Il centro Tone La Maji gestito dalla Comunità Koinonia.

Kenya: la colla e i bambini di strada
di: Arianna Genesio
7 aprile 2026
Per gentile concessione di
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Tone La Maji si trova nella località di Nkaimurunya, nella sottocontea di Kajiado Nord, a sud di Nairobi. Si presenta come una sorta di casolare immerso nella foresta, dagli edifici semplici e dagli spazi aperti che trasmettono immediatamente un grande senso di quiete. È un luogo accogliente, invita chi ci passa accanto a varcarne la soglia.

Tone La Maji è però in realtà un centro di riabilitazione gestito dalla Comunità Koinonia, una comunità cristiana fondata in Kenya negli anni ‘90 da Padre Kizito, missionario comboniano italiano. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di riabilitare, prendersi cura e offrire istruzione ai bambini in difficoltà, per poi di reintegrarli nelle loro famiglie o comunità di origine.

Oggi, in questa struttura abitano un totale di 45 ragazzi, dalle storie diverse e le età più disparate, tutti minori. La vita a Tone La Maji scorre veloce: la giornata inizia all’alba con la preghiera, seguita poi dalla colazione e dalla scuola, con chi va alle scuole elementari e chi ai gradi superiori. Lo staff che si prende cura di questi bambini ha cercato di ricreare l’ambiente di una tipica famiglia africana, dove ciascuno dei ragazzi può sentirsi accolto e godere del calore della vita familiare.

“Un bambino appartiene alla comunità”, recita un antico proverbio africano. Ed è proprio questo il principio che sembra guidare ogni aspetto di questo progetto: la consapevolezza che nessun bambino dovrebbe crescere lungo un sentiero solitario, ma all’interno di un cammino condiviso, in cui gli adulti si fanno carico della responsabilità di guidare, proteggere e offrire nuove possibilità.

Tone La Maji nasce proprio da questo segno di speranza per i ragazzi in situazioni difficili, in particolare per coloro che vivono per strada.

La dura realtà dei bambini di strada

In Kenya, infatti, si stima che tra i 250.000 e i 300.000 bambini siano “connessi alla strada”. A Nairobi, circa 3.000 tra ragazzi e ragazze trascorrano le loro notti dormendo per le strade della città, mentre fino a 60.000 altri bambini vivono e lavorano nelle strade della capitale durante il giorno.[1]

Le cause di questo fenomeno sono molteplici: povertà, incapacità delle famiglie di soddisfare i bisogni primari e disfunzioni familiari, spesso segnate da abusi, violenze domestiche e trascuratezza. Secondo l’UNICEF, il 45% dei minori in Kenya, pari a circa 9,5 milioni di bambini sotto i 18 anni, vive in condizioni di povertà.

La povertà, e con essa la fame, diventa il nemico più grande per questi bambini, costretti a scegliere la strada come unica alternativa di sopravvivenza. La mancanza di accesso regolare a cibo e acqua li springe a cercare qualsiasi modo per alleviare il dolore della fame e della stanchezza e spesso, in condizioni così estreme, sostanze come la colla, il bhang o altre droghe leggere sembrano l’unico “compagno” in grado di aiutare questi ragazzi/ragazze ad arrivare a fine giornata.

Particolarmente diffusa è la colla (cosiddetta colla per le scarpe), sniffata per ottenere uno “sballo” e una temporanea sensazione di euforia. Chiamata anche kamusina, questa sostanza viene fornita dai vari calzolai locali, anch’essi in condizioni di miseria, alimentando un circolo di sfruttamento che arricchisce pochi a discapito dei più vulnerabili, come in questo caso i bambini.

La funzione principale di questa sostanza, così come quella di tutte le droghe, è quella di dimenticare. Anche se solo per qualche minuto, chi la sniffa si lascia alle spalle la fame, il freddo, le violenze quotidiane; “quando sniffo colla, per qualche ora non sento il dolore, la fame e la paura. È l’unico modo per sopravvivere.”, raccolta uno dei tanti bambini che vive tra le strade di Nairobi.

Nell’immediato sniffare kamusina stordisce creando i tipici effetti di un’ubriacatura, all’apparenza innocui e temporanei, ma che sul lungo periodo hanno conseguenze devastanti causando depressione, perdita di concentrazione e di coordinazione dei movimenti. Per questo motivo i bambini colla vengono spesso chiamati bambini zombie: vagano privi di coscienza, con una bottiglia di plastica o di vetro tra le mani, venduta a meno di 25 centesimi da uomini o donne seduti sui margini delle strade della città.

Questa ricerca di sollievo immediato attraverso le droghe nasconde un rischio enorme: molti bambini diventano dipendenti e sviluppano gravi problemi di salute, dal danno cerebrale alla compromissione dei polmoni, fino a rischi di overdose.

Alimenta inoltre l’attività dei vari gruppi criminali che sfruttano la povertà dei bambini per ottenere profitti. Spesso, infatti, per procurarsi queste sostanze, i minori sono costretti non solo a rubare, ma anche a cedere alle richieste di adulti o gruppi criminali. In questo modo, la vita per strada diventa un ciclo continuo di fame, abuso e dipendenza, dove la sopravvivenza quotidiana prende il sopravvento su ogni altro diritto, dall’istruzione alla protezione fisica e psicologica.

Bambini che sniffano kamusina.

Una storia di rinascita

Di questi bambini zombie, due vivono proprio a Tone la Maji. Baraka e Daniel sono due fratelli, rispettivamente di 11 e 13 anni, che un tempo vivevano tra le strade di Nairobi e sniffavano colla.

Lo staff della struttura, grazie a un lungo percorso di individuazione e costruzione di fiducia, ha aperto le porte della loro casa a questi due ragazzi. I due fratelli hanno prima attraversato il rito simbolico del bruciare i vestiti, un gesto che segna l’abbandono dalla colla e della precedente vita in strada, e hanno cominciato piano piano a costruirsi una nuova esistenza a Kajiado.

Recuperare questi bambini significa molto più che toglierli dalla strada: è un percorso complesso che richiede sicurezza, fiducia, sostegno educativo e reintegrazione sociale. Il primo passo è sempre il contatto e la costruzione di fiducia; per far ciò gli operatori sociali o le ONG cercano di avvicinare i bambini con rispetto e ascolto, senza giudizio, offrendo molto spesso cibo, acqua o anche solo un po’ di attenzione. Solo quando si crea un rapporto di fiducia è possibile accompagnarli verso strutture sicure come quella di Tone la Maji.

In questo luogo questi due ragazzi stanno finalmente piano piano ritrovando ciò che da tempo avevano perso: l’infanzia, la sicurezza e la possibilità di crescere senza paura. Non si tratta solamente di recuperare l’istruzione attraverso i libri e le lezioni che seguono presso la scuola del distretto, ma anche di riscoprire loro stessi e la gioia della vita grazie allo sport, il supporto spirituale, i momenti di svago e la compagnia degli altri ragazzi della struttura.

Ogni attività, ogni piccolo gesto, contribuisce a ricostruire quella sensazione di normalità e di sicurezza che migliaia di questi giovani hanno dovuto abbandonare in un’età in cui avrebbero dovuto solo dedicarsi a crescere, giocare e imparare, e non a lottare quotidianamente per arrivare a fine giornata.

Oggi, Baraka e Daniel non sono più i bambini fantasma che vagavano per le strade rincorrendo la sopravvivenza. Giorno dopo giorno si stanno dando la possibilità di fidarsi e credere nelle proprie capacità. Tone la Maji, ha dato la possibilità di ricucire, pezzo dopo pezzo le infanzie strappate di questi giovani uomini e donne, nello stesso modo in cui si fa con un tessuto strappato: ricostruire delle vite, restituendo a questi bambini la sicurezza, l’amore e la dignità che si meritano.

Il percorso di Baraka e Daniel è un piccolo ma potente esempio di come, anche nei contesti più disperati, la speranza possa trasformare la vita di un bambino. “Koinonia” dal greco “comunione” significa proprio questo: un luogo di accoglienza e sostegno, un posto dove i più vulnerabili possono sentirsi parte di un qualcosa e dove comunità e condivisione diventano il filo che tiene insieme chi rischierebbe di restare solo.

[1] Dati Rescue Data Center: https://www.rescuedada.org/the-situation-of-street-connected-children-in-kenya/