
Lira, 31 Marzo 2026
Carissimi/e,
Buona Pasqua!
Sono appena tornato a Lira dopo una settimana che mi ha portato prima a Kampala per il direttivo della televisione cattolica ugandese, e poi a Jinja, una cittadina nella regione del Busoga, per aprire e seguire lo svolgimento della Settimana Nazionale della Caritas, l’organismo ecclesiale che in ogni diocesi cerca di dare una mano a chi ha più bisogno di auto. Oltre 60 partecipanti, direttori delle Caritas e coordinatrici delle donne cattoliche, provenienti da tutte le 19 diocesi del paese hanno condiviso i progetti realizzati e i loro piani per il futuro, discutendo su come assicurare la sostenibilità di tali iniziative.
Inizialmente, piuttosto stanco e in condizioni di salute non proprio eccellenti, avevo quasi scelto di non andare a Jinja. Alla fine, anche per il mio ruolo di vicepresidente della Caritas nazionale, ho deciso di partecipare. Ebbene, questa esperienza è stata per me un’iniezione di ottimismo e speranza! Ascoltando i resoconti delle iniziative e progetti Caritas da ogni parte dell’Uganda, ho avuto la chiara dimostrazione di un fatto che spesso, guardando soprattutto ai molti problemi che ci affliggono e alla insufficienza di certe iniziative pastorali, rischiamo di dimenticare: la Chiesa, cioè la comunità cristiana in Uganda è viva e sta diventando sempre più matura. E questo proprio in un momento di grossa difficoltà. In passato, molti progetti di sviluppo venivano finanziati da ONG (organizzazioni non governative) internazionali. Ache la Caritas ha usufruito di tale sistema. Loro davano i soldi e le Caritas diocesane curavano la realizzazione dei progetti di sviluppo e delle iniziative caritative locali. Ora le cose sono cambiate. In questi ultimi anni, sono centinaia le ONG che hanno dovuto chiudere per mancanza di fondi.
La decisione del presidente Trump di tagliare gli aiuti alle organizzazioni americane è solo l’esempio più conosciuto di una tendenza ormai generalizzata. Risultato? Migliaia di malati di AIDS, bambini e donne bisognose di aiuto sono rimaste senza alcuna assistenza. Ma questa grave difficoltà, che miete molte vittime, sta diventando l’occasione per una maggior presa di responsabilità da parte delle autorità locali. Le Caritas diocesane si stanno impegnando a sostenere le proprie iniziative facendo sempre più affidamento sul sostegno anche economico da parte delle comunità. Il messaggio che viene trasmesso con insistenza è che ognuno di noi, ogni cristiano, è chiamato ad essere e diventare uno strumento e riflesso concreto della Caritas – cioè dell’amore di Dio, che è appunto Caritas, Amore!
Non so cosa ne pensiate, ma per me questo è un passo in avanti importante, non certo facile, che deve portare la nostra gente, abituata a ricevere aiuto da benefattori esterni a diventare loro stessi “donatori”. È questa l’unica via che potrà assicurare la sostenibilità dei progetti, che altrimenti, una volta esauriti gli aiuti dall’esterno, sono destinati inesorabilmente a fallire. Ciò che più mi ha colpito però, è stato sentire vari partecipanti affermare: “Io sono Caritas! La Caritas, l’amore di Dio in azione, sono io, siamo noi!”. È un cambiamento di prospettiva importante ed essenziale. Segno di una coscienza nuova della missione della Caritas, spesso troppo presa dalla realizzazione di progetti materiali di sviluppo. È la riscoperta della più autentica identità e vocazione di ogni cristiano: diventare sempre più simili a Dio, che – ci ricorda San Giovanni – è appunto “Caritas”, Amore!
Me lo ricorda la scritta stampata sulla maglietta che mi hanno regalato prima del mio ritorno a Lira: “I am Caritas, witnessing God’s love in Charity”. Io sono Caritas, testimone dell’amore di Dio attraverso la carità”. L’ho indossata e la sto portando in questi giorni che ci preparano alla Pasqua, celebrazione della Carità/Amore di Dio per tutti noi. Sono parole impegnative, facili da dirsi e difficili da mettere in pratica. Ma indicano la strada che il Signore ci chiede di percorrere. Vale per me, per i nostri fratelli ugandesi… ed anche per ognuno di voi, in Italia o dovunque siate.
Tornato a Lira, mi aspettano ora, dopo le celebrazioni pasquali, due impegni importanti: la settimana nazionale delle Comunicazioni Sociali a fine Aprile, che vedrà radunati i direttori della televisione e delle radio cattoliche di tutta l’Uganda assieme ai responsabili delle riviste e bollettini diocesani, e la Peace Week, settimana di incontri e preghiera per la pace agli inizi di Maggio a Lira.
Nel campo delle comunicazioni sociali, di cui sono incaricato, siamo finalmente riusciti a far trasmettere i programmi della Televisione Cattolica anche sulla piattaforma della Go TV, più diffusa e popolare di Zuku, il canale che ci aveva ospitato finora. Sta inoltre iniziando a funzionare una componente del progetto originario della televisione, che prevede la produzione di programmi realizzati nelle tre province ecclesiali di Tororo, Mbarara e Gulu. La mancanza di fondi ne aveva impedito la realizzazione.
Grazie a Dio, alcune offerte mi hanno permesso di attrezzare e trasformare il secondo studio di RadioWa, la radio diocesana di Lira, in uno studio televisivo, semplice ma funzionale. Abbiamo così iniziato a produrre programmi destinati innanzitutto alla popolazione della nostra regione lango, ma anche programmi da immettere sul circuito nazionale della televisione cattolica. Abbiamo già mandato in onda l’intervista al mio successore e vescovo di Lira prima della partenza dei vescovi ugandesi alla volta di Roma per la visita ad limina, l’incontro e dialogo con i vari dicasteri vaticani e con il Papa. In questi giorni stiamo preparando altri programmi. La strada è ancora lunga, e vi chiedo di pregare perché siamo in grado di offrire un migliore servizio di informazione e formazione a tutta l’Uganda.
Il secondo impegno significativo è la preparazione della Settimana della Pace. Nel 2006, come pastori delle diocesi di Arua, Nebbi, Gulu e Lira, avevamo visto l’urgenza di radunare insieme la nostra gente, appartenente a tribù diverse che per anni a turno si erano combattute, lasciando una scia di odio e desiderio di vendetta verso i propri nemici. È iniziato così un processo di ascolto e dialogo, reso difficile dalle ferite ancora aperte, che a poco a poco ha condotto ad episodi toccanti di riconciliazione e perdono reciproco. A 20 anni di distanza, quest’iniziativa, unica in Uganda, è tuttora attuale. Alle divisioni e inimicizie tribali tradizionali tuttora presenti nel sottofondo, si sono aggiunte ora le ferite e divisioni causate dall’esperienza delle recenti elezioni politiche di Gennaio. Queste sono state caratterizzate da numerose irregolarità, brogli e intimidazioni, tanto da indurre il Parlamento Europeo a denunciare la “sistematica repressione delle opposizioni”, e ad esprimere seri dubbi sulla legittimità dell’intero processo elettorale. Le ferite bruciano ancora e il dialogo non sarà facile Per questo, oltre agli incontri e discussioni, c’è bisogno di tanta preghiera. Dateci una mano anche in questo.
A questo punto qualcuno di voi potrebbe forse osservare: dopo gli auguri iniziali non fai neppure un accenno a Pasqua? Niente affatto. Il pensiero della Pasqua imminente mi ha sempre accompagnato in questi giorni.
Nel pomeriggio di Sabato 28, vigilia delle Palme, sono andato con gli amici della Caritas a vedere le sorgenti del Nilo, scoperte dall’esploratore inglese Speke nel lago Vittoria, proprio qui a Jinja. Istintivamente, ho pensato a Daniele Comboni che risalendo il Nilo penetrava in Sudan e ai primi tre missionari che dopo di lui si spinsero fino nel Nord Uganda, ad Omach nell’attuale West Nile, dove il 6 Marzo 1910 venne celebrata la prima Eucaristia. Io ho avuto il privilegio di conoscere uno dei pionieri, che raggiunse i primi arrivati solo alcuni mesi più tardi… Non erano esploratori alla ricerca di scoperte scientifiche, ma missionari che tentavano di raggiungere popoli nuovi per annunciare loro la buona notizia di un Dio che, in Gesù, si è fatto nostro fratello e ci ha salvati con il dono della sua vita. Guardando il ribollire dell’acqua che sgorga dalle profondità del lago ed emerge in superficie per cominciare il suo lungo tragitto di migliaia di chilometri portando vita alle rive dei vari paesi attraversati dal Nilo prima di sfociare nel Mar Mediterraneo, ho pensato che il Venerdì Santo guarderemo tutti a Cristo crocifisso. Il suo Cuore trafitto da cui sgorga sangue e acqua è la vera sorgente di vita, la fonte inesauribile della Caritas/Amore di Dio … Dobbiamo scoprirla e riscoprirla ogni giorno, per attingervi la vita piena, l’amore di cui abbiamo bisogno e che siamo chiamati a donare ai nostri fratelli! Questo dunque, il mio augurio di Pasqua per voi, le persone che vi sono care, per l’Uganda e per tutto il mondo, assetato di vita vera, di gioia e di pace! Io prego per voi. Fate altrettanto per me.
Se Dio vuole, tornerò in Italia a Settembre per un incontro dei vescovi comboniani e per vari controlli medici.
Un avviso importante! Il governo ha introdotto nuove leggi che regolano l’attività delle ONG. Esse prevedono tutta una serie di regole, pratiche burocratiche, controlli e rischi di incorrere in penalità tali che molte organizzazioni hanno dovuto chiudere le loro attività. Purtroppo, questo è anche il caso della nostra Associazione Onlus Due Mani a cui sono riconoscente per il sostegno di tanti progetti e iniziative caritative nella diocesi di Lira. D’ora in poi, se qualcuno volesse e potesse inviarmi delle offerte non le indirizzi a “Due Mani”, ma versi il denaro direttamente sul mio conto bancario in Italia di cui fornisco qui di seguito le coordinate: Banca del Territorio Lombardo (BTL) Filiale di: Roccafranca (Brescia) Titolare del conto: Franzelli Giuseppe Numero 001000100982 IBAN IT14R0873555100001000100982
Come causale dell’offerta, indicate: Donazione per le attività caritative del vescovo Franzelli
A tutti voi – a chi vorrà continuare a darmi una mano e a chi non potrà più farlo – chiedo indistintamente l’aiuto di una preghiera. Grazie di cuore, con i migliori Auguri di una Buona e Santa Pasqua!
Vostro,
P. Giuseppe