La lista Forbes 2026 registra 3.428 miliardari con un patrimonio complessivo di 20.100 miliardi di dollari. Elon Musk supera gli 800 miliardi

Elon Musk è l’uomo più ricco del mondo secondo la lista Forbes © Gage Skidmore/Wikimedia Commons

Maurizio Bongioanni
24.03.2026
https://valori.it

È un numero che sfida l’immaginazione: 20.100 miliardi di dollari. È la ricchezza cumulata dei 3.428 miliardari censiti dalla lista Forbes 2026pubblicata il 10 marzo scorso. Quattromila miliardi in più rispetto a dodici mesi prima. Un incremento che equivale all’incirca all’intero prodotto interno lordo dell’Unione europea.

La lista, giunta alla sua quarantesima edizione annuale, fotografa un processo che non accenna a rallentare: la concentrazione di ricchezza nelle mani di un numero sempre più esiguo di persone. I miliardari sono 400 in più rispetto al 2025: l’aumento è quindi del 13,2%. Ma la crescita dei patrimoni è ancora più rapida di quella delle teste: questo significa che i più ricchi diventano sempre più ricchi, non soltanto che il club si allarga.

Elon Musk, il primo uomo da 800 miliardi

Al vertice della classifica siede, per il secondo anno consecutivo, Elon Musk. Il patron di Tesla, SpaceX, xAI e X ha raggiunto un patrimonio stimato da Forbes in 839,6 miliardi di dollari, diventando la prima persona nella storia a superare la soglia degli 800 miliardi. Il suo patrimonio è quasi raddoppiato nell’arco di un solo anno – era stimato a 428 miliardi nel 2025 – grazie soprattutto alla rivalutazione di Tesla e al crescente valore di SpaceX, che si prepara a un’eventuale offerta pubblica iniziale (Ipo) che potrebbe spingerla oltre i mille miliardi di capitalizzazione. Musk è oggi più di tre volte più ricco del secondo in classifica, il cofondatore di Google Larry Page (257 miliardi), seguito dall’altro cofondatore Sergey Brin (237 miliardi), da Jeff Bezos (224 miliardi) e da Mark Zuckerberg (222 miliardi).

Non è solo la vetta a essere vertiginosa. Venti individui possiedono oggi patrimoni superiori ai 100 miliardi di dollari: erano 15 lo scorso anno. Questo piccolo gruppo controlla quasi un quinto di tutta la ricchezza dei miliardari globali. Più in generale, nessun individuo apparteneva alla categoria delle 12 cifre nel 2017; oggi ne fanno parte venti persone, con un patrimonio complessivo di 3.800 miliardi di dollari. La tecnologia domina questa nuova geografia della ricchezza. La corsa all’intelligenza artificiale ha creato nuovi miliardari in tempi record: ne è un esempio Edwin Chen, Ceo di Surge AI, nuovo arrivato con un patrimonio stimato di 18 miliardi di dollari.

La geografia dei miliardari: gli Stati Uniti in testa alla lista Forbes, la Cina insegue

La distribuzione geografica dei miliardari nella lista Forbes riflette le dinamiche geopolitiche del momento. Gli Stati Uniti guidano la classifica con 989 miliardari; la Cina, inclusa Hong Kong, si posiziona al secondo posto con 610. In totale, 80 paesi – inclusi Afghanistan e Zimbabwe – ospitano almeno un miliardario.

L’Italia conta 89 miliardari nella lista Forbes 2026, quindici in più rispetto all’anno precedente. Un record assoluto. La somma dei loro patrimoni sfiora i 484 miliardi di dollari, contro i 339 miliardi di un anno prima. Per la prima volta dal 2007, quando il primo italiano della lista era Silvio Berlusconi, in vetta non c’è un Ferrero. Al primo posto si trova ora Giancarlo Devasiniex chirurgo plastico e cofondatore di Tether, la stablecoin più utilizzata al mondo. Il suo patrimonio stimato è di 89,3 miliardi di dollari, circa il doppio di quello di Giovanni Ferrero, secondo con 48,8 miliardi. Al terzo posto c’è Andrea Pignataro, fondatore di ION Group, colosso del software finanziario (42,6 miliardi), seguito da Paolo Ardoino, l’altro cofondatore di Tether (38 miliardi). La presenza di due fortune legate alle criptovalute nella top5 è un segnale di come stia cambiando la natura stessa della ricchezza estrema.

Ereditare o innovare: il doppio volto del privilegio

La lista Forbes 2026 racconta anche qualcosa di più profondo sulla mobilità sociale – o sulla sua assenza. Accanto ai fondatori tecnologici che hanno costruito la propria fortuna in pochi decenni, una quota rilevante dei patrimoni più grandi è semplicemente ereditata. Chiude la top ten italiana Leonardo Maria Del Vecchio, con 7 miliardi di dollari: uno degli otto eredi dell’impero EssilorLuxottica, fondato dal padre Leonardo, ora pronto a rilevare le quote di due fratelli in Delfin – la cassaforte di famiglia – per diventarne il primo azionista. Il Belpaese conferma così la sua vocazione al “capitalismo familiare“: la maggior parte delle grandi fortune italiane è concentrata in imprese a controllo familiare, tramandate di generazione in generazione in un circuito pressoché chiuso.

Anche la componente femminile cresce, ma rimane ancora una minoranza. Nella lista dei miliardari di Forbes del 2026 ci sono 481 donne, in aumento del 13,4% rispetto all’anno precedente. Numeri in crescita, ma che confermano quanto la ricchezza estrema rimanga un fenomeno prevalentemente maschile.

La grande restituzione

Questi dati non sono cifre astratte. Mentre i patrimoni dei miliardari crescono di quattromila miliardi in un anno, le bollette aumentano più velocemente dei redditi, i costi dell’abitare divorano gli stipendi, il finanziamento dei servizi pubblici si fa sempre più difficile. Il rapporto tra le due dinamiche non è casuale: è strutturale.

È in questo contesto che Valori, insieme a People, ha lanciato l’appello “La grande restituzione” che chiede l’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze come atto di giustizia economica e sociale. L’appello parte da un dato incontrovertibile: una quota rilevante della ricchezza sfugge al principio di progressività fiscale, perché i miliardari e le grandi corporation ricorrono a sofisticati meccanismi di elusione e approfittano della mancanza di coordinamento fiscale tra gli Stati europei, scaricando il peso del finanziamento pubblico su lavoro e consumi.

Una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni netti non è un attacco alla classe media o all’economia produttiva. Al contrario, permette di «intervenire sulle concentrazioni estreme di ricchezza che oggi sfuggono, in larga parte, al principio di progressività», spiega l’appello. Insomma, sarebbe uno strumento in grado di rafforzare il welfare, l’istruzione, la ricerca e la coesione sociale, ricostruendo fiducia nelle istituzioni democratiche. «Il tempo per discutere separatamente è finito: è il momento di agire insieme», scrivono gli autori. La lista Forbes dei miliardari, in fondo, è anche questo: un promemoria annuale di quanto sia urgente farlo.