
In realtà più che di digiuno si potrebbe parlare di sobrietà, di moderazione, di quella virtù o stile di vita che ciascuno dovrebbe praticare per migliorare il proprio fisico e la propria salute, arricchirsi interiormente, potenziare le relazioni interpersonali, prendersi cura del Creato con la logica dei piccoli gesti, possibili a tutti.
È la ricerca della giusta misura, ispirata a un’ecologia globale umana e cosmica a suggerire una serie di prese di coscienza e di conseguenti scelte operative a cui attribuiamo il nome generico di «digiuno» o, se si preferisce, di « sobrietà». Si tratta di disposizioni che coinvolgono la nostra persona in tutte le sue dimensioni: il corpo e la mente, i sensi e le loro funzioni; disposizioni che riferiremo in particolare a otto casi emblematici. Li passeremo in rassegna, indicandone gli aspetti caratteristici.
1. digiuno alimentare: «Non si è mai determinata nella storia umana una produzione così vasta; ma, al tempo stesso, la condanna alla denutrizione e alla morte per fame convive con i danni enormi dell’obesità e uno spreco impressionante di vivande» (Salvatore Veca).
2. digiuno verbale: «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena» (Benedetto XVI).
3. digiuno informatico: Nell’era digitale, caratterizzata dall’«ucci-sione dei sensi», la «vita si trasferisce sul web… Connessi sempre, anche di notte, nell’oceano nascosto degli accessi al mondo virtuale» (Viviana Daloiso). Affetti da «obesità mediatica», dobbiamo metterci «a dieta di media» (Marco Gui).
4. digiuno visivo: L’immaginario, con il forte impatto sulla sensibilità e sulla sensualità, difficilmente è puro. Per di più priva del contatto diretto con la realtà, ruba spazio all’introspezione, atrofizza la riflessione. Una «cultura essenzialmente immaginaria… provoca insonnia, nervosismo, turbe del ritmo cardiaco e dei processi digestivi e intestinali» (Claudio Risé).
5. digiuno uditivo (ma anche olfattivo e tattile): «L’abbondanza di stimoli sonori [causa] una diminuzione della partecipazione interiore nell’ascolto, e un aumento delle reazioni automatiche», con conseguenti «difficoltà nell’apprendimento, nella scrittura e nella lettura, nel movimento e nella parola» (Claudio Risé).
6. digiuno anti-consumista: In una cultura segnata da superfluo, scarto, spreco…, l’acquisto indiscriminato di beni di consumo ci fa considerare come reali bisogni per lo più fittizi o dannosi, come alcol e droghe. «L’alcol è la cartina di tornasole di quello che siamo. Accentua la depressione o l’irascibilità» (Margherita de Bac). «Le droghe agiscono sul sistema nervoso centrale e alterano l’equilibrio psicofisico dell’organismo, generando una forte dipendenza, sia fisica che psichica» (B. Andria).
7. digiuno ludico: Il gioco patologico è una malattia, una dipendenza dannosa per l’equilibrio personale e familiare. «Gli italiani investono 1,8 euro ogni giorno per assicurarsi il futuro e ne giocano 3,5 per ingannare il presente» (Umberto Folena).
8. digiuno dalla fretta o dell’«alta lentezza»: Dall’assunzione dei cibi alla guida dell’automobile. Friedrich Nietzsche, il profeta del nichilismo, affermava che l’età contemporanea è caratterizzata dalla “eccitazione del prestissimo”. «La scoperta della lentezza ci consente di cogliere il valore e il significato che assume la vita quando si rallentano i suoi ritmi» (Claudio Magris).
1 Estratto da: Antonio Gentili, Gli otto digiuni per vivere meglio … e salvare il pianeta, Ed. Ancora, pp. 14-17.