CHIAMATI DI NUOVO PER RICOMINCIARE
A confronto con Giona ed Elia per superare la crisi della stanchezza e la fuga dalla missione.

Nella vita missionaria, prima o poi, ognuno di noi può essere raggiunto da situazioni di crisi particolarmente penose, che ci spingono allo scoraggiamento e alla tentazione di dimetterci, entrando così in una epoca della vita di rassegnazione e passività, lasciandoci dominare forse anche dall’amarezza. In questa situazione ci fa bene guardare a due figure di profeti: Giona ed Elia. Essi ci fanno da specchio per capire ciò che sta succedendo in noi, ci offrono la testimonianza di un nuovo inizio, ci aiutano a prendere coscienza che siamo chiamati di nuovo. Elia ci farà da guida e ci introdurrà in una profonda revisione di vita: 1Re 19, 1-18.
Tutti noi, infatti, abbiamo qualcosa di Giona. Un giorno abbiamo voluto scappare, siamo saliti sulla nave per partire verso Tarsis cioè lontano dall’esigenze del Signore e della missione. Dio ci ha chiamati di nuovo e siamo tornati a predicare, ma abbiamo ricominciato a dire le cose secondo le nostre prospettive, con occhi di uomini e non con cuore di Dio, e forse ci sentiamo adesso come Giona delusi e tristi, cercando l’ombra di un piccolo ricino, discutendo con Dio e dicendogli: “Perché lasci che il mondo vada avanti così? Perché lasci che certo tipo di uomini viva?”. E non capiamo niente; abbiamo paura e dispiacere; ci sembra di aver sprecato le nostre energie.
Ma non possiamo limitarci alla figura di Giona. C’è anche il profeta Elia, la cui figura e la cui vita sono molto più attrattive e significative per noi.
Anche Elia, un giorno disse a Dio: “Ora basta!”, e gli chiese le dimissioni da profeta; ma invece di scappare lontano da Dio si diresse sul monte Oreb e lì, attraverso il mormorio leggero del passaggio di Dio, attraverso la “tenue voce del silenzio”, attraverso il dono del suo Spirito, scoprì che il Signore gli dava una chiamata più profonda, che la sua avventura missionaria ricominciava.
Nella nostra situazione di crisi, pigliamo anche noi la direzione del deserto come Elia, saliamo sulla montagna di Dio.
Entriamo anche noi nella caverna, nella notte del nostro cuore e lì riviviamo l’esperienza di Elia, mettendoci in ascolto del Signore nel mormorio leggero della sua voce:
1º: “Cosa fai qui?”.
Racconta al Signore la tua storia come fecero Giona ed Elia, i tuoi problemi, magari anche per iscritto. Racconta i desideri, con cui sei partito per la tua avventura missionaria; le difficoltà che hai incontrato, a livello personale e comunitario, a livello di ministero, a livello di fede, a livello di prassi, a livello di vita spirituale. Metti giù la tua storia. È importante sapere cosa fai.
2º: “Esci e fermati”.
Metti davanti a Dio questa tua storia, perché è questa tua storia che Egli assume e vuole cambiare e salvare, non un’altra. E non ricominciare a raccontargliela, ma taci ed attendi in silenzio: “Stá davanti al tuo Dio in silenzio e spera in lui: è lui che agisce” (Sl 36,7 e 18, 10). Dio opera nella creatura solo quando si pone in un stato di quiete e di totale docilità alla sua azione.
3º: “E il Signore passò”.
E come passa il Signore? Metti dinanzi al Signore il desiderio di percepire il suo passaggio nella tua propria storia, di essere arricchito dell’abbondanza del suo Spirito ed essere da Lui mosso all’incontro con il Signore. Desidera intensamente di avvertire il suo nuovo modo di passare, che imprime novità alla tua storia. Lo avvertirai attraverso la “tenue voce del silenzio” perché è con essa che Dio parla.
4º: Il frutto di questo esercizio sarà la scoperta dello spessore più profondo della tua vocazione, di una nuova tappa nel tuo cammino vocazionale, anche tu ti sentirai chiamato di nuovo.
Attraverso il suo mormorio leggero, attraverso il dono del suo Spirito, il Signore ti dice: “Io sono con te. Forse hai commesso errori, forse senti il peso degli anni e la fatica delle infermità, ma io ti chiamo di nuovo. Forse ti senti stanco, invalido, inutile, ma io ho un compito per te: Innalza il tuo cuore a me, scendi di nuovo in campo e comincia un cammino nuovo di apostolato come profeta del Regno, come testimone di Dio in questa terra, offrendo il tuo corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (cf Rom 12, 1). Questo è ciò che tu come profeta sei chiamato a fare qui e ora.
Come Giona, come Elia, sei di nuovo chiamato da Dio lì dove ti trovi. Anche tu puoi rispondergli con i Profeti, con la Vergine Maria: “Eccomi!”, unendoti a Gesù, che è entrato nel mondo dicendo: “Ecco io vengo, o Dio, per fare la tua volontà” (Eb 10, 5ss).