Dalle alluvioni devastanti in Kenya e Tanzania all’emergenza idrica in Somalia: l’Africa dell’est fa i conti con fenomeni meteorologici estremi che alimentano crisi umanitarie, danni al turismo e nuove ondate di colera

Una strada di Nairobi dopo le inondazioni.

di Andrea Spinelli Barrile
19 Marzo 2026
Per gentile concessione di
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Il bilancio delle vittime delle inondazioni in Kenya è salito a 71 persone. Le autorità keniane, che lavorano in assetto di stato d’emergenza da più di una settimana. Le squadre di soccorso continuano le operazioni di salvataggio e valutano gli effetti delle piogge in diverse zone del Paese: per questo il bilancio non può ancora definirsi «definitivo».

Kenya: Nairobi in ginocchio

La capitale Nairobi ha registrato il maggior numero di morti (36 quelli ufficiali) e ancora non è iniziata la conta dei danni, che si preannunciano ingenti. Interi quartieri della città sono sott’acqua da dieci giorni: il persistere delle forti piogge impedisce il deflusso idrico e ostacola le attività di ricerca. A Nairobi, come nel resto del Paese, le precipitazioni continuano a provocare inondazioni improvvise e distruzioni diffuse, secondo il ministero dell’Interno e dell’Amministrazione nazionale. Anche altre regioni hanno segnalato decessi: 19 morti nella regione Orientale, otto nella Rift Valley, quattro a Nyanza, tre lungo la costa e uno nella regione Centrale.

Il ministero dell’Interno keniano ha dichiarato che le agenzie governative e i soccorritori rimangono sul territorio per assistere le famiglie sfollate. Tra le contee più colpite figurano Nairobi, Kisumu, Narok, Kiambu, Migori, Siaya e altre tredici aree rurali. Le inondazioni non preoccupano solo per le vittime immediate, ma per l’impennata di malattie trasmesse dall’acqua come colera, tifo, dissenteria e bilharziosi. Un rapporto pubblicato lo scorso anno dalla Federazione internazionale della Croce rossa ha sottolineato come l’epidemia di colera iniziata a febbraio 2025 sia persistita per tutta la stagione delle piogge, arrivando a contare centinaia di casi e numerosi decessi già nel mese di maggio.

Le inondazioni hanno colpito migliaia di famiglie e danneggiato infrastrutture vitali, costringendo oltre 20.000 persone a sfollare verso zone più sicure. Il dipartimento meteorologico del Kenya ha avvertito che il rischio di ulteriori danni rimarrà elevato per tutta la settimana. Le autorità hanno esortato i residenti delle zone a rischio, in particolare lungo le rive dei fiumi, a rimanere vigili.

Turismo e polemiche tra Tanzania e Uganda

In realtà, il Kenya non è l’unico Paese colpito da questa intensa stagione delle piogge. Anche la capitale ugandese, Kampala, ha subito pesanti inondazioni che hanno sommerso il mercato di Nakasero, il più grande del Paese. Per ragioni di sicurezza i parchi nazionali ugandesi sono rimasti chiusi, con pesanti ripercussioni sul turismo. Lo stesso è accaduto in Tanzania: le piogge hanno flagellato le regioni costiere (isole Mafia, Zanzibar, Pwani, Lindi e Mtwara) e l’entroterra. Soltanto ieri l’Associazione degli operatori turistici della Tanzania (Tato) ha ritirato l’avviso di sicurezza per il Parco Nazionale del Serengeti.

Su questo punto non sono mancate le polemiche: nonostante i social mostrassero decine di jeep impantanate o sommerse, il governo ha redarguito la Tato, ricordando che tali allarmi spettano solo alle autorità pubbliche. Le piogge hanno ingrossato i corsi d’acqua stagionali, rendendo pericolose le strade sterrate tra Seronera e il corridoio occidentale. Sebbene i disagi siano comuni in questa stagione, quest’anno l’intensità del fenomeno e l’alta densità di visitatori nel Serengeti hanno aumentato il rischio per l’incolumità dei turisti. Tuttavia, le autorità del parco hanno minimizzato, dichiarando che le condizioni sono rimaste gestibili.

L’emergenza in Sud Sudan ed Etiopia

Cambiando Paese, le piogge hanno aggravato la crisi nella contea di Fangak, in Sud Sudan. A partire da maggio 2025, la combinazione di violenza armata e inondazioni catastrofiche ha isolato intere comunità nello Stato di Jonglei, privandole di cibo e servizi sanitari. Gli sfollamenti di massa e le scarse condizioni igieniche hanno alimentato una grave epidemia di colera, con un tasso di mortalità superiore alla soglia di emergenza definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Anche l’Etiopia sta vivendo un dramma: il bilancio delle vittime per le frane nella zona di Gamo è salito ad almeno 64 morti, con decine di dispersi dopo il crollo di un versante montuoso. In tutto il Paese, le autorità di pubblica sicurezza hanno confermato almeno 80 decessi legati alle inondazioni della scorsa settimana, spingendo il governo a dichiarare tre giorni di lutto nazionale. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha confermato il dispiegamento di squadre di pronto intervento per assistere gli sfollati.

Il paradosso del clima: la sete della Somalia

Sotto lo stesso cielo dell’Africa orientale convivono però situazioni opposte, che dimostrano come il cambiamento climatico stia stravolgendo i modelli meteorologici: se da un lato l’atmosfera più calda trattiene più umidità scatenando piogge torrenziali, dall’altro l’evaporazione accelerata aggrava la siccità altrove.

In Somalia la crisi si manifesta silenziosamente: la siccità prosciuga i pozzi e uccide il bestiame. Dichiarata emergenza idrica nazionale, la carenza d’acqua costringe le famiglie a percorrere distanze enormi, con conseguente collasso dei mezzi di sussistenza, insicurezza alimentare e un nuovo, drammatico sfollamento di massa.