
CELEBRARE LA PASQUA
Il Tempo di Pasqua è formato da cinquanta giorni, nei quali la Chiesa celebra come un unico grande giorno «Cristo, nostra Pasqua» (1Cor 5,7). Dalla Domenica di Pasqua fino alla solennità di Pentecoste, per sette settimane, la liturgia prolunga e annuncia l’opera della salvezza: «È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo; è lui che, morendo, ha distrutto la morte e, risorgendo, ha ridato a noi la vita» (Prefazio pasquale I). La celebrazione di questi santi giorni costituisce il nucleo dell’intero Anno liturgico. Di settimana in settimana, ogni otto giorni, la Chiesa celebra la Domenica come memoriale della Pasqua, mentre nel corso dell’anno distribuisce l’intero mistero di Cristo (cfr. Sacrosanctum Concilium, nn. 102; 106).
I giorni pasquali sono chiamati, fin dall’antichità, «Grande Domenica», perché ogni celebrazione liturgica trae origine dalla luce del mattino di Pasqua. Il canto dell’Alleluia risuona con particolare intensità; il cero pasquale arde accanto al sepolcro vuoto – l’ambone – dal quale viene proclamato il Vangelo della salvezza; il fonte battesimale è colmo dell’acqua pasquale, dalla quale rinascono i nuovi figli; l’altare, illuminato e imbandito, è segno della presenza del Signore glorioso che accoglie alla sua mensa la comunità cristiana per nutrirla con i sacramenti della vita eterna.
La «cinquantina pasquale» si caratterizza come tempo della mistagogia, nel quale i neofiti e tutti i fedeli, celebrando il mistero di Dio attraverso i riti della Chiesa, crescono nell’intelligenza della fede. Nella Veglia Pasquale sono nati i nuovi cristiani e tutti i fedeli hanno rinnovato le promesse battesimali; ora la liturgia li aiuta a comprendere e a vivere questa identità nuova, affinché siano testimoni autentici del Risorto.
Il lezionario pasquale propone, come prima lettura, i racconti degli Atti degli Apostoli, che mostrano la prima comunità cristiana trasformata dall’incontro con il Risorto e animata dallo Spirito, impegnata nell’annuncio del Vangelo, nella condivisione dei beni, radunata nella preghiera e nella frazione del pane. Allo stesso tempo essa affronta persecuzioni e fatiche apostoliche con la gioia che proviene dalla potenza della risurrezione. La memoria della prima comunità cristiana ispira e rinvigorisce il cammino della Chiesa di ogni tempo, perché ne rivela l’origine pasquale: «Dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa» (Sacrosanctum Concilium, n. 5).
La seconda lettura domenicale, tratta dalla Prima lettera di Pietro, manifesta la forza della risurrezione che trasfigura la vita personale e comunitaria, suscitando esigenze etiche in coloro che hanno aderito alla fede nel Cristo risorto. La comunità cristiana diventa segno concreto della carità divina nell’attenzione ai poveri, nella riconciliazione, nel perdono, nella condivisione, nell’impegno per la giustizia e la pace. Così la vita nuova ricevuta nel Battesimo si rende visibile nelle e relazioni rinnovate.
Anche il Vangelo di Giovanni occupa un posto privilegiato in questo tempo, con il racconto dell’apparizione del Risorto ai discepoli e a Tommaso, con l’immagine del Pastore che raduna il suo gregge, con la rivelazione di Cristo come «via, verità e vita» e con la promessa dello Spirito Santo. Le pagine evangeliche aiutano così a comprendere, attraverso segni nuovi, la presenza del Signore nella comunità, soprattutto nell’assemblea liturgica domenicale, dove egli raduna i suoi, dona la sua Parola, si rende presente nel segno del pane e del vino e invia i discepoli nel mondo. La gioia pasquale, pertanto, non è entusiasmo illusorio, ma pace profonda, capace di attraversare anche le prove, perché fondata sulla presenza fedele del Signore, che ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Nel cammino pasquale la liturgia orienta progressivamente lo sguardo al dono dello Spirito Santo. Gesù promette il Consolatore e prepara i discepoli alla sua presenza nuova, interiore e sacramentale. L’Ascensione non segna un’assenza, ma un modo diverso della vicinanza del Signore glorioso: la sua umanità entra nella comunione eterna con il Padre e, dal cielo, egli effonde lo Spirito che rende la Chiesa capace di annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. La Pentecoste appare così sia come compimento della Pasqua sia come avvio della missione della Chiesa. Lo Spirito del Risorto trasforma la paura in coraggio, la chiusura in missione, la diversità in comunione, perché ciò che è avvenuto nel mattino di Pasqua diventi forza operante nella storia, educhi i credenti a vivere da risorti, cercando le cose di lassù senza fuggire dalle responsabilità della terra. In questo tempo la Chiesa impara a guardare ogni realtà con occhi nuovi: la sofferenza non è negata, ma illuminata dalla speranza; il peccato non è definitivo, ma vinto dalla misericordia; la morte non è un muro divisorio, ma una porta aperta alla vita eterna.
Dal mistero pasquale di Cristo scaturiscono i sacramenti, i sacramentali e le diverse espressioni della pietà popolare. Il Tempo di Pasqua è particolarmente appropriato per la celebrazione del Battesimo e per il completamento dell’Iniziazione cristiana con i sacramenti della Confermazione e del l’Eucaristia. È tempo favorevole per la riconciliazione nel sacramento della Penitenza, e per comunicare la grazia del Crocifisso risorto agli infermi, nel sacramento dell’Unzione. Anche l’unione coniugale trova in questo tempo una luce speciale nel sacramento del Matrimonio, segno dell’amore di Cristo per la Chiesa, mentre il sacramento dell’Ordine manifesta l’opera dello Spirito che suscita nuovi ministri del Vangelo. Anche la pietà popolare si lascia illuminare dalla Pasqua attraverso esercizi e pratiche che diffondono la luce del Risorto, come la benedizione annuale delle famiglie, la Via lucis, la devozione alla Divina Misericordia e la novena di Pentecoste (cfr. Direttorio su pietà popolare e liturgia, nn. 152-156).
Molteplici sono, dunque, le vie per vivere intensamente il Tempo di Pasqua e lasciarsi raggiungere dall’annuncio: «Il Signore è veramente risorto». Ciò significa accogliere la pace che egli dona, riconoscerlo presente nei segni liturgici, nei fratelli e nelle sorelle, nella Parola che fa ardere il cuore. Significa, soprattutto, diventare testimoni di speranza in un mondo che spesso fatica a credere nella possibilità di una vita rinnovata. Così, guidata dalla liturgia pasquale, la comunità cristiana cammina nella luce del Risorto fino al dono dello Spirito, portando nel cuore e nella vita la certezza che Cristo è vivo e che, in lui, anche noi siamo chiamati a passare dalla morte alla vita.
dal sussidio liturgico 2026 della CEI