficio che chiede di poter partecipare”.

C’è da credergli: per le strade i poster del Papa illuminano di bianco tutta la cittadina palestinese. E i bambini del campo profughi di Aida sventolano già le bandiere del Vaticano. “Il Papa viene anche per affermare il diritto di questi bambini ad avere una casa, il diritto a un futuro dignitoso”. I responsabili del campo ci raccontano quanto hanno aspettato questa visita. “E’ l’unico modo che abbiamo di vederlo, l’unico momento in cui possiamo sentirci liberi in questa prigione”.

A Gerusalemme fervono gli ultimi preparativi per il fulcro del viaggio, l’incontro ecumenico con il patriarca Bartolomeo al Santo Sepolcro. Teofilo III, patriarca greco di Gerusalemme, non era presente all’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora di cinquant’anni fa, ma non ha dubbi: “Entrambi vogliono continuare a camminare insieme, come i loro predecessori. Siamo sulla buona strada, continuiamo. Avremo ancora posizioni diverse, senza dubbio, ma se camminiamo insieme, sulla stessa via, saremo una presenza tangibile e utile qui e in tutto il Medio Oriente. Ne ha bisogno la Terra Santa, ne abbiamo bisogno tutti, bisogno, e io per primo”.

A gettare qualche ombra sul viaggio, i recenti atti di vandalismo a opera di un piccolo gruppo di estremisti. Con il nome vendicativo di “price-tag” (letteralmente: prezzo da pagare) alcuni ebrei ultraortodossi hanno fatto molto parlare di sé in questi giorni. Se da una parte il Pontefice gode di una popolarità indiscussa tra chi abita qui, rimangono alcuni piccoli gruppi determinati a mettere – per quanto possibile – i bastoni tra le ruote a questo breve ma intenso viaggio papale.

Gli insulti agli arabi cristiani, la lettera minatoria inviata a monsignor Giacinto Marcuzzo, vescovo della Galilea, i graffiti contro Gesù e contro la Chiesa evidenziano ancora le contraddizioni nella terra dove Dio ha scelto di venire ad abitare. “Ma Francesco ci sorprenderà, come sempre”, è la promessa del suo amico rabbino David Rosen. E forse sorprenderà anche quel bambino palestinese sui cinque anni, che guardando la Città Santa ha chiesto a suo padre: ma il Papa può attraversare il muro degli israeliani per andare a Gerusalemme?

Andrea Avveduto
Avvenire 23 maggio 2014